L’insegnamento dell’Inglese alla fine dell’ ‘800: una grammatica di Eugenio Wenceslao Foulques di Cristina Guccione

Premessa

 

Le ricerche sul metodo, adottato nel passato in Italia, per l’insegnamento della lingua inglese e sui criteri applicati per la traduzione dall’una all’altra lingua e viceversa, sono sempre interessanti. Oggetto di questa analisi è un’antica grammatica, ormai caduta in oblio, dall’ambizioso titolo Il Tesoro della Lingua Inglese. La grammatica ha come autore Eugenio Wenceslao Foulques(1) ed è pubblicata dalla Casa Editrice Poliglotta di Napoli(2), di cui – come è ribadito più volte a margine delle pagine pubblicitarie riportate nel retro-copertina e alla fine del volume – risulta direttore lo stesso Foulques. Il suggestivo scorrere delle pagine permette di scorgere i cambiamenti avvenuti nel corso di più di un secolo e il progresso raggiunto oggi nel campo della docenza e dell’apprendimento delle lingue straniere. Da un capitolo all’altro la lettura si rende sempre più stimolante, sino ad avvertire l’esigenza scientifica di un approfondimento del testo per meglio comprendere, attraverso richiami e confronti con la produzione didattica successiva, la tecnica usata e le possibili difficoltà incontrate dagli italiani, che, in quell’epoca, avessero voluto parlare e tradurre in lingua inglese.

 

L’opera è alla sua sesta edizione, ma non porta una data, che, per elementi ricavabili dallo stesso testo, sui quali ci soffermeremo più avanti, è certamente anteriore al 1887. È stata trovata nella biblioteca di un comune siciliano(3), piuttosto nota per un fondo storico risalente al XIX secolo. Il suo formato quasi tascabile è di cm. 12, 50 x 19,00. Consta di 414 fitte pagine e altre sette, compreso il retro di copertina, sono dedicate, come si è detto, alla pubblicità di libri affini apparsi nello stesso periodo.

 

La copertina della grammatica è abbastanza esplicita nel preannunciare il contenuto e l’impostazione. Vi è, innanzi tutto, specificato proprio in testa che gli argomenti sono affrontati secondo il "Metodo Ahn-Robertson" e, poi, a centro di pagina, che trattasi di un "Corso teorico-pratico" tripartito nel seguente modo: I. – Corso preparatorio; II. – Corso di applicazione; III. – Corso di perfezionamento. Un’analisi del testo e un confronto di esso con il Nuovissimo Metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese secondo il sistema di F. Ahn, sempre a opera dello stesso autore, ci consentirà di comprendere sia il metodo adottato, sia la suddivisione dell’opera, che, considerata nel suo insieme, dà subito l’idea di un lavoro organico e sistematico.

 

È, intanto, utile stabilire per Il Tesoro della Lingua Inglese una collocazione nel tempo, visto che non viene esplicitamente indicato nel testo l’anno di pubblicazione. Può, tuttavia, dirsi con certezza che essa risalga a un periodo anteriore al 31 ottobre 1887, in quanto sulla Rassegna pugliese, proprio in quella data, apparve una recensione del catalogo diretto da Foulques e un ampio brano di essa fu riportato nel retro di copertina della grammatica. Questa constatazione, ovviamente, vale per la sesta edizione di cui siamo in possesso, mentre per le precedenti cinque edizioni, invano cercate in biblioteche pubbliche e private, si deve presumere che siano uscite nel decennio antecedente, allorquando in Italia cominciavano a circolare le prime grammatiche per l’apprendimento delle lingue moderne europee.

 

Si hanno notizie indirette soltanto della quinta edizione de Il Tesoro della Lingua Inglese tramite una nota inserita a seguito dell’ Appendice della sesta. In essa si legge che si tratta di un volume unico a "uso degli Studiosi Italiani, contenente il Corso preparatorio, cioè Nozioni preliminari; il Corso di applicazione, cioè le Regole grammaticali e la Sintassi; ed il Corso di perfezionamento, cioè gl’idiotismi ed i modi di dire che formano l’indole della lingua, nonché i Verbi con particelle ed omonimi. Tutto ciò accompagnato da numerosissimi Temi e Versioni". Come è possibile comprendere da siffatta suddivisione questa quinta edizione non differisce molto dalla sesta, che, tuttavia, si presenta "commentata e corretta dall’Autore"(4).

 

1. La produzione scientifico-didattica di un singolare poliglotta

 

Da un’indagine bibliografica effettuata in internet si trovano, qua e là, altre pubblicazioni di Foulques, come Guides De La Conversation: Francaise- Anglaise (Napoli, Casa Editrice Poliglotta, 1888), Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese secondo il sistema di F. Ahn (Napoli, Anacreonte Chiurazzi, s.d.), Dialoghi di conversazione italiani-inglesi, con la pronuncia inglese figurata ad uso degli italiani (Milano, Bietti, 1898), The first step: a primer and Reading-book for the schools of Italy (Naples, A. Chiurazzi, 1911). Foulques, per i suoi tempi, fu un eccezionale poliglotta. E si impegnò non solo negli studi della lingua inglese, ma anche in rilevanti traduzioni dal francese, dal tedesco, dal russo e dal polacco. Curò, fra l’altro, la versione italiana dei romanzi Anna Karenina di Leon Nikolaievitsc Tolstoi (Napoli, S. Romano, 1901) e Quo vadis? di Henryk Sienkiewicz (Napoli, S. Romano, 1913).

 

Ma molto di più si apprende dalle inserzioni pubblicitarie che, all’inizio e alla fine, come è stato accennato, occupano le sette pagine della grammatica. Queste, non solo ci danno un’idea del "catalogo aggiornato", ma anche ci permettono di individuare una tappa, non proprio recente, dell’insegnamento e della divulgazione delle lingue moderne e, in particolare, della lingua inglese in Italia. Da esse si deduce che la Casa Editrice Poliglotta di Napoli, alla fine dell’Ottocento, pubblicava e diffondeva in tutta la penisola, su ordinazione e con spedizione "franco di porto", un Corso completo della lingua inglese che constava di ben cinque testi. Oltre a una guida grammaticale ben strutturata, esso comprendeva: The English Reader, "letture inglesi graduate con Note italiane ed un trattato pratico di pronuncia", indispensabile per capire gli inglesi e farsi capire; Le Tresor de la Langue Anglaise, ovvero l’edizione francese-inglese de Il Tesoro della Lingua Inglese, utile a chi conoscendo il francese desiderasse perfezionarsi e, in pari tempo, imparare l’inglese; The English Speaker, una raccolta di racconti inglesi con note e domande per acquistare "l’abitudine e la pratica di parlare questa lingua"; una Guida della conversazione inglese - italiana contenente "la Nomenclatura usuale e Dialoghi pratici sui soggetti più comuni della vita, preceduti da 2 Grammatichette, una inglese per gl’Italiani, l’altra italiana per gli Inglesi"; e, infine, la Britannia Literaria, un’antologia inglese con biografie e ritratti dei principali scrittori della Gran Bretagna.

 

L’interesse editoriale e scientifico di E. W. Foulques per le lingue moderne fu da vero poliglotta, nel senso che egli apprese e diffuse in Italia i principali idiomi europei. E, come ancora si apprende dalle inserzioni pubblicitarie, fu anche autore de Les Bijoux Littéraires, una serie di novelle, racconti, leggende, scritti umoristici, in lingua francese, "d’indole tale da poter essere messi fra le mani di tutti". I volumetti erano illustrati da "graziose vignette" e si vendevano in tutta Italia al prezzo straordinario, "senza precedenti per pubblicazioni in lingue estere", di dieci centesimi. A questi si aggiunge la pubblicazione in italiano dei "migliori capolavori letterari dei più acclamati scrittori antichi e moderni di tutti i paesi", al fine di offrire agli appassionati lettori un "diversivo alle noie della vita" e infine una raccolta di fiabe e leggende russe tradotte sempre da Foulques "con ben 90 illustrazioni degli artisti P. Scoppetta e S. Profeta".

 

Non mancano "commedie francesi, inglesi e tedesche con numerose Note italiane per iniziare gli studiosi alla lingua parlata", per citarne alcune: Le Bourru bienfaisant di Goldoni, quale libro di lettura e traduzione oppure The Knapsack (La Bisaccia), di M. Edgeworth, commedia in due atti diffusa e venduta con le stesse modalità degli altri volumi al prezzo di 0,50 centesimi. Un corso completo per l’insegnamento della lingua francese in cui figura non solo il corrispettivo della versione inglese, Il Tesoro della Lingua Francese, ma anche la Chiave del Tesoro della Lingua Francese, vale a dire - secondo quanto riportato - "la correzione di tutte le versioni e di tutti i temi contenuti nel libro precedente; la pronuncia figurata di tutti i testi; note spiegative sulle principali Regole, ed una notevole aggiunta di Letture graduate…"(5).

 

 

 

2. Una nuova era per l’insegnamento delle lingue moderne: due metodi a confronto

 

La maggior parte dei corsi, pubblicati da Foulques, preannunciano già nel titolo l’adozione, da parte dell’autore, di nuovissimi metodi per l’apprendimento della L2, che si distinguono per la loro praticità e facilità. Tale e tanta pubblicità alla metodologia di insegnamento consentì al poliglotta napoletano di inserirsi nella rete europea dei divulgatori della didattica del periodo, la quale, com’è ben noto, era finalizzata all’insegnamento e alla diffusione delle lingue moderne attraverso metodi più pratici rispetto a quelli tradizionali utilizzati per impartire le lingue classiche nelle Grammar Schools.

 

Baugh e Cable sottolineano che, già in Inghilterra, nella seconda metà del XVII secolo, "occasional writers like John Wallis (Grammatica Linguae anglicanae 1653), recognized that the plan of Latin grammar was not well suited to exhibiting the structure of English, but not until the eighteenth century, generally speaking, was English grammar viewed as a subject deserving of study in itself. Even then freedom from the notions derived from Latin was something to be claimed as a novelty and not always observed. William Loughton, Schoolmaster at Kensington, whose Pratical Grammar of the English Tongue (1734) went through five editions, inveighs against those who "have attempted to force our Language (contrary to its Nature) to the Method and Rules of the Latin Grammar" and goes so far as to discard the terms noun, adjective, and verb, substituting names, qualities, affirmations"(6).

 

L’industrializzazione della società europea, lo sviluppo delle ferrovie e la crescente emigrazione dall’Europa verso le Americhe, avevano dato luogo a un nuovo tipo di learners, il cui intento, nell’imparare le lingue, non era quello di perfezionare un apprendimento scolastico, ma quello di acquisire i principi di base di una o più lingue moderne al fine di sfruttare al meglio le nuove opportunità professionali o di scambio interculturale che l’era moderna offriva loro. A tal proposito, è rilevato da Howatt che nel 1800, contrariamente a quanto accade oggi con l’inglese che va assumendo sempre più il ruolo di "world auxiliary language", le forti rivalità nazionali non permisero l’affermazione di una lingua franca la quale, comunemente accettata, soddisfacesse i bisogni elementari di appartenenti a comunità diverse e in contatto tra loro.(7) Sicché, in quel secolo, veri e propri creatori di metodi si cimentarono a prospettare, ciascuno a loro modo, nuove metodologie per facilitare l’apprendimento di qualsiasi lingua moderna nel minor tempo possibile e con un minimo di sforzo.

 

Ciò avvenne non tanto a opera di linguisti specializzati, filologi o pedagoghi titolati, ma per merito di studiosi con grandi doti di osservazione. Costoro, anche attraverso l’insegnamento, avevano personalmente avvertito l’esigenza di nuovi criteri utili a fornire una solida base sui principi di un idioma diverso dalla L1 tenendo in conto le aspirazioni di uno studente adulto, interessato a un’acquisizione funzionale della lingua parlata e scritta.(8)

 

I metodi si distinguono dai trattati puramente grammaticali per la nuova concezione dell’apprendimento e dello studio di una lingua straniera. Lo spirito critico e innovatore con cui veniva affrontato il problema dell’insegnamento era ora visto come una preoccupazione pedagogica che poneva in una nuova dimensione, più comunicativa e meno teorica, la relazione tra docente e alunno. La maggiore o minore originalità di un metodo, rispetto a un altro, dipendeva dall’importanza attribuita alla pratica della lingua parlata nel processo di apprendimento e al peso attribuito alla conoscenza della grammatica e della traduzione.(9)

 

Foulques, nella copertina de Il Tesoro della Lingua Inglese, preannuncia che il metodo da lui adottato è quello di Ahn – Robertson. Si tratta della combinazione di due metodi molto conosciuti nel XIX secolo: quello tradizionalista di Franz Ahn e quello analitico – interlineare di Theodore Robertson. Franz Ahn visse tra il 1796 e il 1865. Quando nel 1827 egli pubblicò il suo primo testo, A French Reader for German Learners, era un insegnante di Aachen, un centro sul confine tedesco olandese. Nel 1838 divulgò un corso per l’insegnamento della lingua francese secondo il suo New Practical and Easy Method che, nel successivo ventennio, si diffuse parallelamente al metodo di Ollendorf, non solo nelle lingue tedesca, spagnola, italiana e russa, ma anche in latino. Secondo quanto afferma Howatt:

 

Ahn’s method lives up to its title. It is both practical and easy. After a brief introduction to the pronunciation, the basic learning materials begin. They are arranged in short, consecutively numbered sections. Each odd-numbered section gives a grammatical summary, usually in the form of a paradigm, and about a dozen new vocabulary items, followed by a set of sentences to translate in the mother tongue. Each even-numbered section contains sentences to translate into the foreign language, and no new teaching points. In his first course there are sixty-eight lessons in the space of only sixty-six pages, plus a set of twelve areas of vocabulary and twelve pages of ‘easy dialogues’ (phrases like ‘Are you hungry?’, ‘It is foggy’, ‘What can I offer you?’, and so on).(10)

 

 

 

Foulques conosceva bene il metodo di Franz Ahn poiché, in un periodo non indicato, ma probabilmente antecedente alla pubblicazione de Il Tesoro della Lingua Inglese, lo adottò per compilare il Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese secondo il sistema di F. Ahn, (Napoli, Anacreonte Chiurazzi Editore, s.d.). Quest’opera, al contrario dell’altra, è priva anche di riferimenti pubblicitari datati che ci possano far risalire a una precisa collocazione nel tempo. Essa, che consta di 161 pagine ed è articolata in tre parti, può definirsi una grammatica(11) nel senso più tradizionale del termine, poiché ogni argomento è sviluppato in una sezione propria cui seguono gli esercizi attinenti alle regole riportate dall’autore. La prima parte tratta brevemente della pronuncia e dei verbi ausiliari to have, to be, can, may…, must, ought…; la seconda si addentra, approfonditamente, nelle regole grammaticali; mentre la terza, di appena 9 pagine, comprende Letture Graduate in due colonne, l’una traduzione dell’altra.

 

Theodore Robertson, vissuto dopo Franz Ahn, fu l’ideatore e il massimo esponente del metodo analitico e interlineare, applicato al francese, al tedesco, all’ italiano e allo spagnolo, così come al latino. Tale metodo fu abbastanza conosciuto in Europa, tanto da essere utilizzato in combinazione con altre metodologie (Foulques, ne Il Tesoro della Lingua Inglese, lo abbina a quello tradizionale di F. Ahn) e da costituire il fondamento di sistemi contemporanei, come l’Hamiltoniano e il Toussaint-Langenscheidt.(12)

 

La diffusione del metodo Robertson, secondo quanto afferma Matilde Gallardo Barbarroja, si può far risalire alla seconda metà del XIX secolo. La fonte cui si attiene la studiosa è il Robertsonian Method. A course of lessons in the Spanish Language, intended to enable persons to acquire the language without oral instruction, scritto da Alexander H. Monteith e pubblicato a Londra dall’editore Samuel Gilbert. La prima edizione di tale corso risale al 1881, mentre la seconda, più facilmente reperibile, al 1884. L’autore è uno studioso che, prima del 1881, aveva già pubblicato alcuni libri sull’insegnamento delle lingue moderne. Egli, nell’introduzione del corso spagnolo di inglese, delinea le caratteristiche principali del metodo analitico interlineare di Robertson(13), al quale, come egli stesso sostiene, aveva apportato qualche innovazione suggeritagli dall’esperienza.

 

Monteith sottolinea, fra l’altro, la doppia finalità per cui il metodo è stato ideato, e, cioè, da un lato come reazione alle metodologie tradizionali, dall’altro come soluzione alla necessità di procurare allo studente uno strumento realmente efficace e, soprattutto, semplice per l’apprendimento della L2. Nel metodo Robertson la grammatica, infatti, a differenza dei metodi tradizionali, occupa un posto marginale, poiché le referenze non vengono configurate in sezioni o capitoli, ma vengono riportate sotto forma di note aggiuntive che riguardano l’ordine sintattico fondamentale. Dall’impostazione robertsoniana, particolarmente attenta alla descrizione dei suoni in spagnolo, si deduce che la grammatica, sebbene convenga conoscerla, non è così importante come la pronuncia o la continua acquisizione di nuovi vocaboli. Da qui le numerose spiegazioni sulla descrizione dei suoni e sulla stessa pronuncia(14). Monteith, infatti, alla pagina III, afferma:

 

The principle of this method is to introduce the learner to a general view of a language before he is led to a consideration of its minutiae; to teach a few words at a time, but so to fix them upon the understanding that they may be always at command, and ready for use when wanted […] which will be found in the end to be the mode of procedure most profitable for the student.(15)

 

Dopo aver acquisito la pronuncia lo studente deve essere messo nelle condizioni di memorizzare il significato delle parole attraverso la traduzione diretta e inversa, la quale viene concepita da Monteith come un "exercise in composition, as well as a means of impressing the construction of the passage more firmly on the mind".(16)

 

Nel metodo Robertson la lingua parlata assume, quindi, un ruolo prioritario per l’apprendimento di qualsiasi idioma straniero. Lo studente è stimolato, sin dalle prime lezioni, non solo a conoscere i suoni della L2, ma altresì a esprimersi oralmente, disponendo di un numero anche minimo di parole. Altrettanta importanza nell’apprendimento è data alla comparazione tra la lingua madre e la L2. Un tale confronto si collega alla Contrastive Analysis la quale, ponendo l’accento sulle differenze tra due o più lingue, permette di identificare le aree di difficoltà specifiche in cui l’alunno può imbattersi.(17)

 

 

 

3. Il "Tesoro della Lingua Inglese" e il Metodo Ahn-Robertson

 

Dopo aver delineato le caratteristiche principali dei due metodi è opportuno passare all’analisi del metodo unico Ahn – Robertson, utilizzato da Foulques per la compilazione de Il Tesoro della Lingua Inglese. Il fatto che, nel Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese, l’autore si attenga esclusivamente al sistema di F. Ahn ci permetterà di capire, attraverso una comparazione tra i due testi, in che modo Foulques combini il metodo tradizionalista con quello analitico – interlineare.

 

La prima cosa che a un attento osservatore non può sfuggire è la diversa impostazione dell’indice generale nelle due opere : da una lettura dell’indice del Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese è possibile cogliere per intero la struttura del volume, mentre ne Il Tesoro della Lingua Inglese, piuttosto che un sommario suddiviso per capitoli e paragrafi, si offre al lettore una Tavola delle materie per ordine alfabetico. Questa dà subito nel dettaglio l’idea di una maggiore completezza del corso, ma non permette allo studente inesperto di avere la visione unitaria, attraverso l’indice, della compagine e dell’ordine della grammatica. Lo scorrere alfabetico degli argomenti, per ben quattro pagine, non stimola il lettore a rendersi conto nell’immediatezza della maniera tramite la quale procedere per l’apprendimento della lingua. L’indice sistematico, in altri termini, propone un vero e proprio piano di lavoro, mentre quello alfabetico, sebbene utile per la ricerca delle specifiche materie, non dà la possibilità di una programmazione di studio.

 

A questo punto è opportuno analizzare e comparare l’accennata tripartizione delle due opere. La prima parte, ovvero il corso preparatorio de Il Tesoro della Lingua Inglese, tratta della pronuncia e dei verbi ausiliari principali e secondari. Ben diciassette pagine sono dedicate alla pronuncia delle vocali, dei dittonghi e delle consonanti singole e doppie. I suoni di ciascuna vocale, dittongo o consonante sono esposti singolarmente e le esaurienti spiegazioni, con dovizia di esempi, sono seguite da un "esercizio pratico" per ogni suono descritto. Dalle sei vocali (a e i o u y) della lingua inglese, spiega l’autore, "dipende la difficoltà della pronuncia inglese, perché ognuna di esse non ha un suono fisso e determinato, ma cambia la sua pronuncia secondo il posto che occupa nella parola o la combinazione che subisce dalla vicinanza di un’altra lettera".(18)

 

Mettendo in pratica le regole che Foulques fornisce sarebbe possibile riprodurre l’emissione di voce corretta di ciascuna parola senza l’aiuto di una fonte di riferimento orale, che, invece, è esplicitamente consigliata dall’autore per la giusta pronuncia del th.(19) Lo studente è sollecitato alla pratica attraverso un esercizio di lettura, che segue a ciascun paragrafo e riporta moltissime parole che presentano il particolare suono spiegato. Nel caso della vocale a, cui Foulques riconosce quattro suoni, l’esercizio è composto da gruppi di piccole frasi, uno per ogni diversa pronuncia : e chiusa, a breve, a lunga, o prolungato. Riportiamo sotto l’esempio considerato:

 

 

 

4. Esercizio pratico sulla vocale a

 

1.º A pale slave came late. A baby made a table. Take

 

Un pallido schiavo venne tardi. Un bimbo fece una tavola. Prendete

 

a cane. A paper is in a lake. A taper is on a table.

 

un bastone. Una carta è in un lago. Un cero è sopra una tavola.

 

A fate made him quake. – 2.º A bad and fat man. A black

 

Un destino fece lo tremare. Un cattivo e grosso uomo. Un nero

 

cat sat on a table. An able man has a hat. Save

 

gatto sedeva sopra una tavola. Un abile uomo ha un cappello. Salvate

 

a pale lad. A rat is in a bag. A man can make a

 

un pallido ragazzo. Un topo è in un sacco. Un uomo può fare una

 

cake. – 3.º A cardinal has made a bath. A calf is fat.

 

focaccia. Un cardinale ha fatto un bagno. Un vitello è grasso.

 

A lass had a cart. A lark sang. A path is far.

 

Una ragazza aveva una carta. Una lodola cantava. Un sentiero è lontano.

 

Calves can ran far. – 4.º A bald man sat on a

 

(I) vitelli possono correre lontano. Un calvo uomo sedeva sopra un

 

wall. All had a warm cake. Call a tall lad. That

 

muro. Tutti avevano una calda focaccia. Chiamate un alto ragazzo. Quella

 

law was bad. A cat has paws. Frank was almost bald.

 

legge era cattiva. Un gatto ha zampe. Francesco era quasi calvo.

 

Prima di passare alla spiegazione dei verbi, l’autore si sofferma a trattare l’accento tonico e la divisione delle parole inglesi, sia anglo-sassoni, sia derivate da altre lingue classiche o moderne(20).

 

Anche in Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese la prima parte, che consta di solo otto pagine ordinate con numeri romani, è dedicata alla pronuncia. L’impostazione, tuttavia, è decisamente diversa rispetto al testo precedente. Ogni argomento è trattato in paragrafi brevi, con pochi esempi, cui non segue alcun esercizio pratico. Ciascun suono delle parole indicate è riprodotto per mezzo della pronuncia inglese figurata.

 

L’opportunità di accompagnare tale studio con il supporto di un insegnante è esplicitamente suggerita dall’autore che, a conclusione del capitolo, aggiunge il seguente "Nota bene": "Si vede da ciò che precede che la pronuncia inglese presenta molte difficoltà; ed è perciò che vicino ad ogni parola inglese abbiamo messo, nella presente grammatica, la pronuncia inglese figurata, cioè abbiamo cercato di imitare (per quanto era possibile) la pronuncia inglese scrivendola con lettere italiane. Siamo certi che ciò agevolerà immensamente agl’Italiani lo studio dell’Inglese; ma ciò non toglie che si farà sempre bene di farsi aiutare da un Maestro o da un nativo inglese o americano".(21)

 

La pratica di questa parte, relativa alla pronuncia, è affidata a due tipi di esercitazione: Primi esercizi di lettura ed Esercizi pratici di lettura. Nella prima sezione figurano tre colonne, la prima colonna è in inglese, la seconda dà la corrispettiva traduzione italiana e la terza propone la giusta lettura servendosi della pronuncia figurata. A tal proposito, anche a mo’ di documentazione, è utile riportare l’esercizio relativo alle parole di una sola sillaba(22):

 

INGLESE

 

A week at the farm.

 

Ann has been for a week at the farm where her aunt lives. Now she has come back; and she has much to tell of what she saw.

 

ITALIANO

 

Una settimana alla masseria.

 

Anna è stata per una settimana alla masseria dove sua zia vive. Ora essa è tornata; ed essa ha molto da raccontare di ciò che essa vide.

 

PRONUNCIA

 

E uîk at thi fârm.

 

Ann has bîn for e uîk at thi fârm uêr her ânt livs. Nau sci has cheum bak; and sci has meuc’ tu tel ov uôt sci sô.

 

 

 

Gli Esercizi pratici di lettura consistono in una breve lista di parole, efficaci per capire in quale modo l’allievo deve pronunciare le vocali inglesi e "nella quale – avverte l’autore – quelle della prima colonna si pronunciano col suono breve di a e i o eu, e quelle della seconda col suono di ê, î, ai, ô, iù"(23). Riportiamo le prime cinque parole di ciascuna colonna:

 

Bab babe / fan fane / mop mope / sam same

 

bal bale / fat fate / mor more / sid side

 

ban bane / fin fine / mut mute / sir sire

 

bar bare / fir fire / nam name / sit site

 

bas base / for fore / nod node / sol sole

 

 

 

Questa prima sezione del Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese si conclude con una trattazione generale sui verbi, mentre ne Il Tesoro della Lingua Inglese si ha solo una breve introduzione sui verbi ausiliari principali e secondari. Ogni tipologia di verbo e ciascun modo e tempo vengono singolarmente approfonditi nella seconda parte di entrambi i testi, dove non solo troviamo spiegate le diverse funzioni sintattiche, ma anche una lista completa dei verbi irregolari e di quelli con particelle, ossia quei verbi inglesi che possono reggere una o più preposizioni e assumere un significato diverso da quello originario.

 

5. Le regole grammaticali e le nomenclature

 

Se si scorrono le pagine della seconda parte del Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese, il cui titolo è Classificazione ed analogia delle parti del discorso, ci si accorge che ognuno dei quaranta capitoli che la compongono affronta materie differenti, approfondite da una spiegazione più o meno dettagliata sull’uso di alcuni verbi regolari o irregolari, i quali vengono ora coniugati, ora confrontati tra loro. Tutte le sezioni sono strutturate in modo analogo. Esse contengono non solo le principali regole su una parte del discorso, ma anche un paragrafo, Nomenclature, in cui lo studente si imbatte, di volta in volta, in una lista di parole da imparare a memoria.

 

Tali vocaboli, di cui l’autore invita ad acquisire il significato, riguardano, alcune volte, un ambito specifico del vocabolario inglese, quale la famiglia al capitolo secondo o le parti che compongono la casa al capitolo terzo; altre volte, sotto la voce Nomenclature, l’autore raggruppa vocaboli diversi e in nessuna relazione tra loro. Il tutto, cioè regole grammaticali e nomenclature, permette allo studente di affrontare i due esercizi di traduzione contenuti in ciascun capitolo: la Versione dall’inglese all’italiano; il Tema dall’italiano all’inglese.

 

Il livello delle lezioni e delle esercitazioni è, ovviamente, progressivo. Inoltrandoci nel cuore della grammatica troviamo, oltre agli esercizi di lettura e traduzione, anche lettere da trascrivere e racconti o poesie da imparare a memoria. Riportiamo qui sotto un esercizio di lettura e traduzione, la cui impostazione permette anche di verificare la giusta interpretazione del testo proposto, semplicemente coprendo con il quaderno la riga sottostante a quella scritta in L2. Non manca, anche in questo caso, la pronuncia figurata dell’intero brano:

 

LETTURA E TRADUZIONE

 

A Rule of Proportion

 

Una Regola di Proporzione

 

A person who was much in debt was once asked how

 

Una persona che era molto in debito fu una volta chiesta come

 

he could sleep so quietly at night. - "You ought rather

 

essa poteva dormire così tranquillamente di notte. Voi dovreste

 

to ask," said he, "how my creditors can sleep."

 

piuttosto domandare, diss’egli, come i miei creditori possono dormire.

 

[PRONUNCIA – E riul ov proporsceun. – E pérson

 

hû uâs meuc’ in det uâs uâns áskd hau hi cûd slîp so

 

quaietli at nait. – Iú ôt ráther tu ask, sêd hi, hau mai créditors can slîp.](24)

 

 

 

Come abbiamo sopra accennato, in Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese, la struttura del testo, fin dall’indice, si presenta più organica e sistematica rispetto a quella de Il Tesoro della Lingua Inglese. I primi quattordici capitoli trattano le regole basilari della grammatica, mentre i successivi riguardano soprattutto le regole sintattiche della lingua inglese. Ciascun argomento viene affrontato singolarmente e, talvolta, riproposto con graduale approfondimento in due o più capitoli. La spiegazione delle regole, precedendo gli esercizi, rende il sistema Ahn meno induttivo rispetto alla combinazione Ahn-Robertson proposta nel corso. Se quest’ultimo, infatti, stimola lo studente a svolgere l’esercizio di traduzione senza conoscere le regole grammaticali a esso inerenti, in Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese l’esercitazione proposta dall’autore non solo segue la spiegazione delle regole, ma è anche molto più ridotta e meno complessa.

 

La Lettera da trascrivere e da imparare a memoria a pagina 69 è, per esempio, scritta da un figlio che informa il padre sul suo programma settimanale giorno per giorno. L’impostazione è molto semplice e lineare e l’esercizio di conversazione, a essa relativo, interroga meramente l’alunno sui giorni della settimana.(25) Non mancano, come detto sopra, le poesie o i racconti da imparare a memoria, il cui contenuto può anche apparire puerile agli occhi di uno studente adulto o di un lettore moderno:

 

Racconto da impararsi a memoria.

 

Dante’s frankness.

 

Di Dante franchezza.

 

When he was at Verona, this great poet received a

 

Quando egli era a Verona, questo gran poeta riceveva una

 

small pension from prince Scaliger. At the same court

 

piccola pensione dal prince(26) Scaligero. Alla stessa corte

 

there was a buffoon who lived richly. - "How Happens it,"

 

vi era un buffone che viveva riccamente. – "Come accade ciò,"

 

said he one day to Dante, "that you, with all your

 

disse egli un giorno a Dante, "che voi, con tutto il

 

genius, remain so poor, while I live in plenty?" - "I

 

vostro genio, rimanete così povero, mentre io vivo in abbondanza?"

 

should be rich too," replied the poet, "if I could find a

 

"Io sarei ricco pure, " replicò il poeta "se io potessi trovare

 

prince with a character like mine!".(27)

 

un principe con il carattere come il mio!".

 

 

 

La seconda parte de Il Tesoro della Lingua Inglese si presenta più complessa, più ‘pratica’(28) e, sicuramente, più ricca di argomenti rispetto a quella del Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese, secondo il metodo di F. Ahn. Essa è costituita da ben sessanta capitoli sotto il titolo generale e di per sé esaustivo : Corso di applicazione. Ogni capitolo si compone di una serie di esercizi che avvia subito lo studente alla ‘pratica’ della lingua inglese. Le regole grammaticali di ciascuna lezione sono, invece, molto sintetiche e riportate sotto forma di Regole e note spiegative, introdotte dall’autore nel seguente modo: "Importa molto di non passare alla lezione seguente senza avere interrogato l’alunno intorno alle regole e note spiegative. È specialmente indispensabile ch’egli sappia bene i verbi inglesi in tutti i loro tempi".(29)

 

Ciò che generalmente precede tale parte teorica è una Traduzione alternativa in cui il testo inglese è accompagnato dalla corrispettiva traduzione italiana(30). A essa seguono altri tre tipi di esercitazioni: una Conversazione, ovvero undici domande sull’esercizio precedente, alle quali, secondo una nota dell’autore, l’alunno dovrà rispondere in inglese, servendosi delle parole vedute e conosciute nel testo; una Parafrasi del Testo, vale a dire una quindicina di sentenze che, dopo una "traduzione preliminare", devono essere lette in italiano dal professore e "a misura" tradotte nuovamente "a viva voce in inglese dall’allievo"(31); e un ultimo esercizio, conclusivo di ciascun capitolo, costituito da due colonne: una Versione da tradurre in italiano e un Tema da tradurre in inglese. Non si tratta di una versione e di un tema come oggi li intendiamo, bensì di una ventina di frasi che, secondo quanto indicato da Foulques, l’"allievo dovrà assolutamente tradurre per iscritto" senza l’ausilio di alcun dizionario o grammatica, essendo tutte le parole "contenute nel ‘Testo’ o nelle ‘Note spiegative’ che precedono".(32)

 

A differenza del metodo Ahn, quello usato ne Il Tesoro della Lingua Inglese prevede esplicitamente una maggiore partecipazione del professore di madre lingua. È lo stesso autore che, soprattutto nei primi capitoli, ora suggerisce all’insegnante come spiegare un determinato argomento, ora allo studente come eseguire un determinato esercizio.

 

Tutti i capitoli mantengono, in linea di massima, la stessa impostazione del primo. Le Regole e note spiegative si presentano sempre più ricche, sia dal punto di vista semantico, sia dal punto di vista grammaticale. Esse non possono considerarsi, come accade in Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese, delle vere e proprie lezioni su un argomento, devono, piuttosto, ritenersi degli appunti schematici sulle principali regole necessarie all’allievo per lo svolgimento degli esercizi. Al capitolo nono, per esempio, Foulques spiega il genitivo sassone nel seguente modo:

 

Regole e note spiegative(33)

 

Of the book, del libro; of my father, di mio padre.

 

Oltre il genitivo con of, ve n’è ancora un altro, chiamato genitivo possessivo o genitivo sassone; cioè, quando il possessore è un essere ragionevole, il genitivo si forma aggiungendo ‘s al nome del possessore, facendolo seguire immediatamente e senza alcun articolo dall’oggetto posseduto:

 

the father’s house, la casa del padre.

 

Se il nome del possessore è al plurale e termina in t, basterà aggiungervi il solo apostrofo: The pupils’ lesson, la lezione degli allievi.

 

Se il possessore non è un ente ragionevole, si farà come in italiano: The page of my book, la pagina del mio libro. The leg of the table, il piede della tavola.

 

 

 

Tali note grammaticali vengono spesso arricchite dall’autore con accenni alle differenze semantiche tra due o più vocaboli. Nel caso della Nota spiegativa che introduce il genitivo possessivo troviamo, inoltre, spiegato il significato di alcuni termini e la differenza tra il sostantivo parent e il sostantivo relations:

 

La voce inglese parent, al singolare, ha il doppio significato di padre o madre; al plurale corrisponde alla parola genitori; ma parenti in generale diconsi relations: I have lost my parent, ho perduto mio padre o mia madre. I write to my parents, scrivo ai miei genitori. He has a great quantity of relations, ha moltissimi parenti.

 

To mean, aver l’intenzione; fa al passato meant.

 

Sweet significa letteralmente dolce.

 

Want]

 

Need] bisogno, necessità. Queste parole sono anche verbi.

 

Riferimenti di questo genere sono comuni in tutto il testo. Oltre alle differenze semantiche tra due o più vocaboli, l’autore nel corso dei capitoli tiene a chiarire la diversità tra il verbo awake e il verbo rouse; oppure tra il verbo do e il verbo make (cui dedica un’ampia trattazione dalla pagina 223 alla 227, non sottovalutando le eventuali comparazioni con il verbo ‘fare’ italiano). Sono anche spiegate le differenze tra i sostantivi city e town o the door e the gate(34); tra hour e o’clok; tra time e weather; tra house e home; tra sky e heaven; tra morning dress e mourning dress; tra Parlour e drawing room; tra temper e character, etc.

 

Anche ne Il Tesoro della Lingua Inglese gli esercizi sono progressivamente più complessi e articolati. Dopo il trentaduesimo capitolo, si trova un’ennesima traduzione dal titolo Riposo dello studio. Si tratta di esercizi e, in particolare, di astruse versioni dall’italiano, come quelli che tuttora si trovano nelle grammatiche latine o greche, i quali "dovranno essere tradotti – scrive Foulques – sopra un quaderno separato per essere poi corretti dal Professore"(35). Ognuno di questi comprende delle note aggiuntive in cui viene suggerito il giusto termine inglese da utilizzare per la traduzione.

 

Un ampio spazio, in entrambe le grammatiche, viene riservato sia alla conoscenza di un numero considerevole di vocaboli, utili e necessari all’elaborazione delle traduzioni e della conversazione, sia all’apprendimento di buona parte dei verbi inglesi regolari, irregolari e con particelle.

 

Se, per un verso, in Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese troviamo dei paragrafi specifici dal titolo Nomenclature, in cui l’autore spesso elenca parole appartenenti a contesti diversi della lingua inglese, senza una tematica particolare e relativi agli esercizi che il capitolo in questione richiede, per altro verso ne Il Tesoro della Lingua Inglese troviamo (oltre ai piccoli gruppi di parole delle Note spiegative) delle liste monotematiche di termini attinenti ad ambiti più specifici. A pagina 111 sono, per esempio, elencate The Parts of the body; a pagina 114 tutti i paesi europei e tutte le attuali regioni italiane; a pagina 119 the inhabitants (a florentine: un fiorentino; a Piemontese: un piemontese etc.). Non mancano, inoltre, la nomenclatura dei metalli (p. 64), delle stagioni (p. 88), dei colori (p. 96), delle metropoli europee (p. 116), delle feste (p.122), dei Trades and professions (p. 128), dei Titles ovvero dei titoli nobiliari (p. 131), dei Men’s and women’s names (p. 134) e così via.

 

 

 

6. I verbi e la loro coniugazione

 

Per quanto riguarda i verbi e la loro sintassi, l’autore introduce l’argomento nella prima parte di entrambe le grammatiche. In Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese, le regole sulla pronuncia lasciano spazio a una breve e generale trattazione sui verbi(36) e alla completa coniugazione dei verbi ausiliari e di quelli difettivi. Foulques sottolinea, innanzitutto, l’estrema facilità dei verbi inglesi, rimandando ulteriori approfondimenti alla seconda parte del testo e minimizzando le eventuali difficoltà che lo studente potrebbe incontrare. "I verbi inglesi – egli afferma – sono facilissimi, perché non c’è che un sola coniugazione regolare sulla quale si modellano tutti i verbi regolari, ed anche in questi verbi ci sono pochissime desinenze. […] I verbi irregolari sono, poi, anch’essi meno difficili che nelle altre lingue, perché l’irregolarità non si trova che in due soli tempi, cioè nell’imperfetto o passato definito, e nel participio passato, mentre tutti gli altri tempi, senza eccezione, si coniugano regolarmente. […] Si badi solo che quasi tutti i tempi (e più particolarmente il presente e l’imperfetto) sono suscettibili di avere, oltre la forma semplice, altre due forme, detta la progressiva e l’enfatica. Le forme negative ed interrogative presentano pure un po’ di difficoltà, almeno per i tempi del presente e dell’imperfetto, ma basterà di un po’ di attenzione per capire il meccanismo speciale. La coniugazione passiva, riflessiva, e l’impersonale sono presso a poco identiche a quelle italiane".

 

Ne Il Tesoro della Lingua Inglese la prima parte del corso affronta solo i verbi "ausiliari principali" to be e to have e quelli "secondari" can, may, shall, will, must, ought, let e do. La loro coniugazione è riportata per esteso, alla stessa stregua della coniugazione dei verbi italiani. Si trovano tutti i tempi del modo indicativo (presente, imperfetto e passato remoto, passato indefinito, passato remoto composto, futuro, futuro composto); la coniugazione dell’imperativo in tutte le persone singolari e plurali; il presente e il passato del modo condizionale; il modo congiuntivo coniugato in due forme per tutti i tempi (presente, imperfetto, passato e trapassato); il modo infinito; il participio presente e quello passato.

 

I primi dodici capitoli del Corso preparatorio, inoltre, ripropongono all’interno delle proprie Regole e note spiegative la coniugazione di un tempo dei verbi to have e to be, cui spesso segue un "Nota Bene" dell’autore, in cui viene accennata la funzione sintattica del tempo riportato. Nel coniugare il Perfect (dei verbi to have e to be) l’autore, per esempio, conclude semplicemente asserendo che "L’inglese non ha che un sol tempo passato, che corrisponde ai due tempi italiani chiamati Imperfetto e Passato definito"(37).

 

Le Avvertenze generali sui verbi e la coniugazione di quelli regolari sono riportate tra il dodicesimo e il tredicesimo capitolo del Corso preparatorio. Ci si trova dinanzi a una sezione a parte, di cui si raccomanda all’allievo lo studio "specialmente per ciò che riguarda le forme negative ed interrogative della coniugazione, le quali sono una delle difficoltà della lingua inglese"(38). Tali Avvertenze generali sui verbi si presentano più esaurienti rispetto alla trattazione meramente introduttiva del Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese. L’autore non si limita solo a informare l’allievo sulla facilità dei verbi inglesi e sulle poche difficoltà comunque superabili, piuttosto egli elenca, soprattutto dal punto di vista morfologico, quelle che considera le caratteristiche principali dei verbi regolari. Dopo aver affermato che la "lingua inglese ha una sola ed unica coniugazione per tutti i suoi verbi regolari" e che il "pronome soggetto, così spesso sottointeso in italiano dev’essere sempre espresso in inglese", egli prosegue, infatti, spiegando che l’"unica persona usata nella conversazione inglese è la seconda plurale you. Il Lei di rispetto non esiste; il thou s’impiega soltanto nella poesia e nello stile sublime"(39); e "la caratteristica della 2° pers. sing. (soltanto pel tempo presente) è s o es"; che "il futuro si forma mediante l’ausiliare shall o will; il condizionale col should e would; il congiuntivo col may o might, l’imperativo col let"; che tutti i verbi regolari e irregolari (salvo gli ausiliari principali e secondari) "si coniugano negativamente ed interrogativamente al Presente, all’Imperfetto ed all’Imperativo (per quest’ultimo soltanto alle due 2° pers.)(40) coll’aiuto dell’ausiliare do, passato did. Gli altri tempi, avendo già un ausiliare, ne fanno a meno." etc.(41) Anche in questo caso la singola coniugazione di ciascun modo (del verbo regolare to call, dato come esempio) è riproposta nelle Note spiegative dei capitoli successivi. Il loro uso sintattico viene sempre accennato in "Nota Bene" dell’autore. A proposito dell’indicativo, per esempio, trattando della forma progressiva, coniugata soltanto nello schema generale, Foulques si limita ad affermare quanto segue: "Tanto il Presente quanto l’Imperfetto di tutti i verbi inglesi hanno un’altra forma, detta progressiva, che si fa coll’ausiliare to be ed il gerundio del verbo da coniugarsi: I am calling, sto chiamando; ecc. I was calling, stavo chiamando; we were calling, stavamo chiamando ecc. così anche per i tempi composti: I have been calling; I had been calling, ecc."(42).

 

Un altro esempio in cui è chiaro il ruolo marginale attribuito dal metodo Ahn-Robertson alle regole grammaticali è quello tramite il quale, al ventinovesimo capitolo, sotto due "Nota Bene" (p. 131), Foulques spiega in maniera molto sintetica l’uso di shall - should e di will – would: "Shall serve a formare il Futuro, e should il Condizionale. Predice, semplicemente, alla prima persona sing. e plur. Promette, comanda o minaccia, cioè enuncia una volontà alle altre due. […] Will e would servono pure a formare il Futuro e il Condizionale. Alla 1° persona sing. e plur. will promette, comanda o minaccia, cioè enuncia una volontà, e predice semplicemente alle due altre". L’autore conclude inoltre l’argomento raccontando un aneddoto sui rischi cui si va incontro sbagliando l’uso di shall e will: "Non imitate – egli scrive - quello straniero che essendo caduto nel Tamigi, a Londra, gridò: I will be drowned, nobody shall help me, io voglio essere annegato, nessuno mi salverà". "Voleva dire il contrario – aggiunge Foulques – ma non aveva saputo impiegare i segni shall e will".

 

Un ulteriore analogo riferimento sulla marginalità delle regole grammaticali, lo si può fare analizzando la maniera in cui Foulques spiega la morfologia e la sintassi del modo congiuntivo. Come è ben noto, già nel periodo in cui egli scriveva, le forme del congiuntivo inglese si erano fuse con quelle dell’indicativo e avevano perso buona parte della loro funzione sintattica(43). Al capitolo XIX del Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese l’autore afferma che il congiuntivo "inglese si forma col premettere alla voce del verbo l’ausiliare may, potere; passato, might, il quale però può pure essere sottointeso" dando luogo a una seconda forma senza ausiliare.

 

Ne Il Tesoro della Lingua Inglese, dopo aver appuntato in nota la possibilità di sottintendere l’ausiliare may(44) e dopo avere rilevato l’esistenza di una forma più semplice del tipo that I have(45) (pronome più infinito del verbo), Foulques entra più nello specifico. Escludendo eventuali paragoni tra il congiuntivo italiano e quello inglese (tuttavia ancora plausibili durante il XIX secolo)(46) al quarantottesimo capitolo, sotto la voce Regole e note spiegative, egli ne spiega sommariamente la funzione sintattica:

 

Il Congiuntivo inglese si usa assai più di rado che il Congiuntivo italiano, e soltanto quando si tratta di un fatto non ancora avvenuto, e specialmente quando c’è un’incertezza, dopo le seguenti congiunzioni: that che, affinché; if, se;even if, se anche; in order that, affinché; provided, purché; though, o although, benché, sebbene; unless, a meno che; whether….or, sia che, o…o, quando esprime alternativa: Even if he were in town, anche se fosse in città; unless she be rich, a meno che sia ricca; provided you do what you have promised, purché facciate quello che avete promesso(47).

 

L’autore non si ferma a chiarire né l’origine, né la differenza tra le due forme del congiuntivo riportate, tanto meno l’uso di were nel Subjunctive Past Tense quando egli coniuga il verbo to be. In realtà tali forme del congiuntivo che vengono semplicemente descritte dall’autore, sia ne Il Tesoro della Lingua Inglese, sia nel Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese, esprimono una sola forma del reale congiuntivo inglese volta a esprimere un proposito. Gli studiosi di storia della lingua inglese concordano nel sottolineare che nell’inglese moderno il congiuntivo continuava a mantenere in tutti i dialetti la desinenza –en. Cadendo tale desinenza the Subjunctive mood si è fuso con il modo indicativo perdendo col tempo anche la sua funzione sintattica.(48)

 

In una dettagliata Modern English Grammar la cui prima edizione risale al 1912, Nesfield sostiene che il "Subjunctive mood is so called, because it is generally subjoined to some other sentence, and seldom stands alone. […] It cannot be used either to assert a fact or to inquire about one; that is it cannot take the place of Indicative mood. The Indicative, however (according to the idiom now in force), can, and frequently does, take the place of Subjunctive. In fact, the tendency of Modern English is to get rid of the Subjunctive"(49). Nella pagina successiva Nesfield, spiegando l’uso sintattico dei verbi, considera una sola ipotesi in cui il modo congiuntivo si serve dell’ausiliare may e, cioè, quando "the Subjunctive states a purpose". "In this case – egli spiega – the verb in the Subjunctive mood is preceded by the conjunction that or lest (that not). The Auxiliary verbs "may" and "might" are used after "that", and "should" after "lest""(50).

 

Quello presentato da Foulques è, quindi, un congiuntivo che, secondo la grammatica inglese, esprime "un fatto non ancora avvenuto" (Nesfield parla di purpose), ma non sicuramente un’"incertezza" com’è affermato ne Il Tesoro della Lingua Inglese. Nesfield, inoltre, in una nota a conclusione della trattazione dell’ argomento, precisa: "In the Tudor Period, and somewhat beyond it, the Subjunctive was commonly expressed without the help of an auxiliary". In altre parole le forme riportate da Foulques, oltre a non essere esaurientemente spiegate nella loro funzione sintattica, indicano in realtà una sola possibilità dell’uso più svariato del congiuntivo inglese il quale, oltre a esprimere un proposito, può servire per esprimere "a wish, a condition, a doubt, anything rather than a fact"(51).

 

In un altro trattato sulla Lingua Inglese di Nesfield, Historical English and Derivation (London, Macmillan and co., 1922), la cui prima edizione risale al 1898, l’autore, dopo la coniugazione del congiuntivo con la desinenza –en, sotto il paragrafo Forms of verbs in Old and Modern English, scrive: "The tenses of Subjunctive were usually formed synthetically in Old Eng., but the Auxiliary "should" is also met with occasionally"(52). In seguito egli, entrando più nello specifico riguardo le Forms of the Subjunctive mood, aggiunge: "In this mood as in the Indicative, there were only two tenses that were formed by flexional endings, viz. the Present and the Past. In all persons of the Present tense the ending was –e in the Singular number, and –en in the Plural. The –e was at first syllabic : after becoming non-syllabic and mute, it was dropped altogether, since it was no longer necessary. The –en died out also, like the – en and –enne of the Infinitive, and the –on of the Past tense Indicative. In Modern English, as in Old, there are no endings in the Present Tense to distinguish the Second and Third persons from the First. Thus we have "if I see, if thou see, if he see." But in the Past tense the Second Person has acquired the ending –st or –est , borrowed from the Second person of the Indicative. The truth really is that the Past Subj. is dead, and the Present is dying"(53).

 

Il motivo per cui Nesfield, dieci anni dopo la pubblicazione di Historical English and Derivation, riporta ben quattro forme del congiuntivo inglese è chiaro nell’introduzione della Modern English Grammar. In essa l’autore considera tale opera il "final report of the "Joint Committee on Grammatical Terminology"" avente come suo obiettivo generale la "simplification and the unification of the terminologies and the classifications employed in the grammars of different languages""(54). Modern English Grammar è, quindi, un testo nato con l’esplicito intento dell’autore di unificare in un corpo unico, sotto l’egida della Joint Committee on Grammatical Terminology, le regole elencate dai numerosi grammatici della lingua inglese.

 

Tale lingua viene riconosciuta dall’autore degna di particolare attenzione e importanza. Questi, contestando l’esiguo numero di membri della English Association presenti nel Joint Committee (solo due su ventinove), sottolinea che "the number of members … is a very inadequate proportion, considering that the English language has higher claims to our consideration than any other language in the world, ancient or modern, and that the English Association was established for the express purpose of promoting its study and watching its interests throughout the British Empire, and even in countries not subject to the British flag". Ciò denota l’attenzione che già agli inizi dello scorso secolo l’inglese e il suo insegnamento cominciarono a ricevere presso i paesi fuori dall’Impero britannico.

 

Tornando alla nostra analisi, i numerosi esempi sulle diverse forme verbali inglesi, presenti ne Il Tesoro della Lingua Inglese, vengono arricchiti dall’elencazione, in due liste indipendenti rispetto ai capitoli, di "tutti i verbi irregolari" e dei "verbi con particelle". In Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese le due liste sono inserite alla fine della seconda parte, mentre ne Il Tesoro della Lingua Inglese le troviamo tra il trentesimo e il trentunesimo capitolo sotto il titolo di Sintassi Inglese/ English Syntax. Esse sono uguali in entrambe le grammatiche e sono precedute da una nota dell’autore che spiega le caratteristiche principali dei due gruppi di verbi che si accinge a elencare. "L’irregolarità nei verbi – scrive Foulques – non può trovarsi che in due soli tempi: il passato ed il participio passato. Sono, per conseguenza, questi due soli che si segnano qui; tutti gli altri tempi seguono la coniugazione regolare"(55). Relativamente ai verbi con particelle, egli preannuncia che la particella che "segue il verbo gli dà un significato completamente opposto a quello originale e, ciò che è più strano, neppure sempre conforme al senso della particella stessa". La pratica di tali verbi, attraverso ciascuna lista "abbastanza completa", è consigliata al fine di capirli e "adoperarli come si conviene". L’elencazione è arricchita da note aggiuntive a piè di pagina, che spiegano le peculiarità di alcuni verbi quali awake che "non prende mai il pronome reciproco, quantunque corrisponda tanto al verbo riflesso svegliarsi, quanto al verbo attivo svegliare"(56); oppure to shave, il cui participio passato shaven, sottolinea Foulques, "è impiegato per lo più come aggettivo"(57).

 

Nonostante i due diversi metodi adottati dall’autore per compilare le due grammatiche, la trattazione dei verbi si presenta in entrambe particolareggiata. Il metodo tradizionale Ahn è sicuramente più semplice e permette comunque un approccio più sistematico nei confronti di tutti gli argomenti; Il Tesoro della Lingua Inglese, compilato secondo il metodo Ahn-Robertson, è invece un testo sicuramente più ‘pratico’ rispetto al Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese. Se da un lato, in quanto corso teorico-pratico, esso si presenta più ricco per il numero maggiore di materie illustrate dall’autore, dall’altro lato il ruolo marginale attribuito alle regole grammaticali fa sì che lo studente si concentri esclusivamente sulla pratica della lingua ovvero sulla lettura, traduzione e conversazione di essa.

 

Il trentunesimo capitolo de Il Tesoro della Lingua Inglese e quelli che seguono fino al sessantesimo riguardano The English Syntax. Ciascuna delle Note spiegative riprende argomenti già trattati nei capitoli precedenti, approfonditi dalla spiegazione della funzione sintattica all’interno del discorso. Foulques, in sostituzione di esse, nell’ultimo capitolo del Corso di applicazione, riporta un esempio di analisi inglese ovvero una "english parsing, containing all the parts of speech". L’autore analizza, sia dal punto di vista grammaticale, sia dal punto di vista sintattico, ogni parte del seguente periodo: "O heaven! enlarge my life with multitude of days, In health thus the suppliant prays, He hides from himself his state and shuns to know, That life is but protracted woe"(58). Sulla subordinata introdotta da that, per esempio, egli scrive: "a copulative conjunction, connecting the preceding clause with the following"; Life – "a common noun, neuter gender, singular number, nominative case to the verb is"; Is - "an irregulare intransitive verb, indicative mood, present tense, third person, singular number, agreeing with its noun life "; But - "a disjunctive conjuction, connecting the preceding clause with the following"; Protracted - "a participal adjective, qualifying life"; Woe - "a common noun, neuter gender, singular number, nominative case after the verb is".

 

 

 

6.1. Rassomiglianza e paragone

 

Lo stesso capitolo si conclude con un paragrafo dal titolo Rassomiglianza e paragone nelle terminazioni di moltissime parole.(59) Foulques elenca una serie di terminazioni inglesi paragonate ad alcuni suffissi italiani. Ciò che egli però non sottolinea è che si tratta soprattutto di morfemi di origine francese e latina. Infatti la maggior parte delle parole cui essi hanno dato luogo nella lingua inglese si annoverano tra quelle derivanti dall’antico francese, dal latino o talvolta anche dal greco. Il primo suffisso della lista è, per esempio, –able che, come spiega l’autore, "corrisponde all’italiano in ile o evole". È l’unico caso in cui viene riportato il suffisso italiano corrispondente. Negli altri esempi Foulques si limita soltanto a fornire le parole inglesi e italiane con simile terminazione. Nel caso di – able troviamo: adorable – adorabile ; probable - probabile; considerable - considerevole; favourable – favorevole.

 

Tale suffisso che deriva dal latino – bilis, viene generalmente usato in inglese in senso passivo e preceduto dalla radice di verbi latini, ai quali dà il valore di aggettivi. Come sottolineava Nesfield, –able nel tempo si è reso indipendente dando luogo all’aggettivo able, mentre come suffisso lo si può trovare anche unito a dei nomi non solo di origine latina, ma anche teutonica (vd. Break-able).(60)

 

A seguito di –able troviamo altri diciannove suffissi; un numero esiguo rispetto a quello raggiungibile se si volessero considerare tutte le terminazioni di origine latina o greca della lingua inglese. L’autore stesso, come si è detto sopra, non considera il fatto che le parole inglesi e italiane, da lui fornite per dimostrarne la ‘rassomiglianza’, hanno un’eguale etimologia. Non manca, in ogni modo, qualche svista, come quella sotto la voce della terminazione –age, dove insieme ai due esempi: courage e village si ritrova anche la parola page (paggio).

 

L’etimo di page è in realtà incerto, tuttavia quello che si può sicuramente escludere è che tale sostantivo sia costituito dal suffisso –age (che deriva dal latino –aticum, dal tardo latino –agium e dal francese –age). In tal caso, infatti, la sua radice sarebbe p-. Secondo alcuni studiosi ‘paggio’, dal francese antico (1225) page, deriva dal latino pathicus (cinedo) e dal greco pathikòs, che, secondo il Devoto, venne "privato del significato deteriore e rimasto con quello etimologico di sottomesso". Altri lo fanno derivare dal greco paidion, piccolo fanciullo (diminutivo di pais) oppure dal tardo latino pagium, servo. Il Battaglia lo fa, anche, risalire al latino popolare pagicus, derivato da pagus, villaggio, voce dotta che, in origine, significava "pietra di confine ficcata nel suolo", corradicale di pangere ‘ficcare’. L’OED dà ampio spazio a quest’ultimo etimo, asserendo che "Littrè suggests that medieval latin pagius is from pãgus the country, a country district, comparing Provençal pages villani, rustic: latin pãgensis, and cites the statement of Fauchet (1601) that down to the tune of Charles VI and VII, 1380-1461".

 

Un caso particolare è, invece, l’elencazione di act e gli esempi ad esso annessi: Exact – esatto; Contact – contatto; Fact – fatto. Tutti e tre i sostantivi riportati da Foulques hanno sicuramente qualcosa in comune, quella che forse egli considera una rassomiglianza, ma, in effetti, essi non sono costituiti dallo stesso suffisso. Exact come l’italiano ‘esatto’ proviene dal participio passato (exactus) del verbo latino exigere. Eliminando tutti gli elementi morfematici individuabili in ex-act-us, vale a dire il prefisso ex- e la desinenza –us, ci accorgiamo che act rappresenta il semantema della parola non certo il suffisso. Lo stesso si può asserire per contact, astratto del latino contingere (con+tangere) e derivato dal tema act del participio passato contactus, -a, -um. Cosa ben diversa è per fact, derivante dal participio passato del verbo facere con radice fac. In altre parole, act non solo non rientra tra i suffissi inglesi, ma non può essere considerato tale neanche nel latino classico, medievale o nell’antico francese.

 

Tra il Corso preparatorio e il Corso di perfezionamento de Il Tesoro della Lingua Inglese troviamo delle Lezioni Parlate progressive "contenenti la ricapitolazione di tutte le Regole spiegate nei 60 capitoli precedenti". Si tratta di sessanta letture in italiano di cui l’autore invita l’allievo a fare una prima traduzione, ad alta voce, col professore e, "dopo debita preparazione", a ripeterle in inglese "sul testo italiano, con la medesima rapidità e chiarezza che se fossero scritte nella lingua richiesta"(61). Foulques, nella sua breve introduzione, riconosce che "leggere con facilità un libro inglese qualunque, ed anche scrivere correttamente non bastano. Bisogna parlare, e parlare speditamente". "Queste "Lezioni Parlate" sono dunque di grande, di somma importanza"(62) affinché l’allievo, avendo acquisito le reading and writing skills della lingua inglese, possa ora esercitarsi nello speaking e proseguire con il corso di perfezionamento che costituisce la terza parte del corso.

 

 

 

7. Il Corso di perfezionamento

 

La terza e ultima parte de Il Tesoro della Lingua Inglese è compresa tra il sessantunesimo ed il centesimo capitolo e come si è accennato, usando le parole dello stesso autore, riguarda "gli idiotismi ed i modi di dire che formano l’indole della lingua, nonché i verbi con particelle ed omonimi". I capitoli iniziano sempre con la lettura alternativa che continua il racconto su un naufragio, iniziato nelle sezioni precedenti. Sembra quasi che Foulques si serva di un romanzo a puntate per interessare l’allievo man mano che prosegue l’apprendimento della lingua. A seguito di ciò si ha l’esercizio di conversation (quattordici domande sulla storia sopra riportata) con le relative istruzioni del curatore, il quale premette che: "Da ora innanzi tutte le domande saranno scritte in inglese. Nelle classi, sarà d’ottimo aiuto, che, di tanto in tanto, domande e risposte siano fatte reciprocamente dagli allievi stessi"(63).

 

L’esercizio di conversation, che torna pure nei capitoli precedenti, è seguito da due nuovi paragrafi teorici che sostituiscono le Regole e note spiegative: Verbs with particles e Homonyms and homographs. Nel primo l’autore elenca di nuovo alcuni dei Verbs with particles, già compresi nella lista generale di cui abbiamo detto sopra, affinché l’allievo li memorizzi ulteriormente. Anche in questo caso egli ribadisce che tali phrasal verbs sono "numerosissimi in inglese" e la loro conoscenza è importante poiché "spesso diverse particelle accompagnate allo stesso verbo ne cambiano completamente il significato, p.e. come out, uscire; come in, entrare; come up, salire; come down, discendere".

 

Il secondo paragrafo, innovativo per l’aspetto trattato, riporta alcuni tra i più frequenti Homonyms and homographs inglesi. Gli esempi fatti sono composti da circa cinque parole per ogni capitolo aventi uguale pronuncia, ma significato diverso. Come esercizi conclusivi di ciascuna sezione si propone ancora la translation, una ventina di frasi da tradurre in L2 e The Seeds of the Apple, trentunesima versione dall’italiano, appartenente a quel Riposo dello studio di cui abbiamo parlato durante la descrizione del Corso preparatorio.

 

Sin dalle prime pagine di questa terza parte è palese l’intento di Foulques di avviare lo studente all’esercizio continuo della lingua parlata, tanto da introdurre nel novantaduesimo capitolo e successivi (sostituendo l’elencazione dei verbi con particelle e gli Homonyms and homographs) anche gli "idiotismi" inglesi. Essi, come presto diremo, non consistono in quei veri e propri costrutti linguistici particolari e caratteristici di un idioma, nel nostro caso della lingua inglese, bensì corrispondono, per lo più, alla traduzione inglese di proverbi di uso comune in tutta l’Europa.

 

Un primo esempio di ciò è il detto to build castels in the air, tale e quale all’espressione italiana "far castelli in aria". In realtà, quei pochi dizionari di idiomi inglesi che la riportano, considerano di uso più frequente nella lingua l’espressione "building castles in Spain" che significa egualmente fantasticare su cose che non hanno alcun fondamento. Sebbene con il beneficio del dubbio, siffatto modo di dire si fa risalire ad una frase del roman de la rose: "Allora farà castelli in Spagna e avrà gioia di nulla". Alcuni ritengono, diversamente, che il detto risalga alle chansons de geste dei cavalieri i quali, come ricompensa dei loro servigi, ricevevano dei feudi in Spagna spesso inesistenti. Altri ancora ne traggono l’origine dal fatto che in Spagna non si era soliti costruire castelli isolati nelle campagne, per timore che fossero assaliti all’improvviso dai Mori. Vedere, quindi, un castello con tutte le sue peculiarità nelle campagne spagnole è sempre stata una cosa molto difficile.(64)

 

Altri esempi di semplice traduzione sono: il famoso detto di origine biblica to cast pearls before swine, "buttare perle ai porci"; oppure to err is human dal latino errare humanum est; oppure Physician cure thyself, sempre dal latino medice, cura te ipsum(65); to put the cart before the horses, mettere il carro davanti ai buoi; out of the frying-pan into the fire, dalla padella alla brace; she is worth her weight in gold, essa vale tanto oro quanto pesa; walls have ears, le mura hanno orecchie; to make a virtue of necessity, far di necessità virtù; to be like a fish out of water, sentirsi un pesce fuor d’acqua (l’unica differenza di tale espressione con la corrispettiva italiana è che l’intera frase può essere utilizzata davanti un nome per descrivere una situazione dove qualcuno si sente a disagio: The fish-out-of-water feeling continued, la situazione di di-sagio continuò.).

 

Un altro modo di dire, molto conosciuto in Italia e che Foulques annovera tra i "proverbi inglesi", è "cavare le castagne dal fuoco", ma la sua traduzione non corrisponde a quella attualmente utilizzata in Inghilterra. Egli ci riporta: to make a cat’s paw of one e lo traduce "cavare le castagne dal fuoco con la zampa del gatto". I dizionari inglesi, alla voce chestnuts, riportano: to pull someone’s chestnuts out of the fire. Il dizionario Collins, in particolare, aggiunge una nota esplicativa che giustifica quanto tradotto sopra dall’autore de Il Tesoro della Lingua Inglese. In essa si legge: "This expression is based on the fable of the cat and the monkey. The cat wanted to get some roast chestnuts out of the fire but did not want to burn its paws, so it persuaded the monkey to do the job instead"(66). La favola a cui il dizionario si riferisce è quella di La Fontaine, Le singe et le Chat (favole IX, 17), in cui "due bricconi, la scimmia Bertrand e il gatto Raton, videro arrostire delle castagne e pensarono di rubarle. La scimmia accampò la scusa che non aveva le zampe adatte allo scopo e, blandendo il gatto, lo convinse ad affrontare lui l’impresa. E il felino, con astuzia e fatica, "ne tira fuori una, poi due, poi tre e Bertrand se le sgranocchia""(67). In realtà i vari testi consultati sull’origine dei proverbi e dei modi di dire danno diverse versioni della stessa favola. Ciò che importa è che tutti concordano sullo stesso significato dell’espressione: far qualcosa a proprio vantaggio lasciando i pericoli agli altri e goderne i frutti. Sicuramente nel XIX secolo ci si rifaceva ancora all’espressione originaria che, col tempo, ha dato luogo a quella generale ed impersonale di "cavare le castagne dal fuoco".

 

Il primo esempio di espressione simile, ma lievemente diversa nel significato rispetto a quella comune italiana è to kill two birds with one stone che Foulques traduce con "prendere due piccioni con una fava". Se in italiano tale detto significa raggiungere due scopi diversi con una sola operazione, in inglese vuol dire "you manage to achieve two things at the same time (es. we can talk about Union Hill while I get this business over with. Kill two birds with one stone, so to speak)"(68).

 

Un modo di dire inglese, senza un reale corrispettivo in italiano, è, invece, to blow hot and cold cui l’autore dà il significato di "essere ipocrita". A tal proposito il Collins, a sua volta, riporta numerose spiegazioni in tre voci differenti. In primo luogo l’espressione descrive lo stato d’animo di chi talvolta è entusiasta o interessato a una certa cosa e in altri momenti non lo è. La seconda voce del dizionario suggerisce un significato più vicino a quello italiano dato da Foulques ne Il Tesoro della Lingua Inglese: "Someone who is enthusiastic about something or interested in it at the moment, but that you are sure their attitude will soon change"(69). Continuando alla terza voce si legge: "if you say that someone blows hot and cold, you mean that sometimes their work or performance is good, and sometimes it is not. Ex. They seem to have blown hot and cold in their early matches". Si tratta, appunto, di una espressione idiomatica prettamente inglese che sarebbe in ogni modo incomprensibile per l’interlocutore italiano.

 

Alla stessa stregua di quest’ultima espressione può considerarsi anche il detto "he is a skin-flint", tradotto da Foulques con il dispregiativo "è un avaraccio". Anche in questo caso sarebbe impossibile tradurre letteralmente il modo di dire inglese, dal momento che skin significa pelle, mentre flint pietra dura come una roccia. Secondo l’OED l’aggettivo apparve in Inghilterra intorno al 1700 e con esso si indica un uomo, misero, che vorrebbe anche la pelle come una roccia, pur di guadagnare o conservare qualcosa : "a miser who would even skin a flint to save or gain something; an avaricious, penurious, mean or niggerdly person; a miser".

 

Gli "idiotismi" riportati da Foulques sono numerosissimi e analizzarli singolarmente in questa sede, per quanto possa essere un lavoro non solo interessante ma anche affascinante, ci allontanerebbe troppo dal nostro intento principale : riscoprire questa grammatica del XIX secolo e analizzarne i contenuti per meglio comprendere la metodologia adottata dall’autore durante i primordi dell’insegnamento delle lingue moderne e, nel caso specifico, della lingua inglese.

 

L’ultima parte, che chiude il corso teorico pratico di Foulques, è l’Appendice, una ventina di pagine, di cui le prime quattro sono dedicate alla trattazione dei fatti "più importanti" della storia della lingua inglese, che "com’è attualmente in uso è derivata da molte altre, e consiste di circa 43.000 parole, inclusi i nomi propri"(70). L’autore elenca i principali idiomi europei, moderni e antichi, che hanno influenzato la lingua inglese, apportando in essa un numero cospicuo di parole legate ora all’arte, ora alla guerra, ora alla religione, ora al commercio etc. Infine, egli sottolinea la continua evoluzione di tale lingua che "la formazione di nuove parole tende, anche ora, ad aumentare" in tre modi diversi : 1) "col comporre una parola nuova di due o più parole vecchie" come per esempio post-office; 2) con l’utilizzare una parola in un senso nuovo come switches, scambi e sleepers, traverse nell’ambito della ferrovia"; 3) "coll’inventare una parola del tutto nuova"(71) quale fudge, frottola o quiz, scherzo.

 

Le successive sedici pagine dell’Appendice contengono due prove di esame, a cui l’insegnante dovrà sottoporre lo studente per testarne la preparazione alla fine del corso. La prima è una prova orale, costituita da ben 550 domande alle quali l’"allievo dovrà rispondere speditamente" al professore. Esse riguardano non solo tutte le materie trattate ne Il Tesoro della Lingua Inglese, ma anche argomenti più generali, di carattere privato o inerenti alle lezioni svolte, come per esempio: "20. Do you learn English? 21. How many lessons have you had? 22. In what season did you begin to learn? 23. How many lessons do you take a week? 24. Do you find English difficult?".(72) La seconda è una prova di composizione in cui, come si evince dal titolo: Subjects for English Compositions, l’autore propone all’allievo un centinaio di soggetti da svolgere in L2. Essi variano da argomenti legati a episodi storici come "7. The foundation of Rome, a classical reminiscence" ad altri legati alle esperienze personali degli allievi. Al numero cinque, per esempio, viene offerto un soggetto fantasioso: "The rhinoceros and the mouse, a fable: - the monster boasts of his strength and bulk, - laughs at the timidity of the mouse, - arrival of a troop of hunters, - the mouse finds safety in a hole, the huge beast is killed"; al numero dodici ne troviamo uno legato alla vita scolastica: "What are the duties of a school-master; - what qualities should he possess?"; al numero nove, invece, si richiede un lavoro meramente descrittivo in cui i suggerimenti dell’autore sulla forma sono molto espliciti: "Description of one of the principal towns in Italy; - general aspect, - streets, - buildings, - cleanliness, - public walks, - inhabitants".(73) Ciascuno dei temi proposti dovrà essere elaborato in lingua inglese seguendo, nella composizione, le indicazioni dello stesso Foulques. Il corso teorico-pratico cui abbiamo dedicato le nostre pagine non si conclude con un’appendice che approfondisce ulteriormente gli argomenti sinora trattati. Dopo una breve esposizione sulla storia della lingua inglese troviamo, piuttosto, delle complesse prove che mirano a scoprire nell’alunno soprattutto le sue capacità orali e di composizione, quasi a sottolineare i due principali obiettivi dell’autore, ossia mettere lo studente nelle condizioni di poter capire l’interlocutore straniero e parlare "speditamente" e, in pari tempo, sviluppare le capacità di composizione in ambiti di diverso genere che spaziano, come abbiamo visto, dalla storia alle esperienze personali.

 

Lo stesso non si può affermare per Il Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese secondo il sistema Ahn, in cui la terza e ultima parte comprende delle semplici Letture graduate suddivise in appena otto pagine. Il testo, inoltre, non possiede un’appendice e complessivamente può essere considerato una vera e propria grammatica didattica poiché la spiegazione delle regole avviene nel modo più semplice, chiaro e conciso possibile(74). Gli esercizi sono soprattutto di traduzione e permettono di fissare, attraverso l’applicazione pratica, le regole e i principi base della lingua inglese. Lo speaking è affidato a piccoli esercizi di conversazione in cui figurano una dozzina di domande, inerenti alle letture fatte. Anche la stessa conoscenza dei suoni e della pronuncia viene del tutto affidata all’utilizzo della pronuncia inglese figurata che, come abbiamo visto, accompagna sia gli esempi, sia le esercitazioni.

 

Conclusione

 

A conclusione va detto che in entrambi i testi Eugenio Wenceslao Foulques - intellettuale di formazione certamente umanistica che si adoperò moltissimo per la diffusione delle lingue moderne in Italia - sembra rivolgersi non solo a un pubblico scolastico, ma anche a tutti coloro che nell’Ottocento desideravano apprendere e migliorare la conoscenza della lingua inglese fuori da una scuola. L’ausilio di un insegnante viene esplicitamente suggerito dall’autore, ma l’organizzazione degli argomenti, soprattutto nel Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese, non limita l’acquisizione della lingua a un contesto meramente scolastico. Lo stesso fatto che Foulques avesse elaborato un corso completo per l’apprendimento delle lingue inglese e francese, in cui i diversi libri potevano formare un tutto completo o essere venduti separatamente l’uno dall’altro in tutta Italia, ci dimostra che il pubblico cui egli si rivolgeva era molto più eterogeneo di quello dei banchi di scuola.

 

Le inserzioni pubblicitarie che troviamo ne Il Tesoro della Lingua Inglese ci dicono, infatti, che l’autore corredava le grammatiche con testi di esercizi e relative chiavi, con guide alla lettura e alla conversazione in lingua straniera o, ancora, con antologie letterarie ricche di note biografiche e ritratti dei principali scrittori stranieri. In altre parole la pubblicità, volta a favorire il successo commerciale del testo, non solo ci rivela il prestigio della Casa Editrice Poliglotta, ma anche l’approvazione che, in campo nazionale, i testi di Foulques riscuotevano, sia tra le scuole, sia tra la gente comune.

 

La lingua usata dall’autore per redigere le grammatiche è l’italiano e tutti gli argomenti e gli esempi riportati sono relazionati dal punto di vista dello studente italiano. Foulques è più che consapevole delle difficoltà cui l’allievo può andare incontro e, con continua partecipazione all’interno del testo, si sofferma ora a dare suggerimenti sulla migliore metodologia da adottare, ora a incoraggiare l’allievo a superare quegli aspetti, grammaticali e non, che l’autore considera di maggiore difficoltà per un interlocutore italiano. L’utilizzo della traduzione interlineare, il paragrafo sulle rassomiglianze e sui paragoni, le liste dei verbi regolari e dei verbi con particelle (arricchite da note chiarificatrici), gli aneddoti sui possibili errori che si possono commettere e, infine, l’elencazione dei proverbi e dei modi di dire sono tutte dimostrazioni del fatto che Foulques si mise realmente nei panni di uno studente la cui lingua madre era radicalmente diversa da quella che costui si accingeva ad apprendere.

 

A tale riguardo il caso dei proverbi e dei detti inglesi, riportati ne Il Tesoro della Lingua Inglese, è quello che potrebbe suscitare maggiori titubanze. La conoscenza e l’uso di questi avrebbero probabilmente consentito a uno studente dell’Ottocento, senza distaccarsi dal proprio patrimonio culturale, di farsi capire da un inglese, ma sicuramente, a parte qualche eccezione, non lo avrebbero messo nelle condizioni di capire le molteplici frasi idiomatiche che gli inglesi sono soliti intercalare nel loro parlare comune. Tuttavia è sempre didatticamente apprezzabile il tentativo dell’autore di dare all’allievo anche tali strumenti di comunicazione.

 

La differenza principale tra i due testi consiste nell’importanza attribuita alle regole grammaticali proprie della lingua inglese. Come abbiamo avuto modo di constatare, l’impostazione didattica del Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese non trova riscontro ne Il Tesoro della Lingua Inglese in cui le regole grammaticali vengono rimandate a brevi e semplici Note spiegative introdotte nel mezzo di ciascun capitolo tra gli esercizi di lettura e quelli di traduzione e conversazione. Nel Corso preparatorio sono, inoltre, espressi soltanto i principi generali della grammatica, mentre le minuzie di ogni singolo argomento vengono rimandate, qua e là, al Corso di perfezionamento. La maggior parte dei concetti vengono spiegati attraverso numerosissimi esempi, in cui la traduzione interlineare permette allo studente di avere un immediato confronto tra L1 e L2 e di poter, altresì, confrontare, sul momento, la morfologia e la sintassi di entrambi gli idiomi. Da qui lo studio comparativistico tra la lingua italiana e quella inglese, tipico dei metodi analitici interlineari. Ciò potrebbe anche permetterci, in una visione globale de Il Tesoro della Lingua Inglese, di mitigare il giudizio di marginalità espresso sulle regole grammaticali di cui abbiano discusso a proposito del metodo Ahn-Robertson. E, quindi, affermare che, sebbene tale metodo privilegi l’apprendimento delle capacità colloquiali, esso, nel suo complesso, non sottovaluta del tutto l’incameramento di regole grammaticali e sintattiche. Abbiamo visto, fra l’altro, che Foulques intercala anche delle liste, in cui non si limita a elencare i verbi, bensì li arricchisce con note aggiuntive. Egli riporta aneddoti o consigli, suggerendo spesso l’assimilazione degli argomenti passati prima di proseguire con i capitoli successivi. L’autore, in altri termini, è costantemente presente all’interno del testo, dà consigli, suggerisce le modalità di apprendimento e, soprattutto, avverte sulle difficoltà senza mancare mai di rassicurare lo studente.

 

Un ampio spazio, come si è detto, viene dedicato alla trattazione della pronuncia. La descrizione accurata di ogni singolo suono, nella prima parte de Il Tesoro della Lingua Inglese, evidenzia subito l’importanza attribuita non solo alla pronunciation, ma anche alla conoscenza delle caratteristiche fonetiche della lingua. Nel Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese, invece, nonostante Foulques spieghi esaurientemente l’argomento nella prima parte, la pronuncia figurata accompagna ogni singola lettura ed esercizio in tutto il testo e ciò comporta per lo studente, uno studio fondato prevalentemente sulla memoria piuttosto che sul ragionamento. Oggi la tendenza di alcuni grammatici è quella di rimandare l’acquisizione della pronuncia inglese alle regole internazionali della fonetica, mentre altri, screditando queste ultime, sostengono che il listening riesce sempre e comunque a dare una versione più perfetta della cosa.

 

Un aspetto che è opportuno sottolineare, in entrambi i testi, è quello che l’autore si limita semplicemente a descrivere le parti inglesi del discorso senza preoccuparsi di spiegarne il significato e la funzione propri nell’uso di una lingua. Ciò presuppone che l’allievo debba conoscere di suo la grammatica della L1, la quale - sia secondo il metodo Ahn, sia secondo il metodo Ahn-Robertson - rappresenta uno strumento essenziale nel processo di acquisizione della L2.

 

Altro aspetto, tipico delle prime grammatiche per l’insegnamento della lingua inglese, è che le traduzioni e gli esercizi di conversazione proposti dall’autore esulano spesso dalle esigenze della quotidianità. Per esempio, un racconto su un naufragio, come quello che abbiamo citato e ritroviamo ne Il Riposo dello studio, non impartisce la conoscenza linguistica indispensabile allo studente per trasmettere i suoi bisogni più elementari in inglese. Oggi, diversamente dal passato, i numerosi testi disponibili, offerti a chiunque volesse apprendere una lingua straniera, partono per lo più dalla realtà che ci circonda, illustrando come muoversi all’interno di un aeroporto o per la strada.

 

NOTE

 

(1) In questa e in altre sue pubblicazioni i nomi dell’autore sono sempre con le sigle iniziali, E. W., che sono precedute dal titolo di Prof.. In qualche edizione successiva il nome Wenceslao è italianizzato in Venceslao.

 

(2) Questa casa editrice, come viene indicato nella stessa copertina, si serviva della Tipografia Muca, sita, sempre a Napoli, in via San Sebastiano n. 51.

 

(3) Si tratta della Biblioteca parrocchiale di Alia, in provincia di Palermo. La segnatura del volume è 371.3.FOU

 

(4) Cfr. la copertina de Il Tesoro della Lingua Inglese, Corso teorico-pratico del Prof. e.w. foulques, Sesta edizione, Napoli, Casa Editrice Poliglotta, s.d..

 

(5) Per tutta questa parte cfr. le pagine pubblicitarie di inizio e fine volume de Il Tesoro della Lingua Inglese, Corso teorico-pratico del Prof. e.w.. Foulques, cit..

 

(6) a.c. baugh, t. cable, A History of the English Language, London, Routledge, 2002, V ed., p. 274.

 

(7) a.p.r. howatt, A History of English Language Teaching, Oxford, Oxford University Press, 1984, p. 139 ; "Between 1880 and 1907 fifty-three universal languages were proposed. Some of these enjoyed an amazing, if temporary vogue. In 1889 Volapük claimed nearly a million adherents. Today it is all but forgotten. A few years later Esperanto experienced a similar vogue, but interest in it now is kept alive largely by local groups and organizations. Etc.", a.c. baugh, t. cable, op. cit., p. 7; Cfr. anche a. mauranen, English as Lingua Franca – an Unknown Language?, relazione al convegno su "Identity, Community, Discourse: English in Intercultural Settings", University of Turin – Sixth Centennial Celebrations, 30 Sept. – 2 Oct. 2004, atti in corso di pubblicazione.

 

(8) Se nella prima metà del XIX secolo, si registra un vero e proprio boom nella pubblicazione di phrasebooks per viaggiatori o per chiunque fosse interessato all’apprendimento di un idioma europeo, non bisogna sottovalutare, a questo proposito, la fondazione nel 1880 della Society for Promoting the Study of Foreign Languages, alla quale si deve il patrocinio di un gran numero di opere per l’insegnamento e la diffusione delle lingue moderne. Cfr. anche m.g. barbarroja, Introducción y desarrollo del español en el sistema universitario inglés durante el siglo XIX, (REDIRIS), 2003, su red temática de lingüística de lespañol asociada a la lista de distribución infoling, http://elies.rediris.es/elies20/.

 

(9) Cfr. m.g. barbarroja, Introducción y desarrollo del español en el sistema universitario inglés durante el siglo XIX, (REDIRIS), 2003, su red temática de lingüística de lespañol asociada a la lista de distribución infoling, http://elies.rediris.es/elies20/.

 

(10) a.p.r. howatt, op. cit., p. 140.

 

(11) Durante gli anni trenta del diciannovesimo secolo si assiste in Inghilterra al fiorire di un’intensa attività filologica e alla pubblicazione di numerosi testi per l’insegnamento delle lingue moderne che hanno come punto di riferimento, o meglio come archetipo, l’impostazione delle grammatiche latine. È quello il periodo in cui primeggia l’influenza di Horne Tooke, il massimo rappresentante del metodo tradizionalista. Lo studio sulle grammatiche inizia soprattutto dopo il 1840 e si deve all’importanza riconosciuta alla lingua quale veicolo di cultura e comunicazione. Cfr. aarslef, hans, The study of language in England, 1780-1860, Princeton, Princeton University Press, 1967.

 

(12) a.p.r. howatt op. cit., p. 149.

 

(13) Per maggiori approfondimenti cfr. m.g. barbarroja, Introducción y desarrollo del español en el sistema universitario inglés durante el siglo XIX, (REDIRIS), 2003, su red temática de lingüística de lespañol asociada a la lista de distribución infoling, http://elies.rediris.es/elies20/.

 

(14) Il suono della L2 viene ricostruito attraverso la combinazione di lettere della L1, la cui lettura permette allo studente di avvicinarsi il più possibile alla giusta pronuncia delle parole straniere prese in esame. Come afferma Pedersen, tale importanza data alla pronuncia e il meccanismo adottato per garantire una corretta pronunzia dei suoni, gettarono le basi della linguistica comparata e della conseguente nascita del sistema di trascrizione fonetica contemporaneo.

 

(15) a.h. monteith, Robertsonian Method. A course of lessons in the Spanish Language, intended to enable persons to acquire the language without oral instruction, London: Samuel Gilbert […] p. III.

 

(16) Ivi, p. 7; "In order that the student may ascertain whether he has acquired a proficiency in the words, we shall range them in two columns, the Spanish on one side and the English on the other; so that either the one or other column being covered over, the student may submit himself to a special examination in this particular. This exercise should be persisted in until the meaning of each Spanish word is firmly impressed on the memory, and the English ones can be turned into Spanish with the utmost facility", Ivi p. 8.

 

(17) Il comparativismo del metodo di Robertson, secondo quanto afferma la Gallardo, mira a stabilire le somiglianze strutturali tra due lingue, piuttosto che le differenze. E, in questo senso, si avvicinava alla corrente comparativistica rappresentativa della linguistica del diciannovesimo secolo che ebbe grande influenza nell’insegnamento delle lingue moderne.

 

(18) e.w.foulques, Il Tesoro della Lingua Inglese, cit., p. 9.

 

(19) Ivi, p. 11.

 

(20) Tra le ultime pagine del testo si trova anche una breve, ma esaustiva, dissertazione sulla storia della lingua inglese. Ciò denota come Foulques abbia cercato di rendere quanto più completo il suo lavoro approfondendo non solo gli aspetti grammaticali ma anche quelli storico linguistici.

 

(21) e.w. foulques, Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese secondo il sistema di F. Ahn, Napoli, Anacreonte Chiurazzi, s.d., p. VIII.

 

(22) Ivi, p. IX.

 

(23) Ivi, p. 1.

 

(24) Ivi, p. 43

 

(25) Ivi, p. 69.

 

(26) Sicuramente si tratta di un errore di stampa, prince sta per principe.

 

(27) e.w. foulques, Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese secondo il sistema di F. Ahn, cit., p. 100-101.

 

(28) È opportuno sottolineare che per ‘pratico’ nel contesto della metodologia di allora si intendeva un metodo che fornisse una tipologia svariata di esercitazioni. Quindi l’uso che, in questa sede, si fa di tale parola non deve essere inteso nel significato più comune di utile ma nel significato di esercitazione, messa in pratica della lingua per un suo immediato e facile apprendimento.

 

(29) e.w. foulques, Il Tesoro della Lingua Inglese, cit., p. 38.

 

(30) Ogni lettura e traduzione viene incolonnata alla stessa stregua del Nuovissimo Metodo, manca la pronuncia figurata.

 

(31) e.w. foulques, Il Tesoro della Lingua Inglese, cit., p. 38.

 

(32) Ivi, p. 39.

 

(33) Ivi, p. 60.

 

(34) "The town, la città, in generale; - the city, la città, in senso più poetico e quando si parla della parte più antica di certe metropoli, come Londra e Parigi. The door, la porta; the gate, il portone", Ivi, p. 48.

 

(35) Ivi, p. 152.

 

(36) e.w. foulques, Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese secondo il sistema di F. Ahn, cit., p. 4.

 

(37) e.w. foulques, Il Tesoro della Lingua Inglese, cit., p. 41

 

(38) Ivi, p. 71.

 

(39) Nonostante Foulques affermi e ribadisca più volte l’uso frequente di you nella conversazione a dispetto di thou, "usato in poesia e nello stile elevato parlando a Dio od a cose inanimate", nella coniugazione di ciascun tempo riporta sempre e comunque Thou.

 

(40) Il modo imperativo, come è noto, non ha una forma interrogativa. Tuttavia Foulques lo inserisce, forse per ragioni di sinteticità, insieme con gli altri modi.

 

(41) e.w. foulques, Il Tesoro della Lingua Inglese, cit., p. 81.

 

(42) Ivi, p. 84.

 

(43) Cfr. f. thomas, Storia della lingua inglese, Napoli, Liguori Editore, 1988.

 

(44) e.w. foulques, Il Tesoro della Lingua Inglese, cit., p. 63.

 

(45) Ivi, p. 122.

 

(46) Cfr. f. thomas, op. cit., pp.195-196, 389-90.

 

(47) e.w. foulques, Il tesoro della lingua inglese, cit., p. 205.

 

(48) Cfr. f. thomas, op. cit.; a.c. baugh, t. cable, op. cit.; etc.

 

(49) j.c. nesfield, Modern English Grammar, London, Macmillan and Co., 1918 (first edition 1912), p. 65.

 

(50) Ivi, p. 64

 

(51) Ibidem.

 

(52) j.c. nesfield, Historical English and Derivation, cit., 1922, p. 131

 

(53) Ibidem.

 

(54) Ivi, p. V.

 

(55) e.w. foulques, Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese secondo il sistema di F. Ahn, cit., p. 141; e.w. foulques, Il Tesoro della Lingua Inglese, cit., p. 136.

 

(56) Ibidem

 

(57)e.w. foulques, Nuovissimo metodo pratico e facile per apprendere la Lingua Inglese secondo il sistema di F. Ahn, cit., p. 144; e.w. foulques, Il Tesoro della Lingua Inglese, cit., p. 139.

 

(58) e.w. foulques, Il Tesoro della Lingua Inglese, cit., pp. 244 - 246.

 

(59) Ivi, p. 248.

 

(60) j.c. nesfield, Historical English and Derivation, cit., p. 233.

 

(61) e.w. foulques, Il tesoro della Lingua Inglese, cit., p. 249.

 

(62) Ibidem.

 

(63) Ivi, p. 287.

 

(64) Cfr. g. pittano, Dizionario dei modi di dire, proverbi e locuzioni, Bologna, Zanichelli, 1992.

 

(65) Medice, cura te ipsum è una frase presa dal vangelo di san Luca (4, 23). Gesù prega nella sinagoga di Nazareth tra l’ammirazione di tutti. A un certo punto rivolto a coloro che si meravigliavano, dice: "certo che voi direte a me quel proverbio: Medico cura te stesso; tutte quelle cose che abbiamo udito essere state fatte in Cafarnao, falle anche qui nella tua patria". Questo modo di dire è rivolto a coloro che vogliono dare consigli o vogliono correggere i difetti altrui che dovrebbero invece correggere in se stessi. Corrisponde all’evangelico vedere la pagliuzza nell’occhio altrui e non vedere la trave nel proprio", g. pittano, op. cit., p. 188.

 

(66) Dictionary of Idioms, Harper Collins Publishers, 2002, p. 64.

 

(67) g. pittano, Dizionario dei modi di dire, proverbi e locuzioni, op. cit., p. 183.

 

(68) Dictionary of Idioms, cit., p. 29.

 

(69) Ivi, p. 204.

 

(70) e.w. foulques, Il tesoro della Lingua Inglese, cit., p. 395.

 

(71) Ivi, p. 398.

 

(72) Ivi, p. 399.

 

(73) Ivi, p. 408.

 

(74) Tutta la grammatica inglese è descritta in appena 150 pagine che comprendono anche svariate tipologie di letture, nomenclature ed esercizi.