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Premio Gaia 2021

La cerimonia del conferimento del Premio Gaia 2021 si svolgerà presso la Biblioteca Centrale della Regione Sicilia venerdì 19 novembre , dopo la presentazione del libro di Fabrizio Fonte “L’Isola furba. Indicazioni e controindicazioni sulla Sicilia”. 

Premiati dell’edizione 2021 :

Alberto Samonà, Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana per il notevole impulso conferito alla valorizzazione e fruizione dei Beni culturali siciliani;

Fernando Massimo Adonia, giornalista, per i puntuali reportages sulla realtà siciliana;

Bibi Bianca, regista, attore per l’intensa attività teatrale e per il recentissimo romanzo EMIL;

 

Arduino Leone, amministratore delegato D-ServiceItalia, per l’innovazione tecnologica applicata alla valorizzazione e alla fruizione dei beni culturali attraverso lo sviluppo di un serious game in realtà virtuale “Anna Belfiore – L’intreccio dei qanat“.

 

Enzo Lo Coco, per la fotografia e gli accurati reportages sulle tradizioni etnografiche.

Giuseppe Longo, ricercatore, per il libro “Pagine sul Secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel Distretto di termini Imerese” robusta testimonianza della storia militare che ha interessato il territorio siciliano.

 

Salvatore Mugno, per il notevole contributo offerto alla conoscenza della letteratura magrebina di espressione francese e del poeta Mariano Scalesi.

 

Pippo Oddo, per il costante impegno teso alla valorizzazione del territorio siciliano da lui lungamente descritto con un ragguardevole numero di pubblicazioni. 

 

Carlo Pastena, Dirigente Regionale, per il grande rilancio culturale della Biblioteca Centrale Regionale.

 

Carlo Pollaci, per l’interpretazione e la lettura fotografica dei mercati palermitani.

 

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Presentazione a Palermo de «L’Isola furba» di Fabrizio Fonte

Nel corso della manifestazione, dopo i saluti di Carlo Pastena (Direttore della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana), Umberto Balistreri (Presidente ISSPE) e Fabio Tricoli (Presidente Fondazione Tricoli), interverrà Alberto Samonà (Assessore Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana). L’incontro sarà moderato dal giornalista Fernando Massimo Adonia.

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Sarà presentato a  Palermo, il 19 novembre presso la «Biblioteca Centrale della Regione Siciliana», il volume «L’Isola furba - Indicazioni e controindicazioni sulla Sicilia» di Fabrizio Fonte. In questo nuovo saggio l’Autore, daprofondo conoscitore della Sicilia e della sicilianità, conduce il lettore in un affascinante viaggio tra le pieghe più o meno note della storia recente dell’Isola, facendo emergere, in tutta la loro essenza, le aggrovigliate contraddizioni sociali ed economiche che da sempre la caratterizzano. D’altra parte la Terra di Sicilia, nel corso dei secoli, ha saputo, da un lato, generare un tessuto sociale, produttivo e culturale, grazie alla presenza di numerose eccellenze, anche di ottimo livello, e dall’altro, invece, ha consapevolmente tarpato le ali ad uno sviluppo diffuso tra la sua popolazione, relegandola ancora oggi, per i bassi livelli di qualità della vita, tra le ultime regioni d’Europa. C’è da dire che in passato in diversi hanno idealmente già provato a fotografare l’Isola tra le sue luci e le sue ombre. Su tutti va certamente ricordato Gesualdo Bufalino, che arrivò addirittura a coniare il neologismo di «isolitudine», che rappresenta in genere per i siciliani quel sentirsi «isole nell’Isola» e Fabrizio Fontegià a partire dal titolo, prende spunto proprio dalle riflessioni del celebre maestro-scrittore di Comiso, che, tra assoluzioni e condanne,individua tra le sue «cento Sicilie» anche una «sperta», cioè furba. Di norma, per l’Autore, a mettere in campo questa presunta furbizia sono gli onnipresenti «centri decisionali del potere», che sono oltretutto, molto spesso, in stretto contatto con la criminalità organizzata, che non si può negare che goda ancora, in particolare in alcune province, di un ampio consenso sociale, continuando a stringere nel “silenzio”, con taluni apparati pubblici, accordi affaristici e condizionandone, chiaramente, la gestione a proprio favore. Tuttavia, in questo quadro a tinte fosche, Fabrizio Fonte intravede una luce in fondo al tunnel, che però è indifferibilmente legata ad una «rivoluzione culturale» che i siciliani, e su tutti le nuove generazioni, devono porre in essere per poter legittimamente auspicare ad un vero, quanto concreto, riscatto dell’Isola, puntando magari, seriamente, sulle proprie «materie prime». A partire, ad esempio, dagli stessi beni culturali ampiamente diffusi sull’intero territorio e che potrebbero fungere da veri e propri attrattori economici, al fine di realizzare, attorno ad essi, una redditizia filiera che consenta al turista/visitatore di ricondurre, dopo aver fruito di servizi degni di questo nome, nei suoi luoghi di origine l’affascinante narrazione di un'Isola che è, per antonomasia, la culla delle civiltà del Mediterraneo.

 

Biblioteca Centrale

La difesa costiera tirrenica

 

Giuseppe Longo

  

Per Giovanni Mannino

 

Giovanni Mannino, apprezzato ricercatore proveniente non dalla cultura accademica e paludata, ma dalla cultura militante, ha indubbiamente rappresentato  quanto di meglio poteva essere pubblicizzato sull’archeologia siciliana , ed in particolare sulle “grotte” del Palermitano, consideratane la sua approfondita, esaustiva disamina. Le sue faticose e stimolanti ricerche, i cui risultati costituiscono, anche e soprattutto, “osservazioni originali irripetibili”, sono precise  testimonianze su monumenti e sul patrimonio archeologico, nel frattempo scomparso. E tutto questo in un contesto particolarmente significativo di grotte, cavità, caratterizzato anche da raffigurazioni antropomorfe e zoomorfe graffite e dipinte. Ricerca, quella di Mannino, appassionata ed appassionante, protrattasi per più di settantant’anni, con esiti eccezionali, se si pensa alla scoperta del Villaggio Preistorico dei Faraglioni, ad Ustica, affascinante avventura archeologica, o ai due saggi di scavo eseguiti, nel 1970, a Grotta dei Puntali, a Carini, dove Mannino, grazie a una paziente opera di pulitura e lavaggio di circa… 500 pietre, “raccolte in parte nello scavo e quelle disperse nell’ambiente”, ha rinvenuto  anche una pietra con “una parziale figura graffita di bovide”. Produttivi e provvidenziali, poi, i … decenni di lotta allo scopo di impedire - è il caso di Grotta della Molara, nel territorio comunale di Palermo - che “una cava distruggesse le grotta” stessa: il successo pervenne con la demanializzazione della grotta e l’istituzione della Riserva Naturale Orientata “Grotta della Molara.  E alla grotta venne riservata un’attenzione particolare, in considerazione del fatto che Giovanni Mannino vi accertò “una sequenza di strati che vanno dal XII secolo fino all’Epipaleolitico con due sepolture mesolitiche”. Inaspettato il rinvenimento di una tomba “a grotticella”, scavata alla stessa quota del letto del Torrente Cannizzaro , a Palermo. La scoperta di decine di incisioni lineari e la figura di un piccolo cervo “colpito da zagaglie” nel Riparo della ‘Za Minica, o quelle della “Grotta delle incisioni”, a Capaci, costituiscono una chiara esemplificazione della sorprendente attività di Giovanni Mannino che ha sempre operato, in armonia con il suo carattere, con rigoroso impegno ed entusiastica adesione ad un progetto culturale di ampio respiro e di sicura e solida concretizzazione, sempre nel rispetto degli altri e nella consapevolezza di trasmettere al mondo scientifico, agli operatori culturali e alla Comunità tutta preziose informazioni e sicuri dati. 

Dell’indimenticabile Giovanni Mannino l’ISSPE ha pubblicato la “Guida alla preistoria del Palermitano. 

Umberto Balistreri

Mannino 2

 

Mannino 3  

Immagine tratta da Esperonews

Presentazione del libro “Le poesie di un Maledetto”

 

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