SOMMARIO

Questo numero della Rassegna Siciliana è interamente dedicato alla memoria di Carlo Curcio. I contributi di Franco Ferrarotti, Eugenio Guccione e di Paolo Pastori (il cui intervento è stato sviluppato nelle dimensioni di un saggio) fanno parte degli atti, che si è ritenuto opportuno recuperare, del Seminario di studio su Carlo Curcio e i miti della politica svoltosi il 20 novembre 2003 nell’ambito delle attività culturali dell’Istituto Luigi Sturzo di Roma.

Giovanissimo volontario nella prima Guerra mondiale (era nato a Napoli il 3 ottobre 1898), al termine del conflitto Carlo Curcio si laurea in giurisprudenza a Napoli e inizia la sua attività di pubblicista sui maggiori quotidiani. Da posizioni idealistico-liberali aderisce al fascismo. Il suo intendimento etico-politico si palesa comunque nella collaborazione, a partire dal 1926, alla "Rivista Internazionale di Filosofia del diritto" (fondata da Giorgio Del Vecchio nel 1921) sulle cui pagine pubblica, fra l’altro, molteplici saggi che dimostrano la sostanza di cui si alimenterà per quasi un cinquantennio la sua pluridecennale ricerca, sia nell’ambito filosofico-giuridico, sia in quello della storia del pensiero politico. Si colloca in questo contesto il nucleo solido di una sua riflessione che viene svolgendo, in una crescente presa di distanza dalle posizioni totalitarie assunte dal Regime. La sua è una critica che nella persistente adesione agli ideali politici si traduce nel riferimento all’individualità delle forze sociali e produttive.

Sin dal 1925 amplia la sua prospettiva verso molteplici interessi, con la trilogia intitolata Il Mezzogiorno e la nuova politica nazionale, nella quale comincia a dar corpo ad una delle sue principali tematiche. Da qui, fra l’altro, la creazione della rivista "Sud", nel 1927. Sotto questo profilo va visto il suo ripensamento del sindacalismo e del corporativismo quali risultano dalla sua collaborazione sia a "Critica fascista" (dal 1924), sia a "Lo Stato" (dal 1930). Negli anni successivi si fa più chiara la sua crescente adesione ad un referente più saldo e più ampio, che - sia prima che dopo la seconda guerra mondiale - ha modo di manifestarsi con la sua riflessione etica e filosofico-giuridica nella rivista di Del Vecchio. Qui ripropone un’attenta indagine sull’idea di una ‘tradizione italiana’, intesa come paradigma di valori in netta antitesi con le principali polarità ideologiche dominanti fra i due dopoguerra.

Tali sono i termini scientifici e culturali da cui muove il suo insegnamento di Storia delle Dottrine Politiche all’Università degli studi di Perugia (dal 1928) e poi alla ‘Cesare Alfieri’ di Firenze (dal 1950). È il periodo in cui riscopre contestualmente le matrici profonde del pensiero politico italiano (fra romanità, medioevo e rinascimento), ripercorrendone le radici robuste fra ‘controriforma’ e ‘ragion di Stato’, sino a ritrovarle nel pensiero meridionale settecentesco, e nell’attenta riconsiderazione dell’illuminismo europeo. Nel contempo, seguendo un’altra sua linea di interessi attentamente considerata già prima della seconda guerra mondiale, fonda nel 1957 la rivista "Europa", sulla quale collabora da subito Del Vecchio, ma soprattutto pubblica nel 1958 la sua opera fondamentale Europa. Storia di un’idea. Pertanto, nelle sue riflessioni più tarde, l’illuminismo ed il riformismo meridionale, l’ideale nazionalitario e l’europeismo, la storia e la politica, si coniugano armonicamente tra fede ideale e spirito critico. In questi studi profonde il sincero e contestuale riconoscimento non soltanto dell’universalità dei diritti umani ma anche delle concrete forze storiche e dei valori etici e religiosi. Si spegne a Roma il 27 luglio del 1971, nella continuità del suo assiduo e fervente lavoro. La sua biblioteca personale, costituita da circa 2500 volumi, è stata donata all’Istituto Luigi Sturzo ed è consultabile in SBN.

carlo curcio e i miti della politica