Renato Composto Commemorato al Liceo Umberto I di Palermo di Pietro Mazzamuto

Chi farà il consuntivo della cultura palermitana del sec.XX non potrà non porre in primo piano la figura di Renato Composto, intellettuale di notevole livello speculativo e storico, di autentica fattura umanistica, non solo perché seppe di greco e di latino come uno specialista, ma anche perché, come i grandi umanisti dell’epoca rinascimentale, fruì di un’eccezionale poliedricità, essendo stato filosofo, storico del pensiero, storico civile, poeta, pittore, docente liceale e docente universitario. Lo dimostra la sua nutrita bibliografia e lo dimostrano alcuni inediti filosofici e teologici che meritano di venire alla luce, affinché la sua personalità emerga a tutto tondo e abbia i più larghi consensi possibili.

Un significativo consenso intanto è già venuto da un seminario di studi organizzato dal Liceo classico Umberto (svoltosi il 10 marzo 2000), dove fu a lungo preside di forte prestigio pedagogico e didattico, oltre che di vasta responsabilità morale e ideologico-politica, se, per ricordare qualche episodio, egli seppe governare con superiore misura i fatti dell’occupazione.

L’uomo di scuola, infatti, è venuto fuori nella sua complessa interezza, in quanto docente di parola chiara e persuasiva e di contenuti scientificamente dotati e resi disponibili attraverso un impianto analitico che portava sempre a una sintesi ordinata di facile e sicura intelligenza e assimilazione. Così dalla prima relazione ad opera della professoressa Ida Rampolla del Tindaro, ispettrice ministeriale della P.I., che fu docente presso il Liceo Umberto sotto la sua presidenza.

Dalla relazione di Salvatore Lo Bue, docente di Estetica presso l’Università di Palermo, sono emersi sia lo storico del pensiero, condensato in due volumi (editore U. Manfredi, 1970) ed esposto con impareggiabile chiarezza e con dovizia di documentazione e interpretazione, attraverso le quali si offre di ciascuna corrente e di ciascun filosofo non solo una motivazione per così dire logica, collegata allo svolgimento del pensiero, ma anche una giustificazione più largamente storica, capace di investire e illustrare l’intera personalità ed esperienza dei pensatori protagonisti delle sue pagine; sia il contributo teoretico, specialmente estetico, delle sue personali meditazioni, che son venute fuori improntate ai più alti sensi della libertà e della socialità e coniugate in modo da garantire una dialettica di notevole modernità novecentesca, perché impegnata a ricostruire l’identità dell’individuo compromessa da alcuni recenti indirizzi di pensiero.

Il professore Armando Di Pasquale, già docente presso la facoltà di Giurisprudenza e presidente onorario del TAR, ha posto, a sua volta, l’accento sui contributi di storia siciliana e risorgimentale, dai quali sono emerse le sue qualità di ricercatore attento e puntiglioso e dunque la confacente documentazione, anche d’archivio, posta alla base delle sue interpretazioni, apparse tutte di largo respiro, improntate cioè alla più rigorosa storiografia civile e politica.

Alla fine il sottoscritto ha ricostruito, attraverso la poetica e l’utilizzo dei più autorevoli modelli della letteratura novecentesca, la tematica e i relativi esiti strutturali e stilistici delle sillogi liriche, anch’esse documento di non secondario valore del suo complesso impegno culturale.

Alcune testimonianze (tra queste quella particolarmente significativa del provveditore agli Studi Di Stefano e del prof. Francesco Brancato) hanno confermato tale impegno, che, come appare dalle recenti rievocazioni di Salvatore Candido e Aldo D’Asdia, merita un’ulteriore illustrazione di respiro ancora più ampio e documentato.