Luigi Sturzo ed i democratico-cristiani catalani attraverso la sua corrispondenza con Jaume Ruiz Manent di Nicola Barreca

Il mio orrore della guerra civile,
del sangue fraterno versato in nome della Chiesa,
mi fa preferire 250 anni di persecuzioni,
quanti ne ebbero i primi cristiani.
Caritas patiens est!
(Luigi Sturzo, lettera a Jaume Ruiz Manent,
17 giugno del 1937)

Introduzione

La relazione tra Luigi Sturzo ed i partiti democratico-cristiani della Spagna e, per quanto riguarda il presente studio, della Catalogna, è uno dei temi meno studiati dalla storiografia spagnola della II Repubblica e della Guerra Civile.
È stata soprattutto la storiografia italiana che si è occupata in varie occasioni di approfondire le relazioni che Sturzo mantenne durante il suo esilio inglese, con varie personalità del mondo politico e culturale spagnolo. In questo senso, è possibile trovare qualche riferimento nei lavori biografici di F. Piva, F. Malgeri e, soprattutto, G. De Rosa.(1) La parte che più viene analizzata riguarda la prima metà degli anni '30 e le relazioni di amicizia con Severino Aznar, Alfredo Mendizábal e Ángel Ossorio y Gallardo.
Posteriormente alla publicazione di Miscellanea londinese(2) e di Scritti inediti(3), molti studiosi si dedicarono ad analizzare la seconda metà degli anni '30 e, naturalmente, la Guerra Civile. Molto interessante in questo senso lo studio di G. Campanini(4) anche se, secondo l'opinione di A. Botti "circosrive l'attenzione quasi esclusivamente alla posizione teologica di Sturzo, mentre lascia sullo sfondo altri aspetti e personaggi"(5). Sempre Botti sottolinea che la caratteristica di molti dei suddetti lavori è il punto di vista esclusivamente italiano: "Per tutti l'esclusiva finalità è quella di mettere in luce gli aspetti della personalità di Sturzo. Risultano pertanto poco attenti ai suoi interlocutori spagnoli, all'impatto e alle ripercussioni della sua opera in Spagna"(6).
È grazie a lavori più recenti che si è tentato di colmare questa lacuna. Tanto Malgeri(7), come G. Campanini(8) e, sopratutto, Botti(9), hanno posto particolare attenzione nell'analisi degli interlocutori spagnoli di Sturzo. Botti, infatti, apporta ricche e interessanti informazioni su questi ultimi, specialmente sulle figure di Maximiliano Arboleya, di Alfredo Mendizábal e di Ángel Ossorio y Gallardo.
Tutti gli studi citati si basano sulla ricchissima documentazione che si può trovare presso l'Archivio dell'Istituto Luigi Sturzo di Roma, e si preoccupano di sottolineare il particolare interesse di Sturzo per le realtà catalana e basca.
D'altro canto, laddove sembra che non si sia affrontata la questione in maniera del tutto soddisfacente è nella storiografia spagnola. A parte due studi di G. J. Graells(10) e di M. Coll y Alentorn(11), si può parlare solo di scarsi riferimenti all'influenza che Sturzo può aver avuto sul cattolicesimo democratico spagnolo(12). Probabilmente, lo studio più completo in questo senso è quello della studiosa belga Anne Morelli(13) che sottolinea la collaborazione di Sturzo con vari giornali, tra cui il catalano El Matí ed i madrileni Cruz y Raya (rivista culturale e letteraria) ed El Diario de Madrid, cosí come il viaggio di Sturzo in Spagna nell'agosto-settembre del 1934, ed i mesi della Guerra Civile. Ciò nonostante, come nota argutamente il Botti, "il meritorio lavoro della Morelli non sembra esaurire tutte le piste dei rapporti di Sturzo con la Spagna"(14).
Per concludere, una delle opere piú interessanti nell'analisi delle relazioni tra Sturzo ed il movimento democratico-cristiano spagnolo (con interesse esclusivo alla Catalogna) è l'antologia, curata da Ferran Camps i Vallejo(15), dei 144 articoli che Sturzo scrisse su El Matí tra il 1929 ed il 1936. Gli articoli raccolti nell'antologia sono quelli che vennero pubblicati in lingua catalana sul giornale El Matí, mentre gli originali in italiano (che alcune volte non coincidono) sono raccolti quasi tutti in Luigi Sturzo, Miscellanea londinese, vols. I-IV, Zanichelli, Bologna, 1965-1974. Soprattutto l'introduzione dell'antologia di Ferran Camps i Vallejo ha rappresentato un punto di riferimento importante per il presente studio. Va notato che l'antologia non è stata citata in nessuno dei precedenti e per altro ottimi lavori sul tema che, dal canto loro, abbondano in riferimenti bibliografici molto completi e dettagliati (sopratutto i lavori di Botti, Campanini e Malgeri). Probabilmente ciò è dovuto al fatto che l'opera di Ferran Camps i Vallejo ha goduto di scarsa pubblicità ed è il risultato dello sforzo di ricerca di un politico e documentalista più che di uno storico nel senso stretto della parola.
Il presente lavoro, analizzando la corrispondenza che Luigi Sturzo mantenne con Jaume Ruiz Manent tra il 1929 ed il 1937, vuole contribuire, anche se solo parzialmente, ad aumentare l'interesse per una fase cosí critica, tumultuosa e delicata della storia spagnola, con particolare interesse alla Catalogna.
I documenti citati, per ciò che si riferisce alla corrispondenza tra Sturzo e Ruiz Manent, fanno parte del fondo dell'Archivio dell'Istituto Luigi Sturzo di Roma (ALS, a partire da questo momento), ed è pertanto mio dovere ringraziare il Presidente, Prof. Gabriele De Rosa, per la possibilità concessami di attingere ad esso. Allo stesso tempo, un grazie particolare e sincero va alla Sig.ra Rita Notarianni, alla Dott.ssa Concetta Argiolas ed alla Dott.ssa Michela Ghera, senza le quali sarebbe stato impossibile sia iniziare che portare a termine il presente lavoro, per la gentilezza, la professionalità e la grande pazienza dimostratami.
Le frasi o i passaggi dei testi citati vengono riprodotti per come si trovano nei documenti originali, con gli errori grammaticali e le possibili difficoltà d'interpretazione che possano derivarne (tanto nei documenti in italiano come in quelli in inglese e catalano è possibile trovare termini che non vogliono dire nulla nel contesto in cui vengono utilizzati). Anche se alcuni documenti citati nel presente lavoro sono già stati pubblicati in Scritti inediti, verranno qui riprodotti rifacendosi letteralmente al testo originale (si tratta di piccole differenze, più che altro grammaticali).

L'idea sturziana di una democrazia cristiana, quale movimento politico laico e indipendente dalla gerarchia ecclesiastica, era conosciuta in Spagna sin dalla fondazione del Partito Popolare Italiano (1919). Quando il Fascismo prese il potere in Italia, Sturzo si vide obbligato a dimettersi da Segretario Generale del PPI e, dopo aver subito un attentato contro la sua residenza, accettò di lasciare Roma, prese la via dell'esilio (25 ottobre del 1924) e si trasferì a Londra, dove rimase fino al 1940.
Dal suo esilio in terra britannica Sturzo cominció a mantenere contatti con la maggior parte dei rappresentanti del movimento democratico-cristiano europeo, arrivando a costituire un Segretariato Internazionale di partiti democratico-cristiani europei con sede a Parigi. A questo Segretariato, che non svolse un'attività molto intensa, chiese la propria adesione, nel gennaio del 1934, l'Unió Democràtica de Catalunya (partito di ispirazione democratico-cristiana fondato il 7 novembre del 1931 in Catalogna) con una lettera indirizzata dal suo stesso Segretario, Joseph María Casasses, a H. Simoudet (Segretario a sua volta del Segretariato Internazionale). Lo stesso Casasses scrisse a Sturzo il 23 febbraio 1934 un'altra lettera (che sembra essere il primo contatto ufficiale tra l'UDC e Sturzo(16)) nella quale lo informava delle pratiche che si stavano portando a termine per entrare a far parte de Segretariato Internazionale, sottolineando "la nostra adhesió més decidida al "Secretariat des Partides Démocratiques d'inspiration chrétiènne""(17).
Quando Sturzo ricevette la lettera dell'UDC, conosceva molto bene la realtà catalana e spagnola in generale, visto che manteneva sin dal 1929 un'intensa corrispondenza con il maiorchino Jaume Ruíz Manent e con altri personaggi di notevole rilevanza del cattolicesimo spagnolo (tra tutti, Severino Aznar e Ángel Ossorio y Gallardo). Inoltre, sin dallo stesso 1929 Sturzo esprimeva sul giornale catalano El Matí le sue opinioni riguardo a qualunque tipo di avvenimento di politica internazionale, attraverso svariati articoli (alla fine saranno 144, partendo dal primo del 24 maggio 1929 fino all'ultimo del 15 luglio 1936).
Nonostante questa relazione intensa tra Sturzo e gli amici de El Matí, si può condividere ciò che dice Miquel Coll i Alentorn: "Quant a la influència del pensament de Don Sturzo damunt "l'esquema doctrinal teòric" d'Unió Democràtica de Catlaunya, l'única formació política catalana de caràcter demòcrata cristià, més aviat cal negarla"(18). Negare un'influenza diretta di Sturzo su "l'esquema doctrinal teòric" dell'UDC trova una sua ragion d'essere nella considerazione che Sturzo non scrisse mai sugli organi di stampa ufficiali della stessa UDC, il giornale La Nau ed il settimanale El Temps. Evidentemente, questo non significa che il sacerdote siciliano non fosse considerato dall'UDC quale punto di riferimento nel pensiero democratico-cristiano dell'Europa tra le due guerre. Tra l'altro, la militanza di Sturzo nel "British Commitee for Civil and Religious Peace" e i suoi molteplici tentativi per cercare di liberare Manuel Carrasco i Formiguera(19), furono considerati degni del più grande apprezzamento da parte dei membri dell'UDC.
La collaborazione con El Matí fu, per tanto, parallela alla corrispondenza che Sturzo mantenne con Jaume Ruiz Manent. Se il primo articolo del sacerdote siciliano porta la data del 24 maggio 1929 (che, in effetti, è la data del primo numero de El Matí), la prima lettera di Sturzo a Ruiz Manent della quale si ha notizia è del 23 agosto 1929 (si tratta di un manoscritto, una minuta per l'esattezza)(20). Tanto negli articoli come nelle lettere c`è una cesura, tra il genanio 1931 ed il dicembre 1932 (per quanto riuarda gli articoli) e tra il maggio del 1930 ed il novembre 1932 (per quanto riguarda le lettere), sulla quale non si è ancora potuto far luce.
Come già detto, i 144 articoli che Sturzo scrisse su El Matí sono stati raccolti magnificamente in L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), edición de F. Camps i Vallejo y C. Parellada i Rosell, Partit Popular Europeu, Barcelona, 1992, mentre gli originali in italiano, come detto anteriormente, si trovano quasi tutti nella Miscellanea londinese.
Sturzo, sin dal primo numero de El Matí, risultò essere un collaboratore fisso dall'estero. Secondo la spiegazione di Ferran Camps i Vallejo, che cita un articolo di Jaume Ruiz Manent pubblicato ne El Matí il 2 giugno del 1935, l'idea di contattare Sturzo era stata del Dottor Griera, membro dell'Institut d'Estudis Catalans(21).
Il giornale era nato sotto la direzione di Joseph María Capdevila e attraversò varie difficoltà economiche fino alla sua chiusura, il 18 luglio del 1936. Il cambio di domicilio dalla prima sede nella Rambla de Canaletes 11 ad una più grande nel carrer Fontanella 12 (come si può verificare dalle lettere dirette a Sturzo su carta intestata del giornale), è un esempio di come, grazie ad un "voluntarisme exemplar"(22), si poterono superare le suddette difficoltà. Il nucleo di persone sulle quali poteva fare affidamento Capdevila all'inizio era formato da Joseph M. Junoy, Joan B. Solervicenç, Cardó, Maurici Serrahima, Pau Romeva, Manuel Pujes y Prat de la Riba Jr.
Gli articoli di Sturzo uscivano con una periodicità variabile (inizialmente ogni mese, poi ogni quindici giorni arrivando ad avere una cadenza anche settimanale) e si occupavano soprattutto di avvenimenti di politica internazionale. Ferran Camps i Vallejo nota che, comparando gli originali in italiano con gli articoli in catalano che venivano pubblicati sul giornale, c'è una certa differenza in alcuni di essi. Ciò era dovuto al fatto che su alcuni temi delicati, quale per esempio quello che si riferiva alla formazione del partito della CEDA (Confederación Española de Derechas Autónomas) per il quale, secondo il sacerdote siciliano, era meglio non votare, c'era una "censura que s'exercí usualment sobre els articles de Sturzo"(23). Va aggiunto che "...hi ha molts articles en què paràgrafs sencers són suprimits, i altres tergiversats, encara que, en aquest cas, és molt probable que els errors de traducció hi hagin influït molt"(24). Pertanto, tra probabili errori nella traduzione e deliberati tagli di censura, vari articoli di Sturzo vennero pubblicati in catalano con importanti differenze rispetto agli originali in italiano inviati da quest'ultimo a Barcellona.
Sin da una lettera che Ruiz Manent mandò a Sturzo il 22 aprile 1930 è possibile riscontrare tali alterazioni, manipolazioni e variazioni dal testo originale in italiano:
"Dear Father Sturzo: Your article about the flamish question was very good received. I thank you for it very much. I dared to modify a pair of words that would have not pleased here, where they go farther than the flamish in many aspects. You know surely that a great deal of catalans will the complete separation from Spain"(25).
L'articolo in questione è quello che fu pubblicato il 2 aprile 1930 su El Matí con il titolo "La qüestió flamenca"(26) e pubblicato nella sua versione originale italiana in Miscellanea londinese(27). È possibile che tali alterazioni, manipolazioni e variazioni creassero in Sturzo un certo fastidio(28). Forse non fu un caso che, dopo la citata lettera di Ruiz Manent, si producesse la famosa cesura(29), tanto nella corrispondenza come negli articoli, fino al 27 novembre 1932(30). Anche se non si può affermare con certezza, è possibile che i tagli dovuti alla censura preventiva abbiano favorito un simile periodo di silenzio da parte di Sturzo, pur non essendone la causa principale.
La pausa coincise, tra l'altro, con l'entrata della Spagna nella fase repubblicana. Si chiede Botti: "Prudente astensione in attesa dell'evolversi della situazione?"(31). La verità è che lo stesso Sturzo, in un articolo pubblicato su El Matí l'1 agosto 1930 con il titolo "El que resta de les monarquies europees", aveva affermato perentoriamente, dopo la dittatura di Primo de Rivera, che:
"La Spagna è al bivio: o la trasformazione della monarchia o la repubblica. Potrà la monarchia spagnola lasciare le sue tradizioni di dominio personale, tenuto anche attraverso le forme parlamentari, e divenire una monarchia del tipo anglo-sassone?"(32).
Allo stesso tempo, come nota F. Malgeri, Sturzo "non aveva mancato di accusare Alfonso XIII di aver leggittimato la dittatura di Primo de Rivera, violando il giuramento di rispettare la Costituzione"(33) (articolo intitolato "A proposito del giuramento politico" e pubblicato in Res Publica)(34).
Prima di questo silenzio, il tema più ricorrente nelle lettere che si scambiavano Sturzo e Jaume Ruiz Manent era stato quello della possibile pubblicazione di un'edizione in castigliano dell'opera di Sturzo La comunità internazionale e il diritto di guerra(35) (in Spagna era già stata pubblicata Italia e Fascismo(36) nel 1930, con traduzione di Mariano Ruiz-Funes). Ruiz Manent scriveva a Sturzo che, nel caso in cui la casa editrice Reus non avesse potuto pubblicare l'opera, c'era la possibiltà che fosse il gruppo della Democrazia Cristiana di Madrid, di cui faceva parte suo fratello Joseph, ad occuparsi dell'edizione:
"My eldest brother resides in Madrid. He is a correspondent of "El Sol" and also a lawyer. To him I remitted your letter. He is one of the first members of the group "Democracia Cristiana", and a very good friend of Angel Ossorio Gallardo, whom no doubt you know, as he spoke about you in "Un libro del abate Sturzo". My brother says me that the Casa Reus us the firm most indicated for publishing a book as yours, but there are also other firms that perhaps may be publish your work. Ossorio, my brother and other men publish a series of books about politics, and they should like very much to have a work of you"(37).
Sturzo ringraziava per l'interesse dimostrato sottolineando che ciò che realmente lo preoccupava era che "...le mie idee siano conosciute e discusse"(38) e che il problema economico era secondario: "Io non tengo molto al compenso pecunario che ne potró avere e accetto fin da ora quel che ha proposto suo fratello. Io tengo a interessare i cattolici sopratutto ad un problema e ad una teoria che sono posti sopra nuove basi che non nel passato. La teoria cristiano-cattolica della guerra dovrá essere riconsiderata e modificata: ecco il punto fondo del libro, senza dirlo perché il mio libro non è teologico ma politico e sociologico"(39). Nonostante questi sforzi l'opera di Sturzo non si pubblicò.
Dopo il silenzio che caratterizzò il periodo che va dal maggio 1930 fino al novembre 1932 ("so much time of silence")(40), la corrispondenza tra Sturzo e Ruiz Manent riprese più intensa di prima. Sturzo propose a Ruiz Manent di scrivere un articolo sul movimento autonomista scozzese(41), proposta che venne accettata a patto che "you speak in behalf the scottish movement; against it, not"(42). L'articolo uscì il 23 dicembre 1932 col titolo "L'"Home Rule" per a Escòcia i el regionalisme"(43), ed è estremamente interessante sottolineare l'assoluta modernità della posizione di Sturzo rispetto al tema dell'autonomismo in campo europeo:
"In questo gran movimento di rifioritura localistica occorre evitare due pericoli. Il primo economico, quello di barriere doganali. È l'errore dei paesi danubiani, è l'errore dell'Irlanda. Occorre invece promuovere intese doganali, come ha fatto il Belgio, l'Olanda e il Lussemburgo. Altro pericolo da evitare è lo spezzettamento politico delle unità tradizionali, che formano centri di attività economiche, culturali e morali e sono base di sicurezza politica. Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna debbono rimanere grandi unità, pur secondando i movimenti locali. E i paesi troppo divisi come i danubiani e i balcanici, debbono trovare la loro soluzione nel federalismo costruttivo. Ma il movimento localistico, che ancora ha un avvenire importante deve trovare uno sbocco naturale e superiore alla sua portata nell'unione europea, della quale il regionalismo autonomista e il nazionalismo locale sono il naturale presupposto"(44).
Nello stesso tempo, Ruiz Manent chiese a Sturzo di redigere alcuni articoli sulle idee che lo avevano portato alla fondazione del Partito Popolare italiano e sulle ragioni del suo esilio(45). Lo confortava il fatto che un partito vicino al giornale e di recente formazione, l'Unió Democràtica de Catalnuya (UDC), si ispirava abbastanza, secondo Ruiz Manent, agli ideali sturziani, giacché "Your name is well know and estimed, and some articles about that object would be a good impulse"(46). Il nome di Sturzo era, pertanto, conosciuto e stimato negli ambienti democratico-cristiani della Catalogna. Nonostante la vicinanza ideologica con l'UDC, Ruiz Manent ci teneva a ribadire l'indipendenza de El Matì da qualunque partito politico: "Not that we are identified with that party. Our paper is independent, as there are other parties also catholic, as for instance the Lliga Regionalista, which has the lead between right parties, although too much capitalist"(47).
La lettera del gennaio 1933 di Ruiz Manent a Sturzo marca i termini delle concezioni politiche del primo:
"Moreover, we are very pessimistic about our liberty! Since we are free, every thing goes wrong. Our democracy was only a plan: the overthrow of the catholic faith: believe me, they are only interessed on this matter. Those catholic democrats, as Ossorio's group in Madrid and ourselves in Catalonia, count for nothing, or very little. As the Repubblic has the only object to laicize the country, catholic are not to persuade, they are too simple on their views. The same in Catalonia. Macià and his followers are no more catalan, but demagogues. For them, Catalonia's liberties is only second matter. They say a fascist group is forming in Madrid and elsewhere. Surely they would have many adherents."(48)
Nonostante considerasse che la Repubblica aveva come unico obbiettivo "to laicize the country", Ruiz Manent scriveva a Sturzo il 28 giugno 1933, dopo un viaggio a Roma, che si era sentito infastidito dalla presenza di "quei fantasmi con le camice nere" che aveva visto in territorio italiano, rivendicando inoltre che il catalanismo non era contrario alla Chiesa:
"I was the first delegate from Spain, and such I spoke for the Spanish Cattholic Press, inclusive 53 cattholic papers, written in catalan language. In the rest of Spain, this caused some disgust, but in Catalonia was very good received. In the same manner I presented to the Pope an album with specimens of these 53 catalan papers, and he listened me with great attention. It must be finished this idea, that catalanist are against the Church. Rome I found utterly changed, since 1923. It is only a pity, those phanthoms with the black skirt. I speak only of the outerly face of Italy, of course"(49). E lo stesso discorso valga per la lettera del 4 novembre 1933 nella quale Ruiz Manent criticava duramente coloro che utilizzavano un "ladro" como Joan March(50) per attaccare la Repubblica ed il socialismo ("In the same day flew from the prison that Joan March, an infamous man that only the right parties defend, and only the link parties atack. It is a shame that inclusive some catholic papers defend a man as March. They know that he is a robber, but they need him, or his money, to atack socialism and Republic"(51)).
Dopo le elezioni del novembre 1933, con la vittoria di Gil Robles e della destra spagnola, Ruiz Manent mantenne, come sottolinea Malgeri(52), una posizione moderata nei confronti del nuovo blocco di vincitori: "Never was in Spain a fever so great as now. I hope the right parties will more than treble its positions, but it is a pity that the mixture of republicans, monarchists, centralists, auotonomists, capitalists and social-christians be so great. It is easy to augure something good for religion, but for the politics!... A working Parliament is unthinkable"(53), mentre Sturzo si limitò a considerare il risultato elettorale come il frutto di una libera competizione elettorale che, come tale, andava accettata (articolo pubblicato su El Matí il 5 dicembre 1933 con il titolo "El plebiscit alemany i les eleccions a España")(54).
Tra il 23 ed il 26 febbraio 1934, troviamo tre documenti di importanza fondamentale nello sviluppo delle relazioni tra Sturzo e Jaume Ruiz Manent.
Il primo è la già citata lettera che J. M. Casasses, segretario dell'UDC, mandò al sacerdote siciliano informandolo della richiesta ufficiale del partito catalano di entrare a far parte del Segretariato Internazionale di partiti democratico-cristiani europei con sede a Parigi(55).
Il secondo è un articolo di Sturzo, con il titolo "Austria vista des d'Anglaterra"(56) (El Matí, 24 febbraio 1934), nel quale questi commentava i recenti avvenimenti austriaci. Il sacerdote siciliano criticava apertamente Dollfus perché aveva permesso che un partito armato, il fascista Heimwheren, appoggiasse un governo autoritario obbligando gli avversari politici (concretamente i socialisti) "non solo a disarmare, ma a subirne la prepotenza"(57). Allo stesso tempo, considerava non necessaria la repressione contro gli stessi socialisti, le cui pretese erano, secondo la sua opinione, perfettamente leggittime (creare un comité parlamentare limitato che avesse una capacità critica sui decreti governativi e ricostituire il Tribunale Costituzionale). Sturzo considerava triste che:
"il partito cristiano-sociale austriaco, invece di tentare tutte le vie per salvare la libertà e la democrazia del propio paese (due anni fa il pericolo nazista non esisteva) e procedere al disarmo reale e simultaneo di tutti i partiti, si sia affidato al fascismo, abbia autorizzato le squadre armate e perfino abbia anch'esso fatto delle piccole squadre (le Ostmärkische Sturmscharen del ministro cattolico Schuschnigg), come per avere un titolo all'esistenza politica vicino a Starhemberg. La conseguenza è che il partito cristiano-sociale è costretto oggi a solidarizzare con il governo e con i fascisti nella repressione sanguinosa di una rivolta operaia. Non difendiamo i socialisti nella loro preparazione armata da lunga data e con proposito di resistenza, ma non diamo loro tutta la colpa dei dolorosi avvenimenti"(58).
Secondo Sturzo, Mussolini aveva imposto a Dollfus l'eliminazione dei socialisti democratici dalla vita pubblica, con l'automatica destituzione di tutti i propri deputati, tanto a livello federale come a livello municipale, e l'imposizione della dittatura fascista quale prezzo da pagare per aiutare l'Austria contro le pretese naziste di Berlino sulla stessa.
Riferendosi a questo articolo, Jaume Ruiz Manent scrisse a Sturzo il 26 febbraio 1934 (è il terzo dei tre documenti prima citati)(59). Dalla missiva si può dedurre che vi era una lettera di Sturzo diretta a Ruiz Manent, di cui non conosciamo gli estremi, nella quale il sacerdote siciliano probabilmente si sfogava per la situazione in Austria ("sfogo" è il termine citato letteralmente da Ruiz Manent nella sua lettera). Nella sua risposta, Ruiz Manent affermava di non esssere d'accordo con Sturzo su un punto: che la repressione non fosse necessaria. Infatti, seconso lui:
"no doubt, whitout the Heimwehren, Austria would be now the prey of marxists and nazi, what would be much worse"(60). Per di più, Ruiz Manent credeva che in Spagna si stava creando una situazione molto simile nella quale "Only the link parties and the new fascists are armed, and against them is only the Guardia Civil, utterly insufficient if a serious movement exploits, and the army, not to rely upon since Azaña disrupted it. As you saw, in the last outburst, although the situation began to be seriuos, the Government did not handle the power to the army, not knowing what would be the result, whether the monarchy or the Soviet"(61). Era convinto che la Repubblica non godesse di nessuna fiducia e che pochi credessero realmente nel sistema parlamentare.
Cominciavano a manifestarsi quelle differenze d'opinione tra Sturzo e Ruiz Manent che si sarebbero acuite sopratutto con l'inizio della Guerra Civile. La lettera si concludeva con un'informazione importante: la nascita dell'UDC e le differenze che vi erano tra quest'ultima e la Lliga Catalana:
"It is one new cristian-social party here: the Unió Democràtica de Catalunya but they failed utterly in the november elections, as every body wished to vote for the only right party which had probability to win, and certainly won: tle Lliga Catalana whose leader is Cambó. You know, now this party is avowedly catholic and republican. But it is not a cristian-social party, but most a capitalist party"(62).
La questione delle divergenze d'opinione sulla situazione austriaca ebbe una coda polemica: nella lettera del 10 giugno 1934, Ruiz Manent chiariva che si era preferito non pubblicare un articolo di Sturzo molto critico nei confronti di Dolfuss e dei suoi seguaci perché avrebbe pregiudicato il giornale: "I think an article directly against Dollfuss or his suitars would not be seen as convenient in our paper"(63). Ciò nonostane, l'amicizia tra i due si mantenne salda e prova ne sia il viaggio che Sturzo stava preparando per visitare la Spagna, anche grazie all'amabile disponibilità che gli dimostrava Ruiz Manent nelle sue lettere, facilitandogli informazioni ed eventuali appoggi logistici.
Pochi giorni prima che Sturzo, tra la fine d'agosto e l'inizio di settembre del 1934, arrivasse in Spagna accompagnato dalla sorella Nelina che veniva direttamente dalla Sicilia e che non vedeva dal 1924, si verificò un avvenimento molto importante per la storia de El Matí: alcuni contrasti con gli azionisti di destra produssero un cambio nella direzione del giornale e, nell'agosto del 1934, fu nominato come nuovo direttore propio Jaume Ruiz Manent. Quest'ultimo aveva anticipato a Sturzo, con lettera del 3 luglio 1934, che:
"These days we are very much troubled for the financial position of the journal. Our more or less democratic and social views cost us many readers and, what is worse, many protectors. You will have seen. El Matí is somewhat meager now. I hope thinks will better in the following months"(64).
Secondo F. Camps i Vallejo, durante l'anno e mezzo di direzione di Ruiz Manent, "El Matí anà virant a la dreta i descendint en rigor intel·lectual i periodístic"(65), essendo peraltro questa la fase nella quale si può apprezzare maggiormente l'influenza della censura sugli articoli dello stesso Sturzo. Nonostante ciò, quest'ultimo continuò a collaborare, e nelle lettere che mandava a Jaume Ruiz Manent non esprimeva nessuna esplicita opinione riguardo ai cambi ideologici del giornale.
Durante il viaggio in Spagna, Sturzo andò dapprima a Barcellona, dove la sua presenza passò quasi del tutto inosservata dall'opinione pubblica dell'epoca, fatto che sicuramente fu dovuto ad un esplicito desiderio dello stesso sacerdote che non volle concedere nessuna intervista, chiedendo ai suoi amici di rispettare il suo diritto alla privacy. Sturzo rimase colpito dall'arte romanica della capitale catalana ed una gita al monastero di Montserrat gli ricordò il monastero benedettino di Caltagirone, dove si venerava la Vergine di Montserrat. A Madrid fu il fratello di Jaume Ruiz Manent, l'avvocato Josep(66), ad accogliere Sturzo e Nelina nella sua casa. In Castiglia il sacerdote siciliano passò molto tempo con Ángel Ossorio y Gallardo(67) e cominciò a collaborare con El Diario de Madrid e la rivista Cruz y Raya a partire dal 1935. Ciò dimostra che Sturzo si trovava ideologicamente più vicino alle posizioni della sinistra che della destra cattolica, quest'ultima legata a Franco durante la Guerra Civile. Ruiz Manent non fu particolarmente entusiasta di tali collaborazioni e glielo fece notare con lettera del 16 febbraio 1935, la prima scritta in un italiano approssimativo:
"Non mi pare molto bene, né per ella, né pel Matí. È un giornale (El Diario de Madrid, n.d.a.) piu o meno lerrouxista, cioé laicista. Non credo che tra i catolici questo puo essere ben visto (...) E si Lei vuol essere ben visto degli cattolici, non si puo fidare in assoluto di Ossorio. Non discuto la sua buona fede, ma si è errato piu d'una volta"(68).
Ritornando al viaggio di Sturzo in Spagna, come ricorda Botti, un'importante fonte documentaria a questo proposito sono le foto che si pubblicarono come illustrazione ad un "lusinghiero profilo di Sturzo e del Partito Popolare"(69) tracciato da Ossorio y Gallardo in un articolo dal titolo "Luigi Sturzo" (Estampa, 15 settembre 1934, Madrid).
Lo stesso Sturzo scrisse due articoli ne El Matí (25 e 26 settembre 1934)(70) sul viaggio, non dimenticando di sottolineare che umanamente: "D'Espanya no he vist més que poques coses; però el seu cel és blau i encantador com el de la meva Sicília, i la població oberta, hospitalària, gentil, apasionada, individual, fantasiosa, com el més calorós tipus mediterrani. Quants d'amics i com verament amics! Des del primer dia em semblà d'estar a casa meva"(71), e politicamente: "Àdhuc l'autonomisme català m'aproximava al regionalisme sicilià"(72).
Dopo questo viaggio, l'amicizia tra Sturzo e Ruiz Manent si fece più profonda, anche se i loro punti di vista divergenti si andarono accentuando.
In una lettera del 22 ottobre 1934, Ruiz Manent elogiava Sturzo per l'articolo di quest'ultimo che sarebbe uscito quello stesso giorno su El Matí con il titolo "Llibertat i lleialtat"(73), riconosciendogli una preparazione sulla politica spagnola che non dimostravano d'avere nemmeno gli stessi spagnoli: "Li mando il suo magnifico articolo: Lei è molto coraggioso...e (scusi la frase) molto sicuro delle propie conoscenze in materia politica, quando Lei parla della Spagna; io non potevo mai parlare in Inghilterra su questioni inglese. La differenza è nella preperazione, poichè Lei parla di Ispagna meglio que uno spagnuolo. Magnifico!"(74). L'articolo di Sturzo commentava i più recenti avvenimenti che si erano verificati in Spagna quali gli scioperi e la rivolta nelle Asturie e la proclamazione della Repubblica Catalana all'interno della Federazione Spagnola da parte di Companys(75). Sturzo aveva le idee molto chiare rispetto a ciò che era accaduto. Della Catalogna parlava in termini molto decisi:
"Che si possa desiderare o volere un'autonomia catalana diversa da quella che oggi si ha, non è vietato in regime di libertà. Ma la via per sostenere tali idee non è nè una proclamazione contraria al patto di autonomia e alle leggi vigenti, nè una insurrezione armata; sì bene la discussione, la propaganda e la persuasione (...) Se modifiche si debbono fare, non certo con la violenza e con i colpi mancini. La lealtà da ambe le parti. I catalani debbono assicurare lo stato, che essi non saranno un elemento sleale nell'esercizio delle loro libertà. Lo stato da parte sua per rispettare l'autonomia catalana deve essere sicuro di non dover ritornare altra volta a mandare l'esercito contro la "Generalitat" catalana"(76).
Mentre Ruiz Manent si limitava a riaffermare che, secondo lui, i catalani non erano preparati per governarsi.(77)
Laddove Sturzo ebbe la possibilità di esprimere più chiaramente le sue idee fu nella parte riguardante la rivolta nelle Asturie. Nell'articolo citato, "Llibertat i lleialtat", affermava che la repressione era stata simile a quella austriaca del febbraio del 1934 e stava a dimostrare che l'elemento militare andava prendendo sempre più il sopravvento nell'Europa degli anni '30:
"Così oggi è a Vienna, così a Berlino, dove chi domina non è Hitler, ma la Reichswehr, cioè il militarismo prussiano. Speriamo che a Madrid gli uomini responsabili evitino di portare l'elemento militare al punto di ricominciare i "pronunciamentos", un tempo così tipici nella penisola iberica"(78).
Qualche giorno dopo, il 21 novembre 1934, si pubblicava ne El Matí un nuovo articolo di Sturzo con il titolo "Horrors i responsabilitats"(79), che si può considerare una sintesi del sacerdote siciliano, dopo aver ascoltato opinioni diverse, su quello che era successo nelle Asturie.
Botti sottolinea, in modo interessante, il fatto che a Sturzo arrivarono lettere con punti di vista abbastanza differenti riguardo agli avvenimenti asturiani. Da una parte, Alfredo Mendizábal(80) e Maximiliano Arboleya(81) dimostravano una certa comprensione nei riguardi degli operai ribelli e delle loro opinioni; dall'altra, Severino Aznar(82) considerava la rivolta quale ulteriore tentativo frustrato di dar vita ad una nuova rivoluzione russa(83). In "Horrors i responsabilitats" Sturzo espresse il suo personalissimo punto di vista: se i minatori si erano ribellati, ciò si doveva alle condizioni inumane nelle quali erano obbligati a lavorare; il fatto che la maggior parte di essi fosse caduta nelle mani dell'ideologia socialista era il risultato della scarsa eco che avevano avuto nel mondo cattolico conservatore i principi espressi nella "Rerum Novarum" di Leone XIII. Era la stessa ostilità che Sturzo aveva dovuto soffrire durante la sua gioventù quando aveva dato vita al primo movimento democratico-cristiano con il Prof. Toniolo: "l'ostilità dei cattolici conservatori fu così decisa, da aver sentito ripetere io stesso ch'essi preferivano il socialismo alla democrazia cristiana"(84). Era molto triste che, nei quarantatre anni successivi alla "Rerum Novarum", non ci si fosse adoperati con intensità nel campo operaio per evitare di lasciarlo abbandonato a se stesso, ed ancor più triste era che "gli operai debbano essere costretti a combattere con le armi"(85). Ciò che era valido per le miniere lo era anche per le campagne e per il delicato tema della questione agraria, laddove era evidente che i cattolici hanno "perduto troppo tempo a prendere sul riguardo una posizione netta e coraggiosa. Non ingiustizia a danno dei proprietari, ma giustizia ed equità a favore dei lavoratori"(86).
Ancora una volta, comparando il testo italiano originale con il testo in catalano che uscì su El Matí, si può evidenziare in quest'ultimo la mancanza di intere linee nelle quali Sturzo attribuiva la responsabilità della ribellione tanto "all' imprudenza dei governanti"(87) quanto a "l'istigazione dei capi sovversivi"(88), e dove parlava di Severino Aznar, Ángel Ossorio e Maximiliano Arboleya quali cattolici che "se fossero stati ascoltati, oggi i cattolici spagnoli non passerebbero, di fronte alla classe operaia, per fascisti, per reazionari, per alleati dei padroni anche nell'ingiustizia"(89). Di tutto ciò, nell'articolo che uscì su El Matí, non resta traccia, a causa di un ulteriore e sgradevole intervento di censura.
Con lettera del 16 febbraio 1935, Ruiz Manent espresse a Sturzo alcune opinioni che per certi versi si posssono considerare premonitrici di ciò che sarebbe accaduto in Spagna nell'immediato futuro, anche se con uno stile molto personale. Su Gil Robles: "ha buona fede, e una personalità che entussiasma il popolo. E un cattolico sincero, un cattolico que fa politica, soltanto perche è cattolico. Non penso che possa salvare la democrazia"(90); sull'alleanza di quest'ultimo con i radicali di Lerroux : "Credo che la compagnia con Lerroux sara molto pernicida, perché il partito radicale è un partito di ladri, è una organizazione per rubare"(91); sulla situazione politica in generale: "Il Parlamento, la Republica sono sprestigiatti, e il popolo ha perdutto il capo (...) Siamo in piena disgrazia"(92).
A volte la censura sugli articoli scritti da Sturzo portava addirittura alla non pubblicazione degli stessi. In questo senso due casi emblematici sono quelli relativi al problema ebreo. Il primo si riferisce all'articolo pubblicato su El Matí con il titolo "Alemanya vers l'apostasia"(93) del quale non vennero pubblicati "quei paragraphi che parla degli hebrei"(94), e nei quali Sturzo parlava positivamente del popolo ebraico. Ruiz Manent giustificava tale soppressione con una buona dose di antisemitismo che sorprende per la tranquillità con la quale viene professata: "Occorre una cosa quasi comica: che alcune centinaia degli hebrei cacciati da Germania sono venuti a Catalogna a fare delle sue (...) In pochi mesi si han fatto antipopolarissimi"(95). Dietro quest'ostilità verso gli ebrei vi era in realtà un interesse calcolato da parte di Ruiz Manent nel voler mantenere buone relazioni con i commercianti locali che erano stati messi in difficoltà dall'introduzione da parte di quelli ebrei di "una cosa che prima non c'era: le boteghe di prezzi unici"(96). Alla luce di quanto detto non stupisce dunque l'affermazione che, riguardo agli ebrei, "Non era conveniente per il giornale di parlare in suo favore"(97).
Il secondo caso è quello relativo all'articolo pubblicato su L'Aube il 15 agosto 1935 da Sturzo con il titolo "Obermmergau".(98) Sturzo criticava apertamente la notizia data dall'agenzia Havas di Vienna secondo la quale nella cittadina bavarese di Oberammergau, la Passione di Nostro Signore (celebre passione medievale, interpretata dagli abitanti del luogo sin dal 1634) era stata sostituita con un dramma antisemita dal titolo "Il Raccolto", avente per tema la seduzione di una giovinetta ariana-germanica da parte di un giudeo. Sturzo lamentava un simile cedimento alla "propaganda antisemita e alla cortigianeria verso il regime nazista"(99). La possibilità che lo stesso articolo venisse pubblicato su El Matí cadde quando Ruiz Manent scrisse a Sturzo che "Credo che non è prudente de pubblicare il suo articolo su Oberammergau"(100). Ruiz Manent non credeva a quanto si diceva giacché aveva avuto assicurazioni che tutto era falso; la rappresentazione teatrale "è un drama que niente ha da fare con gli hebrei... Ma questi sono quegli che hanno sparso la falsa nuova"(101). La colpa dunque, ancora una volta, era degli ebrei.
È probabile che Sturzo cominciasse a stancarsi di quest'opera di censura permanente sui suoi articoli. Non è da escludere che egli stesso rifiutasse che venisse pubblicato su El Matí l'articolo, già uscito su L'Aube con il titolo "Trenta giugno"(102), che attacccava duramente Hitler e l'assassinio di centinaia di persone avvenuto a Monaco il 30 giugno del 1934. Ruiz Manent aveva mandato a Sturzo "la prova censurata di quel suo articolo sul 30 giugno"(103) ma, visto che l'articolo non uscí mai su El Matí, c'è da credere che a Sturzo la "prova censurata" non avesse fatto particolarmente piacere e che, pertanto, non avesse dato il consenso per la sua pubblicazione.
La direzione conservatrice di Jaume Ruiz Manent non produsse i cambi sperati ne El Matí, soprattutto in campo economico; per questa ragione si decise di sollevarlo dal suo incarico nominando come nuovo direttore Fèlix Millet (presidente della "Federació de Joves Cristians de Catalunya"). Lo stesso Ruiz Manent ne dava notizia a Sturzo con lettera del 30 gennaio 1936:
"Caro Don Sturzo: Non sono più direttore. L'ulcera stomacale non va meglio e fu necessario di lasciare la preoccupazione del giornale. Scrivo come avanti sulle questione straniere, ma il direttore è adesso un altro. Vi furono anche delle discussione sulla orientazione del giornale e io profito l'occasione per uscire. Mille grazie per il suo consiglio sul mio male. Regretto che il mio ulcero non sia duodenale. E' (cosa stramissima dicono i dottori) nella parte più larga dello stomaco. Il suo articolo non è pubblicatto, perche sarebbe stato un gran colpo contro l'unione dei partiti di destra, che s'è fatto appunto contro i marxisti che qui, in Spagna sono a punto di convertire il paese in una altra Russia. Ma credo che non riusciranno, perche le destre avranno probabilmente le magioranze da per tutto. E' evidente che Gil Robles, nel fondo è monarchico, ma un monarchico che non portera la monarchia. Se egli non fosse stato anzitutto cattolico, il Re sarebbe già in Madrid. Soltanto la volontà di seguire le direttrice di Roma ha fatto di lui un republicano, anche per forza (...)"(104).
Come è facile notare, Ruiz Manent non nomina il nuovo direttore, giustificando il cambio più per la sua ulcera di stomaco che per problemi di carattere ideologico. Inoltre dava spiegazioni a Sturzo sul perché non era stato pubblicato un suo articolo (nel quale quest'ultimo considerava necessario non confondere gli interessi della Chiesa Cattolica con un'opzione politica concreta, in questo caso con quella della CEDA, alla vigilia delle elezioni generali di febbraio), dicendo che avrebbe creato problemi all'unione dei partiti delle destre contro il pericolo marxista. Le precauzioni di Ruiz Manent sarebbero servite a poco, vista la netta vittoria della coalizione delle sinistre nelle elezioni del febbraio del 1936.
Il nuovo cambio ideologico nella direzione de El Matí permise a Sturzo di esprimere le sue idee sulla CEDA con un articolo che uscì in due parti il 27 ed il 28 febbraio 1936, "La utilitat d'una derrota. Als meus amics espanyols"(105), nel quale, dopo la vittoria del Frente Popular nelle elezioni di febbraio, "Sturzo tenta di sgombrare il campo dall'idea che la sconfitta elettorale di Gil Robles e delle destre andasse interpretata come una sconfitta della Chiesa"(106). Scriveva Sturzo:
"Anzitutto un avvertimento; non cadere nella tentazione di assimilare le sorti di un partito o di una coalizione di partiti con la chiesa; non dire che la sconfitta è del cattolicesimo, nè credere che per esso tutto sia perduto. (...) La prima utilità della sconfitta è fare questa discriminazione fra i nostri partiti e la chiesa; (...) Altra utilità, che viene dalla sconfitta, è studiarne oggettivamente le cause. (...) Perché ci siano tanti avversari non di questo o quel partito, ma dell'ordinamento attuale religioso, civile ed economico, occorre che ci siano dei difetti radicali in tale ordinamento. Non è da credere che gli avversari abbiano sempre torto, e che noi abbiamo sempre ragione. La sconfitta ci deve dare un senso d'umiltà (che spesso non abbiamo) in confronto ai nostri avversari"(107).
Per tanto, umiltà di fronte alla sconfitta, riconoscimento degli errori commessi e, soprattutto, evitare di creare uno scontro tra due blocchi contrapposti, inclini alla distruzione dell'avversario: Sturzo intuiva perfettamente l'enorme rischio che si stava profilando all'orizzonte e che era dovuto a "L'errore enorme di ridurre il paese in due blocchi fermati e chiusi per l'eliminazione del competitore"(108), avvertendo, in modo quasi premonitore, che da buoni cristiani "Non bisogna mai portare le lotte elettorali sul piano di una guerra civile"(109). Per il sacerdote siciliano, il probblema fondamentale di alcuni partiti ed uomini della destra spagnola era uno molto evidente:
"Cioè ch'essi, pur partecipando alla lotta e pur eleggendo dei deputati alle Cortes, concepiscono la repubblica come una forma temporanea di regime, e il parlamentarismo come un mezzo per poterlo cambiare con il minore pericolo possibile. Questo equivoco è più grave in coloro che non si chiamano monarchici e lo sono nel cuore, in coloro che non si pronunziano per la ditattura ma la desiderano. La duplicità non è buona nè nella vita privata, nè nella vita pubblica: essa obbliga a mentire, a equivocare, a tergiversare, a fingere, a seguire vie coperte. (...) So bene che ci sono dei cattolici spagnoli che accettano per dovere di coscienza l'attuale stato republicano, ma amano ancora la monarchia; usano la scheda elettorale, ma vorrebbero un governo autoritario"(110). Questa ambiguità della maggior parte del mondo cattolico di fronte allo Stato republicano era dunque criticata con veemenza da Sturzo.
Ruiz Manent, pur riconoscendo il grande valore degli articoli di Sturzo e dandogli ragione per quanto da lui affermato, credeva che "la recente sconfitta incrementara il monarchismo delle destre, o meglio il fascismo in uno o altro modo"(111), anche se non in Catalogna "che da sempre è repubblicana". Non vè dubbio che le previsioni di Ruiz Manent erano abbastanza fondate. D'altro canto, egli non sembrava nutrire nessuna fiducia nell'appena restaurata autonomia catalana, esprimendo il suo giudizio in una lettera del 3 marzo 1936 diretta a Sturzo:
"Non ho fede nella autonomia catalana ristaurata: 1º perché questi uomini non sono capaci di fare altro che nell'ottobre del 1934. 2º perché l'autonomia in se è diffetuosissima e risulta inefficace nel campo dell'economia, che è il principale di Catalogna. 3º per la diffidenza naturale del Governo Centrale. Il sentimento catalano è sempre anarchico (credo che questo gli dicevo una volta personalmente), e fa indeffettibilmente quello che non conviene. Non è una beffa, ma forte realità. Anche moltissimi catolici hanno votato le sinistre, soltanto per quello sentimento feminile verso i poveri prigioneri. Nella letteratura catalana antica sono già parecchi i poemi sul tema dei poveri prigioneri"(112).
Anticipando le possibili dimissioni del Presidente della Repubblica, Alcalá Zamora, Ruiz Manent considerava che gli unici possibili candidati alla successione, Albornoz ed Ossorio, non erano adeguati, il primo perché era "un asino, ancora più sciocco que Alcalà, e molto anti-clericale"(113), ed il secondo perché "i cattolici come Ossorio non giovano a la religione; questo è una paradossa che Lei udirebbe a molti cattolici, insodisfatti dell'attuazione di Alcalá Zamora, un altro cattolico"(114). Concludeva infine con la considerazione che il governo era vittima del ricatto dei comunisti e che, forse, non vi era che una soluzione: "la dittatura militare? Io credo che non sia lontana"(115).
In una lettera del 5 maggio 1936 Ruiz Manent ribadiva in modo ancor più netto quanto affermato precedentemente. Considerava la situazione politica molto difficile non nutrendo alcuna fiducia nelle sinistre:
"I marxisti paiono padroni della Spagna, e le sinistre non hanno alcuna forza...ne buona intenzione. Io credo gli Azaña e compagni sono più da temere che i comunisti aperti"(116), e notando un lento disfacimento delle destre: "Le destre se ne vanno tutte meno il fascismo, e Gil Robles rimane solo. L'esercito si mantiene ancora unito e contra il marxismo, ma si fanno sforzi incredibili (anche da parte di Azaña) per corromperlo. Io credo che la situazione attuale persiste, i marxisti riusciranno a sfare l'unione dei corpi armati e allora la rivoluzione sara trionfante"(117).
Ancora una volta, Ruiz Manent vedeva nella dittatura l'unica soluzione per evitare il rischio di una nuova rivoluzione russa: "Ma anche è possibile un colpo di Stato che porterebbe apparecchiatto il fascismo. Forse sarebbe questa la unica soluzione. Lei sa che in certi regioni spagnuole il popolo è piu barbaro del russo, e i risultati della rivoluzione trionfante sarebbe horribile"(118), mentre considerava poco credibile la possibilità che Ángel Ossorio y Gallardo venisse eletto Presidente della Repubblica: "Ossorio è sprezzatto da tutti: destre e sinistre. Ne uno dei diputatti delle sinistre gli acepterebbe come Presidente, poiche egli non ha la coscenza libera (è cattolico). Naturalmente, i cattolici non accettano la teoria di Ossorio, che il laicismo non sia alcun male..."(119).
Con lettera del 2 giugno 1936 Ruiz Manent ribadisce ancora una volta che "La situazione politica è molto cattiva"(120), che il numero dei disoccupati cresce di giorno in giorno e che crede che "non è altra uscita che un governo di Forza"(121). La dittatura viene non solo prevista ma, soprattutto, auspicata: "Credo che nel resto di Spagna c'è un movimento patriotico più o meno fascista e serio, ma in Catalogna non abbiamo nè una cosa nè un l'altra"(122), altrimenti "ci viene sopra una catastrofe"(123).
Le previsioni più pessimistiche si fecero realtà il 17 e il 18 luglio del 1936 con la rivolta dei militari capeggiati da Franco, il cosidetto "Alzamiento Nacional": era l'inizio della Guerra Civile.
Ruiz Manent scappò in Svizzera per evitare la repressione che si scatenò contro i settori più reazionari della società catalana dopo l'insuccesso del "Alzamiento Nacional" in Catalogna. La redazione de El Matí venne incendiata il 19 luglio 1936 e la tipografía passò nelle mani del PSUC (Partido Socialista Unificado de Catalunya)(124). Ciò nonostante, la corrispondenza tra Sturzo e Ruiz Manent continuò abbondante nei mesi successivi, anche se le differenze d'opinione si andarono acuendo sempre più, soprattutto per ciò che si riferiva al ruolo della Chiesa ed alle persecuzioni subite dai cattolici e dal clero spagnolo.
Il 5 ottobre 1936, da Ginevra, Ruiz Manent scrisse a Sturzo:
"bisognera ralliarse con fede al critianissimo Franco afinché Spagna no divenga peggio che Russia. Molti dei miei amici, anche due preti d'El Matí sono stati uccisi. Bisogna nulla dire nel giornale né su i suoi redattori, perche molti ancora sono a Barcelona e quelli que sono usciti hanno la minaccia delle rapresalie. Ossorio è in Ginebra ma non merita que nessun cristiano parli con lui"(125).
Alla fiducia che Ruiz Manent aveva per Franco, Sturzo contrappose, nella sua risposta del 12 ottobre 1936, l'opinione che:
"la chiesa cattolica e il papato non sono conniventi con la rivolta militare e con la guerra civile" e che "bisogna convenire che la dottrina cattolica condanna la rivolta militare. Quei cattolici che l'hanno istigata, ispirata, favorita (siano anche preti, gesuiti e vescovi) hanno agito contro gl'insegnamenti della morale cattolica"(126).
La rivolta militare era, per la morale cattolica, inaccettabile perché "la difesa deve essere incolpevole, e si deve evitare il maggior danno alla comunità"(127). La maggior preoccupazione di Sturzo era che:
"Metà della Spagna, per giunta, crederà che la colpa è della Chiesa; odierà la Chiesa; e quest'odio sarà coltivato con il ricordo dei morti, con le terribili mostruosità della guerra (dai due lati senza discriminazione qualitativa ma solo di più o di meno secondo i casi). In tutta Europa, in tutto il mondo, la guerra civile spagnuola sarà rinfacciata ai cattolici come la notte di S. Bartolomeo e come la repressione del Duca d'Alba nelle Fiandre. Ne abbiamo avuto troppo dell'Inquisizione di Spagna, (quasi sempre in mano ai re e a scopo politico) per avere oggi i crociati spagnuoli contro un popolo ch'è stato in fin dei conti abbandonato, spiritualmente e socialmente e lasciato preda al socialismo e sindacalismo, ed oggi al comunismo"(128).
Secondo Sturzo bisognava fare qualunque sforzo per sganciare la Chiesa da un ruolo diretto nella Guerra Civile.
Ruiz Manent non era della stessa opinione ed, il 20 ottobre 1936, chiariva in modo netto che, dopo la vittoria del Frente Popular nelle elezioni di febbraio, era cominciata una vera e propia rivoluzione comunista. Pertanto, Franco stava salvando la Spagna dal rischio di trasformarsi in una nuova Russia e che, per tale ragione, biognava appoggiarlo. Aggiungeva:
"Non so si la rivoluzione militare è un affare dei cattolici o no, ma credo che i cattolici hanno perfetto diritto di difendere la loro patria, sia contro gli nemici di fuori sia contro gli nemici dell'interiore. Non so anche se il popolo spagnuolo è stato abbandonato spiritualmente e socialmente e lasciato preda del socialismo e sindicalismo, ed oggi al comunismo, ma in altri paesi che si vantanno di aver fatto meglio, la situazione non diviene meglio. Nel Belgio, per esempio"(129).
Probabilmente, il momento di maggior contrasto tra Sturzo e Ruiz Manent fu quando il primo scrisse due articoli su L'Aube riferendosi ai tragici avvenimenti dei Paesi Baschi ed al bombardamento di Guernica(130), dopo aver firmato il manifesto Por le peuple basque(131) del maggio del 1937.
Nella lettera del 4 giugno 1937, Ruiz Manent affermava che ciò che Sturzo aveva scritto gli aveva causato una "profonda tristizia", non comprendendo come potesse difendere quei baschi "alliati di comunisti che causanno alla Chiesa e alla Spagna un tan grande male"(132). Negava fermamente che molti baschi fossero "rossi" ed affermava che solo la sesta parte della popolazione era nazionalista e che, pertanto, era totalmente sbagliato parlare "d'una Euzkadi desiderosa de l'independenza o l'autonomia"(133). Gli sembrava sorprendente il paragone che Sturzo faceva nei suoi articoli tra la persecuzione degli Armeni e ciò che era avvenuto nei Paesi Baschi: "Dove a letto Lei che i baschi siano sterminati? Tutto il contrario avviene. Nulla parte la guerra fu più humana, per quanto quelli che combattono gli nazionalisti sono gli migliori cristiani d'Euzkadi e di Spagna: gli carlisti baschi. Prego Lei di dirme dove si è informato"(134). Accusava Aguirre(135) ed i suoi seguaci di mentire costantemente sin dall'inizio della guerra, mentre il governo di Salamanca (franchista) "non ha mentito mai"(136), ed arrivava all'affermazione paradossale che "Gli inzendiarii di Guernica furono gli medessimi di Irun, Eibar, Lequeitio, Durango, Amorebieta e tanti altri!"(137).
Ruiz Manent non aveva nessuna remora nel dichiarare apertamente che:
"Noi, gli catalani, siamo tutti entussiasti partigiani di Franco. Coi rossi sonno soltanto gli anticlericali e quattro o cinque pazzi della Uniò Democràtica de Catalunya, colligatti coi communisti malgrado l'oposizione dell'99? dei membri di prima del 18 luglio (...) tutti gli cattolici, anche quelli que prima erano separatisti, sospirano per l'arrivata di Franco in Catalonia. Degli operai, cattolici e non cattolici, la gran maggioranza aspettano anche il trionfo dei nazionalisti come la loro liberazione. I contadini sonno tutti per il movimento nazionale. Se non fosse per la mano ferrea che Moscou ha in Barcelona e l'aiuto del Front Populaire francese, la pace nazionalista sarebbe già un fatto. I catalanisti non sonno mai stati nella storia più perseguitati di oggi"(138).
Evidentemente, Sturzo considerò opportuno rispondere a simili dichiarazioni di stile fortemente demagogico ("era pura propaganda politicoideològica")(139), giacché non credeva per nulla che i carlisti baschi fossero i migliori cristiani d'Euzkadi e della Spagna, o che fossero stati gli stessi baschi a bombardare Guernica, né tantomeno che i catalani fossero tutti entusiasti partigiani di Franco e che tutti i cattolici della Catalogna stessero aspettando con ansia il suo arrivo a Barcellona.
Il 17 giugno 1937 chiariva tre punti:
"1) la rivolta dei generali non era, cristianamente, lecita; 2) la resistenza dei fedeli e dei preti attaccati nelle chiese poteva essere lecita se si limitava alla stretta difesa delle loro persone e (forse) delle chiese; 3) la guerra civile che ne è seguita, non era lecita ed è un maggior male, che si doveva evitare"(140).
Riferendosi ai baschi ed a Guernica, le sue idee erano ancor più decise:
"1) Essi difendono le loro autonomie tradizionali; trattarono con le destre, nel periodo elettorale del 1935-36 e non ebbero che rifiuti. Trattarono con il Fronte popolare ed ebbero promesse e assicurazioni. Erano alleati del governo di Madrid. Ammessa che la rivolta dei generali era illegittima e illecita, i baschi non avevano nessun dovere di allearsi a Franco, ed avevano anche il diritto di opporsi a lui. 2) E' vero che i baschi di Bilbao non sono tutti i baschi. Ma sono coloro che difendono la tradizione di Euzkadi. Essi si difendono: ne hanno il diritto. Certo essi non potranno imporre l'uso delle tradizioni alle province dissidenti; e vice-versa. La Navarra in altri tempi fece causa da se e si legò ai Re di Castiglia; così oggi; non può pretendere lo stesso dalla Biscaglia. 3) Ho paragonato i baschi agli armeni: i fatti di Durango, di Guernica, etc. e la minaccia del fu Generale Mola di distruggere Bilbao, (minaccia messa in atto con l'aviazione tedesca e italiana), l'evacuazione della popolazione (per salvarla) dimostrano chiaramente la mia asserzione. 4) Lei crede che Guernica e Durango siano state incendiate dai baschi. Io ho fede nel corrispondente del Times, nelle affermazioni testimoniali di Padre Onaindia, e degli altri preti che han fatto l'esposto al Vaticano, nella testimonianza di Mrs. Beer, una signora cattolica inglese che conosco da molti anni, e che fu presente al bombardamento di Durango, e con la quale io ho parlato personalmente. Oramai nemmeno gli oppositori negano il bombardamento di Durango e Guernica"(141).
L'analisi della questione basca permetteva a Sturzo di mantenersi fedele alle sue teorie autonomiste che, da sempre, avevano caratterizzato la sua visione politica, riproponendo con forza una sua vecchia convinzione:
"che una reale democrazia fosse possibile solo dopo il superamento delle rigidezze e delle chiusure dello Stato nazionale di stampo ottocentesco e grazie all'instaurazione ed alla valorizzazione di un vasto e ramificato sistema di autonomie"(142).
Per tale ragione, protestava energicamente affinché si mantenesse il rispetto delle tradizioni, della lingua e della cultura dei Paesi Baschi. Era una voce di protesta contro i nuovi totalitarismi che minacciavano l'Europa intera attraverso un'omolagazione ed una massificazione anti-democratica. Era anche il disperato tentativo di non farsi risucchiare da nessuna delle due parti in lotta, mantenendosi "en una tercera via molt "poc oficial", almenys respecte del món católic en general"(143), ed esprimendo opinioni che erano condivise solo da una piccola minoranza (in essa si trovavano personaggi del calibro di Jaques Maritain e del frate domenicano francese M.D. Chenu(1) e che erano molto diverse rispetto a quelle della maggioranza dei cattolici europei. Evidentemente: "uns catòlics defensant(144) amb les armes a la mà la causa republicana eren una rara avis difícil d'acceptar"(145) .
Sturzo non aveva remore nel dichiarare apertamente di aver desiderato che, sin dal primo momento, la Chiesa spagnola avesse fatto opera di mediazione senza appoggiare nessuna delle due parti in lotta, giacché:
"La Chiesa non maledice i suoi persecutori, ma prega per essi; non li uccide, ma cura le loro piaghe, non si arma e non arma gli altri; ma predica la pace per tutti; là solamente è la Chiesa"(146) .
È evidente che le divergenze tra Sturzo e Ruiz Manent risiedevano fondamentalmente nella differente interpretazione che davano alla Guerra Civile: guerra di civilizzazione, e pertanto guerra religiosa e culturale, per Ruiz Manent; guerra socio-politica per Sturzo, che non accettava l'idea di una "guerra santa" o di una "crociata" che difendesse la civiltà cristiana, spagnola ed europea dal pericolo comunista ed anarchista. Questa differenza d'impostazione non lasciava spazio a nessun tipo di dialogo. La posizione di Sturzo era inconciliabile con quella di Ruiz Manent, che "s'havia llançat a ulls clucs en braços de la literatura franquista més virulenta"(147) .
Da non dimenticare che Sturzo, proprio in quei giorni, portava a termine la sua opera , Chiesa e Stato(148) , che si pubblicò una prima volta in Francia nel 1937 e, come ben sottolinea il Malgeri, le pagine che si occupano della situazione spagnola "risentono fortemente del clima e delle passioni di quei giorni"(149).
Nel frattempo il sacerdote siciliano cominciò a convincersi del fatto che l'unico modo di far terminare il conflitto spagnolo era mettersi al lavoro per cercare una "pace di compromesso". La nascita in Francia del "Comité espagnol pour la paix civile y del Comité d'action pour la paix en Espagne", ad opera di Mendizábal ed altri rifugiati spagnoli all'estero, lo spinsero a promuovere a Londra la creazione del "British Committe for Civil and Religiuos peace in Spain", coinvolgendo in esso vari rappresentanti della politica e della cultura inglese (Seton Watson, Wickham Steed, etc.)(150) .
Fu soprattutto nei vari tentativi fatti per liberare Manuel Carrasco i Formiguera(151) laddove si sviluppò maggiormente l'attività di Sturzo durante quei mesi. A questo proposito, è necessario ricordare le opere molto complete e minuziose di Hilari Raguer sulla vita e la morte del segretario dell'UDC(152). In questo contesto, mi limito a citare una interessante analisi di Botti su parte della corrispondenza tra Sturzo ed Alfredo Mendizábal, che può "tener cierto interés por los detalles que aporta sobre los intentos que se hicieron para evitar el trágico fin del político catalán" e "nos permite averiguar lo mucho que intentaron los que poco podían en contraste con lo poco que hicieron los que mucho más habrían podido hacer"(153) Analizzando varie lettere che Sturzo scambia con Mendizábal a partire dal 23 ottobre 1937 (lettera nella quale si trova il primo riferimento al caso di Carrasco i Formiguera), Botti arriva alla conclusione che: "la Santa Sede supo y estuvo involucrada en los intentos de liberación del político catalán", che "el compromiso del Foreign Office tuvo que ser mayor de lo que se ha pensado hasta la fecha", che furono numerosi "los intentos y las iniciativas de los ambientes católicos democráticos vinculados con los Comités comprometidos en una solución negociada del conflicto español", e che ancora una volta è evidente "la obstinación de Franco en dejar que la sentencia se ejecutara"(154).
L'attività di Sturzo era stata frenetica ed allo stesso tempo ostinata, nel tentativo di coinvolgere tutte le personalità che conosceva con il fine d'ottenere la liberazione del politico catalano (Botti cita, a parte le lettere con Mendizábal, la corrispondenza che Sturzo mantenne con: W. H. Steed, giornalista di fama internazionale ed ex direttore de The Time; Pablo de Azcárate, anbasciatore spagnolo a Londra; Robert Vansittart, sottosegretario e, successivamente, segretario generale del Foreign Office fino al 31 dicembre del 1937; Joan Batista Roca i Caball, redattore e segretario di redazione de El Correo Catalán, e fondatore e dirigente della UDC; Barbara Carter Barclay, fondatrice del gruppo People and Freedom e segretaria generale della Internacional Christian Democratic Union con sede a Londra)(155). Ciò nonostante, "questo impegno continuo, assiduo, intenso, non portó i risultati sperati"(156), e l'illusione che una mediazione internazionale favorisse la pace in Spagna, si vide frustrata quando Carrasco i Formiguera venne giustiziato.
È quanto meno curioso notare come, del tema relativo alla prigionia ed alla morte del segretario dell'UDC, non v'è alcun riferimento nella corrispondenza tra Sturzo e Ruiz Manent. Probabilmente, Carrasco i Formiguera era per Ruiz Manent uno dei "quattro o cinque pazzi della Uniò Democràtica de Catalunya, colligatti coi communisti"(157) e qualunque tipo di dialogo tra lo stesso Ruiz Manent e Sturzo era ormai impossibile per le sempre più accentuate divergenze d'opinione sugli avvenimenti relativi alla Guerra Civile. Sturzo preferì non mandare più al suo amico nessuna copia degli articoli che andava pubblicando sulla stampa dell'epoca, per non causargli ulteriori dispiaceri, fatto che Ruiz Manent interpretò come un'interruzione dei commenti d'opinione sulla Guerra Civile da parte del sacerdote siciliano:
"Vedo che Lui non scrive più sulla Spagna. Gradisco molto questo silenzio, già che Lei non può scrivere in favore della nostra causa. Siamo tanti entusiasmati e speranzati! Peccato che Lei non possa accompagnarsi a questa gioia della Nuova Spagna. Io spero ancora che i fatti convencerano Lui. Il nostro sera uno Stato tanto cristiano!"(158).
In realtà, lo stesso Sturzo, il giorno di Natale del 1937, avrrebbe spiegato a Ruiz Manent che non gli aveva mandato nessuno dei suoi scritti sulla Spagna "per non recarle dispiacere; così neppure le ho mandato il mio nuovo libro L'Eglise et l'Etat, dove ci sono accenni alla Spagna. Da maggio in poi io lavoro di accordo con il "Comitato per la pace civile e religiosa in Spagna", pace di conciliazione; e non pace imposta da una vittoria"(159).
Ancora una volta, Sturzo riaffermava il concetto della illeggittimità della rivolta militare e considerava la Guerra Civile moralmente inaccettabile, concludendo inequivocabilmente:
"Uno Stato Cristiano come effetto di una guera civile costruito da coloro che hanno le mani insanguinate prima, non è concepibile"(160).
Gli avvenimenti posteriori avrebbero dimostrato che ciò che Sturzo riteneva eticamente inconcepibile, ossia uno Stato cristiano quale risultato di una guerra civile, il "cristianissimo" Franco si sarebbe preoccupato di farlo divenire realtà per i quaranta anni successivi di storia spagnola.

NOTE
(1) F. Piva, Vita di Luigi Sturzo, Cinque Lune, Roma 1972, pp. 360-370; F. Malgeri, Profilo biografico di Luigi Sturzo, Cinque Lune, Roma 1975, pp. 114-116; G. De Rosa, Sturzo, Utet, Torino, 1977, pp. 338-365.
(2) L. Sturzo, Miscellanea londinese, vol. I-IV, Zanichelli, Bologna, 1965-1974.
(3) L. Sturzo, Scritti inediti, vol. II (1924-1940), a cura di F. Rizzi, Cinque Lune, Roma, 1975.
(4) G. Campanini, Una battaglia per la libertà della Chiesa, in Aa.Vv., I Cattolici italiani e la guerra di Spagna, Morcelliana, Brescia, 1978, pp. 167-219.
(5) A. Botti, La Spagna degli anni '30 e Luigi Sturzo, in La Spagna degli anni '30 di fronte all' Europa, Atti del Convegno di Salerno (maggio 1998), a cura di Francesco Saverio Festa e Rosa Maria Grillo, Antonio Pellicani Editore, Roma 2001, p. 130.
(6) Ibidem, pp. 130-131.
(7) F. Malgeri, Sturzo e la Spagna negli anni Trenta, in Universalitá e cultura nel pensiero di Luigi Sturzo, Atti del Convengo Internazionale di studio (Istituto Luigi Sturzo, 28-29-30 ottobre 1999), Rubbettino Editore, Roma, 2001, pp. 403-415.
(8) G. Campanini, Sturzo e la questione basca negli anni della guerra civile spagnola, in Universalitá e cultura nel pensiero di Luigi Sturzo, Atti del Convengo Internazionale di studio (Istituto Luigi Sturzo, 28-29-30 ottobre 1999), Rubbettino Editore, Roma, 2001, pp. 417-423.
(9) A. Botti, Luigi Sturzo e la Spagna: dalla proclamazione della Repubblica alla vigilia della vittoria del Fronte popolare (1931-1936), in Aa.Vv., Studi in onore di Raffaele Molinelli, Argalìa, Urbino, 1998, pp. 30-46; La liberación de Manuel Carrasco i Formiguera a través de la correspondencia entre Alfredo Mendizábal y don Luigi Sturzo (1937-1938), en Aa.Vv., Ciudad de los hombres, ciudad de Dios. Homenaje a Alfonso Álvarez Bolado, S. J., Universidad Pontificia Comillas, Madrid, 1998, pp. 497-513; La Spagna degli anni '30 e Luigi Sturzo, Op. cit., pp. 129-152.
(10) G.-J. Graells, "Don Sturzo y Catalunya", Serra d'Or, 15 dicembre 1971.
(11) Miquel Coll i Alentorn, "Un article sobre Don Sturzo", Serra d'Or, 15 febbraio 1972.
(12) O. Alzaga Villaamie, La primera democracia cristiana en España, Ariel, Barcelona, 1973 (traducción en italiano: Le origini della Democrazia Cristiana in Spagna, Cinque Lune, Roma, 1978); J. Tusell, Historia de la Democracia cristiana en España, Edicusa, Madrid, 1974 (Sarpe, Madrid, 1986); J. Tusell y G. García Queipo de Llano, El catolicismo mundial y la guerra de España, Bac, Madrid, 1993, pp. 218-235; S. Trinchese, La democrazia cristiana in Spagna e Luigi Sturzo, in La Europa del Sur en la época liberal. España, Italia y Potugal. Una perspectiva comparada, a cura de Silvana Casmirri, Manuel Suárez Cortina, Universidad de Cantabria, Santander, 1998, pp. 273-296.
(13) A. Morelli, "Don Sturzo face à la guerre d'Espagne et specialment au problème de la Catalogne et du Pays basque", Anuari de la Societat d'Etudis d'Historia Eclesiástica Moderna y Contemporánia de Catalunya, 1987, pp. 133-56.
(14) A. Botti, La Spagna degli anni '30 e Luigi Sturzo, Op. cit., p. 132.
(15) L. Sturzo, Articles a El Matí (1929-1936), a cura de Ferran Camps i Vallejo, Clotilde Parellada i Rossel, Partit Popular Europeu, Barcelona, 1992.
(16) Lettera di J. M. Casasses a Sturzo, 23 febbraio 1934, ALS, s. CS, f. 487, c. 5.
(17) Ibidem.
(18) Miquel Coll i Alentorn, "Un article sobre Don Sturzo", art. cit., pp. 33-34.
(19) Segretario della Unió Democrática de Catalunya, era caduto in mani franchiste nella notte tra il 5 ed il 6 marzo del 1937; condannato a morte dal "Consejo de Guerra" di Burgos il 28 agosto del 1937, venne giustiziato il 9 aprile del 1938.
(20) Minuta di Sturzo a Jaume Ruiz Manent, 23 agosto 1929, ALS, s. BY, f. 444, c. 2.
(21) Cfr. L. Sturzo, Articles a El Matí (1929-1936), Op. cit., p. 27.
(22) L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., p. 31.
(23) Ibidem, p. 28.
(24) Ibidem.
(25) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 22 aprile 1930, ALS, s. BP, f. 309, c. 8.
(26) L. Sturzo, "La qüestió flamenca", 2 aprile 1930, El Matí, in L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., p. 94-98.
(27) L. Sturzo, "La questione fiamminga", 2 aprile 1930, El Matí, in L. Sturzo, Miscellanea londinese, Op. cit., vol. I, pp. 251-257.
(28) In realtà, all'inizio non ci sono grandi cambi tra l'originale in italiano e l'articolo definitivo in catalano. Per esempio, nel caso del citato articolo "La qüestió flamenca", laddove Sturzo scrive "le minoranze oppresse cominciarono a rivendicare i loro diritti sul terreno della lotta política dei popoli", ne El Matí si sopprime il termine "lotta" lasciando un più prudente "terreny de la política dels pobles".
(29) Dopo la lettera del 22 aprile 1930, c'è solo una cartolina di Ruiz Manent a Sturzo del maggio 1930 (ALS, s. BU, f. 411, c. 46) ed una lettera di J. M. Capdevila allo stesso Sturzo del 13 maggio 1930 (ALS, s. BU, f. 411, c. 43) nella quale lo si informava di un viaggio di Ruiz Manent in Svizzera, Germania ed Olanda, e della possibilità di poter pubblicare il suo articolo "La questió flamenca" (2 aprile del 1930) in inglese.
(30) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 27 novembre 1932, ALS, s. BU, f. 412, c. 107.
(31) A. Botti, La Spagna degli anni '30 e Luigi Sturzo, Op. cit., p. 136; A. Botti, Luigi Sturzo e la Spagna: dalla proclamazione della Repubblica alla vigilia della vittoria del Fronte popolare (1931-1936), Op. cit., p. 33.
(32) L. Sturzo, "Quel che resta delle monarchie europee", 1 agosto 1930, El Matí, in L. Sturzo, Miscellanea londinese, Op. cit., vol. I, pp. 274-279; L. Sturzo, "El que resta de les monarquies europees", El Matí, in L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., pp. 114-115.
(33) F. Malgeri, Sturzo e la Spagna negli anni Trenta, Op. cit., p. 404.
(34) L. Sturzo, "A proposito del giuramento politico", febbraio 1932, Res Publica, in L. Sturzo, Miscellanea londinese, Op. cit., vol. II, p. 47.
(35) La prima edizione di quest'opera si pubblicò in inglese (L. Sturzo, The international community and the rigt of war, traslated by Barbara Barclay Carter with a foreword by G. P. Gooch, Allene and Unwin, London, 1929). In Italia si pubblicò per la prima volta nel 1954 (L. Sturzo, La comunità internazionale e il diritto di guerra, Zanichelli, Bologna, 1954).
(36) La prima edizione di quest'opera si pubblicò in inglese (L. Sturzo, Italy and fascismo, traslated by Barbara Barclay Carter, with a preface by Gilbert Murray D. Litt., Faber and Gwyer, London, 1926). In Italia si pubblicò per la prima volta nel 1965 (L. Sturzo, Italia e fascismo, Zanichelli, Bologna, 1965).
(37) Lettera di Jaume RuizManent a Sturzo, 21 settembre 1929, ALS, s. BY, f. 444, c. 3.
(38) Minuta di Sturzo a Jaume Ruiz Manent, 5 ottobre 1929, ALS, s. BY, f. 444, c. 3.
(39) Minuta di Sturzo a Jaume Ruiz Manent, 24 ottobre 1929, ALS, s. BY, f. 444, c. 4.
(40) Lettera di Jaume RuizManent a Sturzo, 27 novembre 1932, ALS, s. BU, f. 412, c. 107.
(41) Minuta di Sturzo a Jaume Ruiz Manent, 3 dicembre 1932, ALS, s. BY, f. 412, c. 108.
(42) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, dicembre 1932, ALS, s. BP, f. 313, c. 77.
(43) L. Sturzo, "L'"Home rule" per a Escòcia i el regionalisme", 23 dicembre 1932, El Matí, in L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., pp. 130-132.
(44) L. Sturzo, "L'"Home rule" per la Scozia ed il regionalismo", 23 dicembre 1932, El Matí, in L. Sturzo, Miscellanea londinese, vol. II, pp. 146-149, Zanichelli, Bologna, 1965-1974.
(45) Sturzo scrisse due articoli a tal proposito: "El popularisme", 8 febbraio 1933, ed "El sindicalisme cristià", 21 febbraio 1933 (in L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., pp. 134-138); entrambi gli articoli si trovano anche, nella loro versione italiana, in L. Sturzo, Miscellanea londinese, Op. cit., vol II, pp. 153-158).
(46) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, dicembre 1932, ALS, s. BP, f. 313, c. 77.
(47) Ibidem.
(48) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, gennaio 1933, ALS, s. BU, f. 413, c. 4.
(49) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 28 giugno 1933, ALS, s. BU, f. 413, c. 17.
(50) Joan March i Ordinas (1880-1962), personaggio molto discusso, capace di crearsi un impero economico dal nulla grazie ad una serie d'operazioni speculative di grande efficacia, anche se moralmente censurabili (compravendita di terreni, monopolio nel commercio di tabacco con il Marocco, creazione della Compagnia Transmediterranea) e di scontrarsi violentemente contro il "caciquismo" politico dell'epoca, presentandosi quale capitalista moderno in lotta contro strutture economiche fossilizzate. Propietario del giornale El Día (1921), fonda una propia banca, Banca March SA (1926), e viene eletto deputato alle "Cortes" nel 1931, nel 1933 e nel 1936, con la coalizione delle destre. Aiuta finanziariamente la rivolta dei militari franchisti.
(51) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 4 novembre 1933, ALS, s. BU, f. 413, c. 66.
(52) F. Malgeri, Sturzo e la Spagna negli anni Trenta, Op. cit., p. 405.
(53) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 16 novembre 1933, ALS, s. BU, f. 413, c. 84.
(54) L. Sturzo, "El plebiscit alemany i les eleccions a España", 5 dicembre 1933, El Matí, in L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., pp. 180-182; pubblicato anche in L. Sturzo, Miscellanea londinese, Op. cit., vol II, pp. 283-285.
(55) Lettera di J. M. Casasses a Sturzo, 23 febbraio 1934, ALS, s. CS, f. 487, c. 5.
(56) L. Sturzo, "Austria vista des d'Anglaterra", 24 febbraio 1934, El Matí, in L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., pp. 197-199.
(57) L. Sturzo, "L' Austria vista dall'Inghilterra", 24 febbraio 1934, El Matí, in L. Sturzo, Miscellanea londinese, Op. cit., vol. II, pp. 20-24.
(58) Ibidem.
(59) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 26 febbraio 1934, ALS, s. BU, f. 414, c. 5.
(60) Ibidem.
(61) Ibidem.
(62) Ibidem.
(63) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 10 giugno 1934, ALS, s. BP, f. 322, c. 13.
(64) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 3 luglio 1934, ALS, s. BP, f. 322, c. 14.
(65) L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., p. 31.
(66) Joseph María Ruiz Manent, avvocato e giornalista, scriveva per La Vanguardia, La Voz, El Sol, La Veu de Catalunya e, naturalmente, El Matí. Sin da giovane collaborò alla creazione dei sindacati cattolici con il gesuita Gabriel Palau. Intimo amico di Ángel Ossorio y Gallardo, fu nominato dal Ministro de Gobernación della II Repubblica, Miguel Maura, ispettore generale delle assicurazioni. Contrario al franchismo, mantenne una perfetta concordanza d'idee con Sturzo. Terminata la guerra, continuò ad esercitare come avvocato, permettendo che la sua casa fosse un luogo di dibattito per i cattolici catalani e catalanisti che passavano da Madrid (Cfr. L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., p. 25).
(67) Ángel Ossorio y Gallardo (1873-1946), fondatore del primo partito democratico cristiano spagnolo (il PSP, Partido Social Popular) e "Gobernador civil" di Barcellona, fu uno degli amici più intimi di Sturzo, con il quale mantenne una fitta corrispondenza. Durante la dittatura di Primo de Rivera fu oppositore del regime, mentre molti esponenti social-popolari entravano a far parte del partito unico (Unión Patriótica). Collaborò con la Repubblica senza far parte di nessun partito in concreto. Nel 1938 fuggì in Francia e da lì andò in Argentina, dove morì nel 1946. Scrisse molte opere il cui tema centrale è la necessità dell'ordine giuridico nella società civile (Cfr. A. Botti, La Spagna degli anni '30 e Luigi Sturzo, Op. cit., p. 133 e A. Botti, Luigi Sturzo e la Spagna: dalla proclamazione della Repubblica alla vigilia della vittoria del Fronte popolare (1931-1936), Op. cit., p. 31).
(68) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 16 febbraio 1935, ALS, s. BU, f. 416, c. 22.
(69) A. Botti, La Spagna degli anni '30 e Luigi Sturzo, Op. cit., p. 143; A. Botti, Luigi Sturzo e la Spagna: dalla proclamazione della Repubblica alla vigilia della vittoria del Fronte popolare (1931-1936), Op. cit., p. 39.
(70) L. Sturzo, "Exprés Barcelona-Madrid", 25 e 26 settembre 1934, El Matí, en L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., p. 238-242. Si tratta di un articolo in due parti che non si trova in Miscellanea londinese.
(71) Ibidem, p. 239.
(72) Ibidem.
(73) L. Sturzo, "Llibertat i lleialtat", 22 ottobre 1934, El Matí, in L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., pp.247-249.
(74) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 22 ottobre 1934, ALS, s. BP, f. 322, c. 57.
(75) Lluis Companys (1883-1940), republicano di estrema sinistra, venne eletto deputato alle "Cortes" nel 1920. Nel 1931 divenne sindaco di Barcellona e sucesivamente fu "Gobernador Civil" sempre a Barcellona e deputato per le "Cortes constituyentes" rappresentando il partito di minoranza dell'Ezquerra Republicana de Catalunya. Ministro della Marina sotto un governo presieduto da Azaña, occupò la Presidenza della "Generalitat de Catalunya" dalla quale, il 6 ottobre 1934, si oppose al Governo Centrale proclamando la Republica Federale (in concomitanza col movimento rivoluzionario nelle Asturie). Fu fucilato dal regime franchista nel 1940.
(76) L. Sturzo, "Libertà e lealtà", in L. Sturzo, Miscellanea londinese, Op. cit., vol. III, pp. 91-94.
(77) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 22 ottobre 1934, ALS, s. BP, f. 322, c. 57.
(78) L. Sturzo, "Libertà e lealtà", in L. Sturzo, Miscellanea londinese, Op. cit., vol. III, pp. 91-94.
(79) L. Sturzo, "Horrors i responsabilitats", 21 novembre 1934, El Matí, in L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., pp. 251-253.
(80) Alfredo Mendizábal (1897-1981), nacque a Saragozza. Suo padre, Luis Mendizábal Martí, era professore di Diritto naturale nell'università aragonese e poi divenne cattedratico di Filosofia del diritto in quella di Madrid. Alfredo, nel 1926, fu nominato cattedratico di Diritto naturale nell'Università di Oviedo e fece parte della "Federación de Estudiantes Católicos". Durante la rivolta nelle Asturie (ottobre del 1934) gli bruciarono la casa e tutti i suoi beni. Fu promotore della "Unión Católica de Estudios Internacionales" (o "Unión de Friburgo"), e sviluppò il suo progressismo sotto l'influenza di Maritain. Fondó, con José María Ruiz Manent, José María Semprún e José Bergamín, la rivista culturale e letteraria Cruz y Raya. Allo scoppio della Guerra Civile, Mendizábal fuggì in Francia e, da Parigi, svolse un ruolo fondamentale nell'organizzazione del "Comité Espagnol pour la paix civil". Dopo l'invasione nazista, Mendizábal laciò Parigi per andare a New York dove fu professore, tra il 1942 ed il 1946, nella "New School for Social Reserch" e nella "French University". Divenne funzionario presso le Nazioni Unite tra il 1946 ed il 1953, poi andò a Ginevra dove svolse varie funzioni per diverse organizzazioni internazionali. Morì, vedovo e molto malato, il 25 aprile del 1981 nella casa di suo fratello ad Almeria. (Cfr. A. Botti, La Spagna degli anni '30 e Luigi Sturzo, Op. cit., pp. 136-139; A. Botti, Luigi Sturzo e la Spagna: dalla proclamazione della Repubblica alla vigilia della vittoria del Fronte popolare (1931-1936), Op. cit., pp. 34-36).
(81) Maximiliano Arboleya (1870-1951), anima del cattolicesimo sociale e del sindacalismo cristiano non confessionale, studiò nel seminario di Oviedo ed a Roma (1893-1895) avvicinandosi alla dottrina sociale di Leone XIII. Nel 1895 fu nominato canonico della Cattedrale d'Oviedo e, dal 1923, fu anche professore nel seminario della stessa città. Direttore del periodico El Carbayón, tra il 1901 ed il 1912, e poi della rivista Renovación social. Fondò nel 1915 la "Federación de Sindicatos Independientes" che si disciolse nel 1918 (arrivò a contare 700 membri). Promosse le cosiddette "Semanas Sociales" ed appoggiò Primo de Rivera, pentendosene posteriormente. Durante la Guerra Civile fuggì in Biscaglia e poi passò nei territori controllati dai franchisti, anche se con vari problemi per le sue idee precedenti. Morì ritirato dalla vita pubblica a Mieres (Asturie). (Cfr. A. Botti, La Spagna degli anni '30 e Luigi Sturzo, Op. cit., p. 133; A. Botti, Luigi Sturzo e la Spagna: dalla proclamazione della Repubblica alla vigilia della vittoria del Fronte popolare, Op. cit. p. 31).
(82) Severino Aznar (1870-1959), nacque a Tierga (Saragozza) e, dopo una breve parentesi nel seminario della città, studiò Lettere e Filosofia. Fondò la rivista La paz social, dedicandosi al giornalismo. Nel 1921 entrò a far parte della Real Academia di scienze morali e politiche. Nel 1928 fu nominato cattedratico di sociologia nella "Universidad Central" di Madrid. Fondò il primo segretariato agrario in Spagna e promosse le cosiddette "Semanas Sociales", aderendo alla dottrina sociale di Leone XIII. Ciò nonostante, durante la Guerra Civile, appoggiò il franchismo. Negli ultimi anni di vita fu direttore della Revista Internacional de Sociología del CSIC. (Cfr. A. Botti, Luigi Sturzo e la Spagna: dalla proclamazione della Repubblica alla vigilia della vittoria del Fronte popolare (1931-1936), Op. cit, p. 31).
(83) Cfr. A. Botti, La Spagna degli anni '30 e Luigi Sturzo, Op. cit., pp. 143-146; A. Botti, Luigi Sturzo e la Spagna: dalla proclamazione della Repubblica alla vigilia della vittoria del Fronte popolare (1931-1936), Op. cit., pp. 40-42.
(84) L. Sturzo, "Orrori e responsabilità", 21 novembre 1934, El Matí, in L. Sturzo, Miscellanea londinese, Op. cit., vol. III, pp. 96-100.
(85) Ibidem.
(86) Ibidem.
(87) Ibidem.
(88) Ibidem.
(89) Ibidem.
(90) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 16 febbraio 1935, ALS, s. BU, f. 416, c. 22.
(91) Ibidem.
(92) Ibidem.
(93) L. Sturzo, "Alemanya vers l'apostasia", 16 maggio 1935, El Matí, in L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., pp. 288-290. Quest'articolo non si trova in Miscellanea londinese.
(94) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 24 maggio 1935, ALS, s. BU, f. 416, c. 56.
(95) Ibidem.
(96) Ibidem.
(97) Ibidem.
(98) L. Sturzo, "Oberammergau", 15 agosto 1935, L'Aube, in L. Sturzo, Miscellanea londinese, Op. cit., vol. III, pp. 189-191.
(99) Ibidem.
(100) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 8 agosto 1935, ALS, s. BU, f. 417, c. 23.
(101) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 12 settembre 1935, ALS, s. BU, f. 417, c. 38.
(102) L. Sturzo, "Trenta giugno", 30 giugno 1935, L'Aube, in L. Sturzo, Miscellanea londinese, Op. cit., vol. III, pp. 169-172.
(103) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 12 settembre 1935, ALS, s. BU, f. 417, c. 38.
(104) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 30 gennaio 1936, ALS, s. BU, f. 418, c. 18 (pubblicata in Luigi Sturzo, Sritti inediti, vol. II (1924-1940), Op. cit., pp. 415-416).
(105) L. Sturzo, "La utilitat d'una derrota", 27-28 febbraio 1936, El Matí, in L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., pp. 352-356.
(106) F. Malgeri, Sturzo e la Spagna negli anni Trenta, Op. cit., p. 407.
(107) L. Sturzo, "L'utilità di una sconfitta", 27-28 febbraio 1936, El Matí, in L. Sturzo, Miscellanea londinese, Op. cit., vol. III, pp. 237-242.
(108) Ibidem.
(109) Ibidem.
(110) Ibidem.
(111) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 28 febbraio 1936, ALS, s. BU, f. 418, c. 47.
(112) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 4 marzo 1936, ALS, s. BU, f. 418, c. 57 (pubblicata in Luigi Sturzo, Sritti inediti, vol. II (1924-1940), Op. cit., pp. 419-420).
(113) Ibidem.
(114) Ibidem.
(115) Ibidem.
(116) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 5 maggio 1936, ALS, s. CZ, f. 503, c.1.
(117) Ibidem.
(118) Ibidem.
(119) Ibidem.
(120) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 2 giugno 1936, ALS, s. CZ, f. 503, c.2.
(121) Ibidem.
(122) Ibidem.
(123) Ibidem.
(124) Cfr. L. Sturzo, Articles a "El Matí" (1929-1936), Op. cit., pp. 33-34.
(125) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 5 ottobre 1936, ALS, s. CZ, f. 503, c. 4 (pubblicata in Luigi Sturzo, Sritti inediti, vol. II (1924-1940), Op. cit., p. 433).
(126) Minuta di Sturzo a Jaume Ruiz Manent, 12 ottobre 1936, ALS, s. CZ, f. 503, c. 6 (pubblicata in Luigi Sturzo, Sritti inediti, vol. II (1924-1940), Op. cit., pp. 434-435).
(127) Ibidem.
(128) Ibidem.
(129) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 20 ottobre 1936, ALS, s. CZ, f. 503, c. 7 (pubblicata in Luigi Sturzo, Sritti inediti, vol. II (1924-1940), Op. cit., pp. 435-436).
(130) L. Sturzo, "La causa del popolo basco", 12 maggio 1937, L'Aube, in L. Sturzo, Miscellanea londinese, Op. cit., vol. IV, pp. 43-46; L. Sturzo, "Il significato di Guernica", 2 giugno 1937, L' Aube, in ibidem, vol. IV, pp. 50-53.
(131) Il testo del manifesto si trova in J. Maritain, Ouvres completes, Edit. Universitaires - Edit. St. Paul, Fribourg-Paris, 1984, vol. VI, pp. 1130-1132.
(132) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 4 giugno 1937, ALS, s. CZ, f. 503, c. 11 (pubblicata in Luigi Sturzo, Sritti inediti, vol. II (1924-1940), Op. cit., pp. 454-456).
(133) Ibidem.
(134) Ibidem.
(135) José Antonio Aguirre Lecube (1904-1960), membro del PNV (Partido Nacionalista Vasco), strenuo difensore dello Statuto d'Autonomia, eletto ripetutamente deputato alle "Cortes" nel 1931, nel 1932 e nel 1936. Dopo la rivolta dei militari franchisti, le "Cortes" di Madrid approvano lo Statuto d'Autonomia dei Paesi Baschi (1° ottobre 1936), ed Aguirre viene eletto Presidente ("lendakari") del Governo Autonomo (7 ottobre 1936). Caduti i Paesi Baschi sotto i colpi di Franco, fugge a Barcellona e poi in Francia ed in Belgio. Perseguitato dai franchisti e dalla GESTAPO riesce ad arrivare negli Stati Uniti dove rimane fino al 1945. Passò gli ultimi anni di vita in Francia.
(136) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 4 giugno 1937, ALS, s. CZ, f. 503, c. 11 (pubblicata in Luigi Sturzo, Sritti inediti, vol. II (1924-1940), Op. cit., pp. 454-456).
(137) Ibidem.
(138) Ibidem.
(139) F. Vilanova y Vila-Abadal, Luigi Sturzo i la guerra civil española, a través de la seva correspondencia, en Fe i teologia en la història. Estudis en honor del Prof. Dr. Evangelista Vilanova, a cura de Joan Busquets i Maria Martinell, Facultat de Teologia de Catalunya, Istituto per le Scienze Religose (Bolonya), Publicacions de l'Abadia de Montserrat, 1997, p. 497.
(140) Minuta di Sturzo a Jaume Ruiz Manent, 17 giugno 1937, ALS, s. CZ, f. 503, c. 13 (pubblicata in Luigi Sturzo, Sritti inediti, vol. II (1924-1940), Op. cit., pp. 457-459).
(141) Ibidem.
(142) G. Campanini, Sturzo e la questione basca negli anni della guerra civile spagnola, Op. cit., p. 423.
(143) F. Vilanova y Vila-Abadal, Luigi Sturzo i la guerra civil española, a través de la seva correspondencia, Op. cit., p. 489.
(144) Cfr. Ibidem, p. 494.
(145) Ibidem, p. 496.
(146) L. Sturzo, "Politica anzitutto o morale anzitutto", 6 settembre 1936, L'Aube, in L. Sturzo, Miscellanea londinese, Op. cit., vol. III, pp. 266-270.
(147) F. Vilanova y Vila-Abadal, Luigi Sturzo i la guerra civil española, a través de la seva correspondencia, Op. cit., p. 497.
(148) La prima edizione di quest'opera si pubblicò in francese (L. Sturzo, L'Eglise et l'Etat. Etude de sociologie historique, traduit de l'italien inédit par Juliette Bertrand, Les Editiones Internationales, Paris, 1937). In Italia si pubblicò per la prima volta nel 1958 (L. Sturzo, Chiesa e Stato, Zanichelli, Bologna, 1958, 2 vol.).
(149) F. Malgeri, Sturzo e la Spagna negli anni Trenta, Op. cit., p. 411.
(150) Cfr. Ibidem, pp. 413-414.
(151) Vedi nota 19.
(152) Hilari Raguer, Divendres de Pasió. Vida i mort de Manuel Carrasco i Formiguera, Publicacions de l'Abadia de Montserrat, 1984; Hilari Raguer, La Unió Democràtica de Catalunya i el seu temps, 1931-1939, Publicacions de l'Abadía de Montserrat, Barcelona, 1976; M. Carrasco i Formiguera, Cartes de presó, Edició i pròleg a cura d'Hilari i Raguer, Publicacions de l'Abadia de Montserrat, Barcelona, 1988.
(153) A. Botti, La liberación de Manuel Carrasco i Formiguera a través de la correspondencia entre Alfredo Mendizábal y don Luigi Sturzo (1937-1938), Op. cit., p. 501.
(154) Ibidem, pp. 512-513.
(155) Cfr. Ibidem, pp. 503-509.
(156) F. Malgeri, Sturzo e la Spagna negli anni Trenta, Op. cit., p. 414.
(157) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 4 giugno 1937, ALS, s. CZ, f. 503, c. 11 (pubblicata in Luigi Sturzo, Sritti inediti, vol. II (1924-1940), Op. cit., pp. 454-456).
(158) Lettera di Jaume Ruiz Manent a Sturzo, 21 dicembre 1937, ALS, s. CZ, f. 503, c. 14 (pubblicata in Luigi Sturzo, Sritti inediti, vol. II (1924-1940), Op. cit., p. 475).
(159) Minuta di Sturzo a Jaume Ruiz Manent, 25 dicembre 1937, ALS, s. CZ, f. 503, c. 15 (pubblicata in Luigi Sturzo, Sritti inediti, vol. II (1924-1940), Op. cit., pp. 477-478).
(160) Ibidem.