Milazzo strumento politico di Sturzo ? "L’operazione milazzo" rivisitata nel libro di Gabriella Portalone di Dino Grammatico

Ho avuto la ventura di essere uno dei protagonisti dell’Operazione Milazzo in quanto, essendo nel 1958 deputato al Parlamento siciliano e presidente del Gruppo del MSI, partecipai agli incontri che precedettero la nascita del Governo Milazzo e ne fui uno dei componenti quale Assessore all’Agricoltura e Foreste.

Nel 1996, con la Casa editrice Sellerio, ho pubblicato il saggio La rivolta siciliana del 1958. Il I governo Milazzo la cui elaborazione mi ha portato a svolgere una approfondita analisi del milazzismo e anche alla collocazione dell’avvenimento in una posizione diversa da quella fino ad allora pubblicizzata.

Comunemente nel passato l’operazione Milazzo era vista con riferimento all’insieme dei tre governi che dall’Ottobre 1958 al febbraio del 1960 si erano susseguiti, mentre io dimostrai che essa andava riferita solo ed esclusivamente al I Governo, perché nella maggioranza che aveva costituito il secondo e il terzo Governo non c’erano più le destre, non c’era il MSI e non c’era il PDM e mancava, quindi, quell’essere insieme di destre e sinistre o più esattamente come si diceva allora quell’essere insieme di fascisti e comunisti che diede vita al Milazzismo. Erano in pratica, il secondo e il terzo, governi di Centrosinistra, sostenuti dal PCI soprattutto per impedire ai socialisti di realizzare l’alleanza con la DC, a quel tempo ai primi passi.

Ciò detto, andiamo a questo nuovo libro di Gabriella Portalone Gentile dal titolo Sturzo e l’Operazione Milazzo, un libro che a me sembra di grande interesse per tre motivi principali.

Primo motivo: perché documentatamente fa chiarezza nei rapporti tra Don Luigi Sturzo e Silvio Milazzo per quanto riguarda specificatamente l’Operazione.

Secondo motivo: perché esso aggiunge ulteriori elementi a dimostrazione che il I Governo Milazzo non ebbe niente da spartire con la mafia.

Terzo motivo: perché porta un ulteriore contributo alla definizione della personalità di Silvio Milazzo.

In ordine al primo motivo va infatti detto che la tesi che il libro sostiene e cioè di un Don Luigi Sturzo che non dà un effettivo consenso al Milazzo dell’Operazione, ma neppure mai lo sconfessa, mi sembra - considerata in una valutazione complessiva - la più corretta.

È pur vero infatti che c’è un indiscutibile appoggio nella fase inziale, quando l’Operazione serve anche per scalzare Fanfani dal potere e così impedire lo slittamento a sinistra del partito DC, che è la grande preoccupazione di Don Luigi Sturzo, ma è altrettanto vero che l’illustre sacerdote - anche se Milazzo non accoglie il suo invito di dimettersi -, continua a difenderlo quando la Direzione nazionale della DC lo espelle dal partito e in seguito continua a colloquiare con Lui, dandogli consigli sulle iniziative legislative e amministrative da portare avanti.

E i consigli, che a volte diventano vere e proprie direttive, continueranno per tutto il I governo e, in certo senso, fino alla sua morte che, come è noto, avvenne nell’Agosto 1959.

Per quanto riguarda le questioni oggetto di discussione tra i due, rivestono particolare importanza quelle riguardanti l’agricoltura, le leggi elettorali e il caso La Cavera. Gabriella Portalone ben rende le tre questioni. E in merito alla agricoltura ha fatto benissimo a presentarci la diversità di pensiero tra i due: un pernsiero indubbiamente conservatore, quello di Sturzo, un pensiero di gran lunga evoluto, caratterizzato da principii di modernizzazione, quello di Milazzo.

Pur nella diversità di pensiero Milazzo però, nei termini in cui è possibile, inserisce nei vari progetti di legge non poche proposte del Maestro. Naturalmente non esita a respingerle quando le proposte intaccano la sua stessa visione dell’agricoltura, sia pure accampando giustificazioni. In proposito è istruttiva la lettera che la Portalone riporta a pag. 596.

In merito alle leggi elettorali in dissenso è più marcato. Sturzo è per l’abolizione del voto segreto, per l’abolizione delle preferenze e sostanzialmente contro la proporzionale. In un certo senso Sturzo è un anticipatore del bipolarismo: il centro destra da un lato e il centro sinistra dall’altro.

E bisogna dargli atto che fu il primo a riconoscere la legittimità costituzionale del MSI e a proporre, nelle elezioni amministrative di Roma del dopoguerra, che con esso la DC si dovesse alleare per combattere il comunismo, che considerava il male di tutti i mali.

Milazzo per non scontentare il Maestro non si imbarcherà in una legge di riforma elettorale vera e propria e si limiterà a trasformare la proporzionale corretta in proporzionale pura. Sturzo però non terrà conto del comportamento del figlioccio e non solo sarà polemico, ma addirittura anche molto pesante negli articoli che pubblicherà contro di Lui sul "Giornale d’Italia", come si può leggere a p. 647.

Il caso La Cavera è oggetto di una quasi rottura tra Sturzo e Milazzo. E ben lo evidenzia la Portalone nel suo libro. Milazzo, pressato dalle forze politiche a favore di La Cavera e al tempo stesso fortemente richiamato da Sturzo, prenderà tempo e non porterà mai in Giunta di governo il provvedimento di nomina di La Cavera a direttore generale della Sofis.

La nomina infatti avvenne il 5 maggio, ad Assemblea sciolta e a Governo praticamente concluso, essendo già alle ultime battute la campagna elettorale regionale del 1959.

Per quanto concerne il secondo motivo, quello del rapporto Mafia-Milazzo, va premesso che nel mio saggio è affermato che Milazzo non solo non ha avuto alcun rapporto con la mafia, ma anzi che proprio durante il primo Governo si sono avute le prime importanti iniziative antimafia.

E ho potuto realizzarle perché ero stato proprio io, quale assessore all’Agricoltura e Foreste:

1) ad avviare e portare a termine nel giro di tre mesi l’inchiesta sull’Eras che documentò una chiara collusione tra mafia e pubblica amministrazione e diede luogo, a parte la trasmissione degli atti alla Magistratura, alla defenestrazione del presidente dell’Eras, prof. Zanini e alla sospensione dall’incarico di direttore generale del dottore Cammarata;

2) a mettere sotto inchiesta quasi tutti i consorzi di bonifica;

3) a destituire da presidente del Consorzio di bonifica del Birgi il dott. Ignazio Salvo in quanto eletto irregolarmente;

4) a varare le norme di riordino dei Consorzi e di nuovo ordinamento della stessa Eras.

La Portalone riporta scrupolosamente queste iniziative, però ad ulteriore comprova riferisce l’episodio della sorgente dell’Eleuterio, che è anteriore all’Operazione, ma che presenta un Silvio Milazzo che prende una posizione durissima contro la mafia. Ed è, forse, storicamente il primo intervento che afferma l’autorità dello Stato contro la mafia.

Una certa pubblicistica, al fine di accusare Milazzo di collusione con la mafia, riporta l’episodio dell’on. Pivetti che sarebbe stato schiaffeggiato dal mafioso Bontade per un presunto rifiuto a sostenere l’Operazione Milazzo. Io però, con riferimento ai miei ricordi, debbo dire che le cose andarono diversamente e cioè che l’on. Pivetti fu schiaffeggiato, sì, ma al contrario, proprio perché si rifiutava di abbandonare Milazzo.

Il terzo motivo è dato invece dalla tesi che Milazzo, anche se tiene conto dei consigli di Don Luigi Sturzo, non è per niente strumento nelle sue mani, né in quelle del gruppo di notabili che avversa Fanfani e i fanfaniani. E non è neppure strumento nelle mani dei comunisti, come da tante parti si è sostenuto e fatto credere. E la prova è riscontrabile nel fatto che Milazzo ascolta sempre i consigli di Sturzo, ma entro i limiti del possobile; e quando essi non collimano con il proprio modo di vedere, eccolo fare di testa sua, scrivendo magari al Maestro una lettera garbata per addolcirgli la pillola, come avviene in sede di elaborazione del d.d.l. sulla riforma agraria e nella legislazione elettorale.

Eppure la figura di Milazzo è stata tramandata dalla storiografia come quella di un debole, di un re travicello succube soprattutto del PCI.

Io, che ho avuto la ventura di essere stato suo collega per parecchie legislature e di aver fatto parte del suo I Governo, standogli vicino nei momenti più importanti, devo testimoniarvi - almeno in riferimento al I Governo - che non è così e che è corretto invece il ritratto che ne fa Felice Chilanti nel suo bel libro e cioè quello di un tribuno, di un eroe popolare, di un grande siciliano.

E la Portalone ha fatto bene a fare emergere con tali caratteristiche la figura di Milazzo. Io infatti continuo a sostenere che il momento più esaltante che l’Autonomia siciliana è riuscita ad esprimere è quello dell’Operazione, artefice Silvio Milazzo.

Il libro ha anche altri pregi. Per esempio, in ordine al secondo partito cattolico non c’è dubbio che la Portalone faccia ulteriore chiarezza, mettendo in evidenza che molte gerarchie della Chiesa, con in testa Don Luigi Sturzo, alla fine presero posizione contro Milazzo più per la condanna emessa dal Santo Uffizio che per la rottura dell’unità dei cattolici.

Il vescovo di Agrigento, monsignore Peruzzo, ad un certo momento dirà a Milazzo che con dispiacere è impossibilitato a seguirlo oltre. E così dicasi del Cardinale Ruffini.

Che la Chiesa, almeno nei riguardi del I Governo Milazzo, fu tollerante non ci sono dubbi. Io stesso, da Assessore regionale all’Agricoltura, mi incontrai un paio di volte con il Cardinale Ruffini e, quel che ebbe a raccomandarmi, non fu l’abbandono del governo, ma di tenere presente i valori cristiani e cattolici nell’azione di governo.

Concludendo: credo che dobbiamo essere grati a Gabriella Portalone per le importanti e documentate puntualizzazioni che opera nei rapporti Sturzo-Milazzo. Sono puntualizzazioni che ci restituiscono sia la figura di Sturzo che quella di Milazzo nel loro profondo attaccamento alla Sicilia: grandissimo siciliano l’uno, grandissimo siciliano l’altro.