CANNONI E FONDITORI IN SICILIA NEL XV E XVI SECOLO di Antonino Palazzolo

1. Galee e munizioni.

In quell'ottima storia dell'artiglieria che costituisce la parte maggiore del volume Guns & sails in the early phase of European expansion 1400-1700, di C.M.Cipolla edito nel 1969, è trattata persino l'artiglieria cinese; manca invece ogni accenno ai cannoni fabbricati nell'Italia Meridionale ed in Sicilia non perché l'autore non ne percepisca l'interesse storico, ma sol perché fino ad oggi non vi è una bibliografia in proposito.
In questo lavoro, certamente datato, l'autore mette in evidenza alcuni aspetti fondamentali della ricerca che si possono così riassumere:
- Individuare i centri di produzione (dimensione, struttura,costi) ed il mercato delle armi da fuoco.
- Considerare il lavoro specializzato e, quindi, quelli che si direbbero i problemi umani connessi con la tecnologia di produzione e di uso dei nuovi mezzi.
- I volumi delle produzioni in relazione alla domanda ed ai prezzi delle materie prime (specie il rapporto bronzo e ferro).
- Il ruolo dell'intervento dello Stato e gli aspetti 'imprenditoriali' nell'attività manifatturiera della fabbricazione dei pezzi di artiglieria.
Passando a considerare la situazione nel Mediterraneo si rileva che le grosse bocche da fuoco erano note fin dalla seconda metà del secolo XIV; un episodio del 1383 concerne la Sicilia in cui si constatano gli effetti devastanti delle bombarde.(1)
A parte i pezzi che venivano predati a navi nemiche, la produzione sembra sia stata locale, esercitata dai medesimi artigiani che fondevano le campane, come il Cipolla ha messo in evidenza: erano richiesti pezzi da montare sulle navi e pezzi adatti alla difesa di fortificazioni.
Da quando i Martini cominciarono a munire le coste dell'isola con un sistema di difesa stabile, all'inizio del '400, fu istituita la figura del Provveditore dei castelli che aveva il ruolo di ispezionare e rifornire armi e munizioni; in ogni presidio vi era almeno un bombardiere il quale aveva il compito di far sparare il pezzo e di apprestare la polvere da sparo di cui venivano forniti i tre ingredienti separatamente (salnitro, zolfo, carbone); col '400 avanzato la polvere venne distinta in due qualità, per cannoni e per archibugi.
Nella seconda metà del '400 i feudatari che avevano castelli furono presi da entusiasmo per il nuovo mezzo bellico; è significativo il caso di Barnaba Di Gaetano, barone di Tripi, il quale nel 1463 vende al sindaco di Palermo Enrico D'Arpa quattro bombarde di ferro, guarnitas de chippi cum duodecim masculis.
Pietro Speciale, maestro razionale, ordina a Perusino Giordano nel 1468 di costruire a difesa della torre di Ficarazzi sagittaroli e bombarderi, per poter disporre le armi da fuoco.
Negli inventari di castelli del primo '500 sono spesso registrate bombarde vecchie e in disuso; segno questo, che l'armamento non venne rinnovato, ma è pur vero che la bombarda sarà l'arma da fuoco che dominerà incontrastata per tutto il secolo XV (vedi Appendice documentaria).
In alcuni documenti dell' archivio maltese risulta che l'università comprava qualche pezzo da feudatari siciliani e dai conti del tesoriere generale Cola Leofante furono erogate onze 20.18 a Giovanni Pages in conto di 4 bombarde grandi eseguite per la difesa nel 1480.(2)
I clienti migliori dei fabbricanti di cannoni avrebbero dovuto essere in teoria lo stato e le città; ma l'uno e le altre non avevano mai denaro sufficiente né per la prima fornitura né per il rinnovo e l'ammodernamento, sicchè accadeva sovente (per es. a Trapani) che corsari e pirati fossero armatissimi mentre la città scarseggiava di artiglierie.
In Sicilia le città si facevano un punto d'onore del difendersi da sole, sembra che ciò fosse connesso con l'autonomia ed ottenevano spesso privilegi in proposito (a Messina ed a Palermo erano capitani d'armi lo stratigoto ed il pretore); ma, con le città sempre gravemente indebitate anche per la sola provvista di frumento, mura e fortezze erano fatiscenti e le artiglierie erano vecchie ed insufficienti.
Si è detto che la tecnica di produzione delle artiglierie (superata rapidamente la prima fase delle canne costruite con doghe e cerchi come i barili) era la stessa adottata per la fusione delle campane; infatti Vannuccio Biringuccio tratta delle artiglierie e delle campane nel medesimo libro VI della Pirotechnia perché tecnicamente, nell'un caso e nell'altro, si tratta di fondere, colare e formare il bronzo.(3)
Poichè di volta in volta la forma veniva rotta, era impossibile che due pezzi fossero perfettamente identici e per tutto il '500 il pezzo d'artiglieria fu una specie di opera d'arte, un'opera singola realizzata da ogni maestro a seconda della sua esperienza e delle sue idee.
Il fonditore, per così dire, firmava le sue opere apponendo le armi regie, il nome e l'anno di fusione; per cui sarebbe interessante individuare alcuni pezzi sparsi nei vari paesi, come è il caso dei cannoni segnalati recentemente nel museo militare in Turchia.
Credo che non sia stato trovato nemmeno un ricettario per la lega del bronzo di cui si conosce soltanto un rapporto generico, 10 parti di rame ed una parte di stagno e che le proporzioni della lega costituissero uno di quei segreti dei maestri, di cui è piena la tecnologia primitiva.
Da quanto scrisse Biringuccio (verso il 1540 circa) pare che in fatto di artiglieria fosse in vigore una unità di misura che era il diametro della palla; il cannone serpentino di 60 cantára (1 cantáro di 100 rotoli era circa 80 Kg.) aveva un rapporto diametro- lunghezza di 24 volte e la colubrina serpentina di 35.
La costruzione della forma e la colatura sembra fossero il grado sublime dell'arte della fusione, ma cure e collaudi non impedivano ai pezzi di scoppiare al momento dell'uso, come scoppiarono quelli mandati per la difesa del castello nuovo di Tripoli, dopo la conquista del 1510.
Ma si producevano anche pezzi del tutto inutili, come l'enorme, terrorizzante bombarda trainata da buoi, con la quale Alfonso Siscar, figlio di Aiello in Calabria, si mescolò nelle lotte interne della città di Messina nel primo quarto del secolo XVI.
Non è del tutto infondata l'ipotesi che le guerre terrestri e navali di Carlo V abbiano chiuso l'età pioneristica dell'artiglieria, favorendone invece la razionalizzazione(4) ad una sommaria distinzione in artiglieria da assedio, da postazione, da campagna e navale.
Fu proprio l'artiglieria, con il suo peso, a decretare la fine della galera, nave troppo debole e già aggravata dall'enorme peso del motore umano, per ciò incapace di sopportare il peso dei cannoni.
Un concetto al quale i comandanti di allora arrivarono assai presto fu quello del volume di fuoco e si cercò di realizzarlo mediante il grande numero di bocche da fuoco, anziché con il loro miglioramento tecnologico, che consentisse una più rapida esecuzione delle operazioni di caricamento e sparo.
Il cannone opera d'arte nel quale peso, dimensioni, gittata dipendevano dal duplice capriccio del committente e del fonditore doveva creare problemi logistici non facilmente risolubili.
Biringuccio, che doveva possedere un intelletto sistematico, cercò di individuare le caratteristiche dei vari pezzi che portavano nomi talvolta strani (Cap. III, libro VI): longhe et di pallottola piccola, come le cerbottane, o un poco maggiori, come passavolanti et basilischi et a chi è piaciuto le corte, come le spingarde, mortari, cortaldi, cannoni, bombarde et simili.
Gli antichi chiamavano bombarde certi grandi e spaventosi strumenti; minori ma molto più lunghi i basilischi; poi i passavolanti; infine le spingarde, le cerbottane, gli archibugi e gli schioppi.
Oggi, scrive Biringuccio, si fanno doppii cannoni, cannoni e mezzi cannoni.
I cannoni sono lunghi 5 braccia e mezzo o sei, che corrispondono a circa 22 diametri della palla; il peso della palla di ferro è di circa 50-60 libbre; il peso del pezzo di bronzo è migliara 6 o 7 .
Il mezzo cannone tira palle da 25-30 libbre; il doppio cannone palle da 120 libbre; il resto è in proporzione.
Oggi si fanno colubrine e mezze colubrine che delle antiche conservano soltanto il nome; infatti tirano spesso, si caricano facilmente e si spostano dove si vuole; tirano palle di ferro per lo più di 30 libbre (o di 15); sono lunghe otto o nove braccia, sono comode da maneggiare, tirano lontano e spesso.
Spingarde, cerbottane e caccia- cornacchie sono sostituiti dai sacri, falconi e falconetti, con palle di ferro; il sacro tira 12 libbre e da molti è chiamato quarto cannone, il falcone 6 libbre e il falconetto 3 o 4.
Vengono poi smerigli e moschetti, adatti a tirare spesso; le palle sono di ferro o di piombo, da una a due libbre.
Infine gli archibugi da mura, da forcella, da braccia; prima si facevano di bronzo, ora di ferro.
Seguono l'archibugio comune e gli schioppetti, sparano palle di piombo o di ferro da un'oncia.
Poi nel cap. IX del libro VII, sulle palle di ferro, Biringuccio dà la notizia, storicamente assai valida sotto vari aspetti, che le palle di ferro vennero conosciute in Italia nel 1495, con l'arrivo dell'esercito francese di Carlo VIII; certamente i progressi delle artiglierie d'oltralpe decretarono la fine delle bombarde come osservarono Guicciardini e Paolo Giovio.
Non si chiarisce, certamente, da dove i metalli venivano importati e dove la stessa legna per la fusione scarseggiava: governo, città, feudatari non erano certamente in grado di incentivare esperimenti; c'era il vantaggio che non occorrevano artiglierie da campagna perché nessuna guerra campale venne combattuta allora in Sicilia; ma per il resto è da supporre che le artiglierie di produzione locale fossero una riproduzione di quelle prodotte altrove.
Anche in Sicilia il grande volume di fuoco veniva raggiunto moltiplicando il numero dei pezzi e molta gente che aveva il potere per comandare impartiva ordini in materia senza la minima base logica.
Nel 1526 Ettore Pignatelli, vicere di Sicilia, doveva recarsi in Spagna a riferire su una situazione non scevra di pericoli; noleggiò allora la nave Bortunda ed una nave più piccola, che era del castellano del Castellammare di Palermo, come scorta.
Aveva con sé cavalli e muli ed il loro foraggio consistente in 130 salme di orzo; per vitto proprio e di genti di sua casa portava 30 salme di frumento.
Bestie e cereali costituivano già un carico da impensierire; ma il Monteleone aggiunse un bel numero di cannoni prelevati dalle difese del Castellammare: una mezza colubrina di bronzo quadrata del peso di cantari 21.20; un mezzo cannone serpentino di cantári 11.50; due mezze colubrinotte di bronzo, una di cantári 13.50 e l'altra di cantári 14.80; un sacro di cantari 9; due mezzi falconetti di cantári 8; sei smirigliotti a bucca di serpi, in tutto cantári 8; con le pietre di ferro.
Erano 13 pezzi non enormi ma di almeno sei calibri diversi, che comportavano sei problemi di munizionamento; tutti quei pezzi pesavano 86 cantari, che sono Kg. 6880, con le palle almeno 8 tonnellate(5).
C'è da dubitare della navigabilità di una nave del primo cinquecento, non costruita a tale scopo, sovraccaricata con cannoni non ripartibili simmetricamente, e con quella colubrina di 1696 chili non maneggiabile senza apparecchi speciali; navi e cannoni ritornarono a Palermo in novembre.
Quei 13 pezzi facevano parte della difesa del Castellammare di Palermo ed in Sicilia vi erano molte altre fortezze marittime che pure abbisognavano di cannoni, come: il castello di Milazzo e quello di Lipari, quelli di Messina; e poi Catania e Siracusa; e poi Licata, Terranova e Agrigento; Mazara, Marsala e Trapani e naturalmente Pantelleria, Malta e Tripoli.
Nel 1520 Salvo Carbone, Alessandro Corvo e Salvatore Bruno fondono una colubrina per il castello di Milazzo con i rottami di altri pezzi di artiglieria(6).
Quello che bisogna mettere in evidenza è il salto di qualità e di peso verificatosi in pochi anni, dalle bombardelle quattrocentesche ai pezzi del peso di qualche tonnellata.
Varietà di tipi e numero di pezzi relativamente notevole farebbero avanzare la facile ipotesi del ricorso a centri di produzione specializzati e quindi ad un commercio di cannoni.
Ma contro tale ipotesi sta, almeno per la Sicilia priva allora di ponti, di strade, e priva anche oggi di pianure, l'impossibilità del trasporto in senso orizzontale, non appena il pezzo superasse il cantaro, 80 chili, carico di un mulo robusto.
Paradossalmente, era più facile mandare cannoni da Messina a Tripoli per mare, corsari permettendo, che da Messina a Milazzo; trovo un trasporto di rame e stagno da Palermo a Messina che può giustificarsi soltanto in tal modo(7).
Del materiale fornito facevano parte anche i cannoni in disuso ed i frammenti di quelli scoppiati, perché il rame andava diventando sempre più prezioso.
Lo dimostra, meglio di ogni considerazione, un episodio del 1522; Violante Porcu, della già ricca e potente famiglia messinese, domandò a Carlo V il rimborso di 1000 fiorini che il defunto marito Matteo aveva prestato a re Alfonso contro pegno di un diamante, un rubino e una perla(8).
Il vicere Monteleone non era un bravo soldato come il predecessore Ugo Moncada: dopo la rivolta Squarcialupo del 1517 e dopo le esecuzioni capitali del 1523 che avevano liquidato la cosiddetta congiura dei fratelli Imperatore, egli aveva paura della popolazione di Palermo, si era circondato per la prima volta di una guardia personale di alabardieri (48) ed abitava dentro la fortezza del Castellammare(9).
Nel 1526 era passata per lo Stretto di Messina una flotta di 13 galere veneziane, considerate nemiche(10); inoltre vagavano liberamente per il Mediterraneo una flotta francese, una flotta genovese del partito dei Fregoso, le solite flottiglie turco- barbaresche.
La Sicilia non aveva navi da guerra e soltanto nel 1526 Carlo V impartì l'ordine di costruire sei galere, a carico del bilancio siciliano ed impiegando 1000 onze del riservato cioè di quel fondo speciale, oltre il donativo, che era amministrato dal tesoriere generale e che poteva essere speso soltanto su ordine personale del sovrano.
Intanto a Messina era stata già costruita una galera e fu dato ordine di comprarla in conto delle sei; per costruire le altre si anticiparono 400 onze a Girolamo Campolo che dirigeva i lavori(11).
Mentre i provvedimenti per la difesa erano urgenti si ricorse quindi all'arruolamento di compagni o gruppi di fanti da dislocare in varie città costiere, capaci di operare con armi individuali; si preferivano gli spagnuoli, poi gli italiani; di elementi locali non si parlava nemmeno(12).
A Napoli risiedeva Francesco Obregon (tale cognome aveva anche il ricevitore dell'Inquisizione) che su un galeone dell'Ordine Gerosolimitano mandò 457 scopette, fiasche (da polvere), 2000 picche(13), poco dopo, con uno dei soliti cambi, che realizzavano tangenti a favore di estranei all'affare, venivano pagate 3000 scopette a Martino e Giovanni Bonvisi; il prezzo era poco meno di 2 ducati napoletani; parte delle scopette erano state distribuite ad università e se ne aspettavano i denari; parte erano finite in un naufragio e c'era lite con gli assicuratori(14).
A Tripoli vengono mandati 40 cantari di salnitro, 20 di zolfo, 30 di piombo, armi, pietre per mulini da polvere; legname per carrette d'artiglieria; 20 archibugi di ferro e una mezza colubrina di bronzo proveniente da Messina(15).
In tutto ciò la Sicilia godeva di un piccolo vantaggio; abbondava di salnitro (anche Enrico VIII ne comprò) ed era autarchica in fatto di polvere da sparo, tanto che ne esportava; in luglio 1525 ne furono mandate d'urgenza 200 cantári a Barcellona(16).
Le università, come abbiamo visto, pagavano le scopette perché vigeva ancora la finzione dell'autodifesa(17); il servizio militare feudale si era tramutato in una burla e molti lo sostituivano con un piccolo tributo in denaro.
Stante l'obbiettiva difficoltà dei trasporti si ricorse alla fusione sul luogo a mezzo di tre maestri i de Arena; i quali in pochi mesi fusero un numero di cannoni persino sorprendente(18).
La Sicilia non aveva rame, che era il terzo metallo monetato; la scarsità del rame era tale che in molti paesi non vi era nemmeno una campana e talune università ottennero in via di grazia di farne confezionare una usando il metallo delle monete false confiscate.
Per l'artiglieria poteva dunque valersi dei frammenti di bronzo e delle modeste quantità di rame e stagno che il commercio riusciva a far filtrare, veramente a gocce.
Nella prima metà del secolo XVI i migliori erano considerati i cannoni fiamminghi, venivano poi i tedeschi e veneziani; la Spagna tentò le grandi fonderie a Medina del Campo, Baza e Malaga, ma le mancò la capacità tecnica od organizzativa.
A sua volta Enrico VIII, che importava salnitro dalla Sicilia, comprò a Malines, Paesi Bassi meridionali, 140 cannoni in meno di 20 anni, da tale Poppenruyter.
Le guerre dei Paesi Bassi stimolarono lo sviluppo dell'artiglieria: nel 1574 don Luis de Requesens mandò a Malines 35.000 libbre di rame ungherese e 2000 di stagno inglese per fare 38 cannoni; altri ne commissionò in Inghilterra ma la regina Elisabetta non ne permise l'esportazione.
Allora nuove fornaci furono create a Liegi e tale Wathier Godefrin ebbe commissione di 46.000 palle e 300 pezzi per 620.000 libbre di ferro in 6 mesi; l'Olanda nel secolo XVII creò una propria industria e la sua domanda stimolò la produzione tedesca e svedese(19).
In Mediterraneo i Turchi non fecero tentativi coi cannoni in ferro, rimasero fedeli al bronzo di cui prima due milanesi e poi nel 1505 quattro veneziani avevano insegnato i segreti in Oriente; la Turchia disponeva di rame in Anatolia.
Ma il fortissimo consumo provocò anche là una crisi del rame e la Turchia si mise a comprare rottami di bronzo delle chiese inglesi, che la blanda Inquisizione maltese lasciava passare su navi inglesi e vi facevano scalo ai tempi della regina Elisabetta la quale nutriva certe sue aspirazioni su Malta; forse, un mezzo di lotta contro il cattolico Filippo II.


2. Da campanari a fonditori di cannoni: gli Arena di Tortorici.

L'attività degli Arena, rinomati fonditori di campane e di cannoni originari di Tortorici (Me) trasferitisi a Catania agli inizi del XV secolo, fu iniziata dal capostipite Pietro il quale aveva partecipato come bombardiere all'assedio di Siracusa, Catania e del castello di Paternò, per cui fu accusato di ribellione contro la regina Bianca(20).
Nel 1417 Pietro è presente all'assedio del castello di Alcamo assieme a mastro Josep judeus , catanese, in cui appresta 24 cantara di salnitro proveniente da Marsala; Oliviero Boira era il refinador della polvere di bombarda per le artiglierie regie.
L'arte della fusione di artiglierie originariamente era legata a quella delle campane, da cui deriva l'appellativo di Campanaro o Campana attribuito ai componenti della famiglia Arena, i fratelli Antonio, Gaspare e Pietro sr., magistros expertos faciendo passavolanti zarbatanas et alias res de mitallo, i quali acquisiscono la cittadinanza palermitana nel 1488.
Nel privilegium ferrariorum del 1498 gli Arena compaiono in carica come consoli della maestranza dei ferrari, qualificati come mastri bombarderi e campanari, assieme a Giovanni Pages, fonditore regio(21); certamente prima di quella data il mestiere di ferraro era esercitato a Palermo dalla comunità ebraica e lo attestano le decine di documenti registrati nei notai dell'epoca oltre alla permanenza del toponimo, ferraria judeorum.
Un Antonio Campanaro, bombarderius, viene menzionato in un rogito notarile del 16 giugno 1492; forse, si tratta dello stesso fonditore che nel ' 96 viene chiamato per fornire bombarde alla città di Troina.
L' 8 ottobre del 1492 Giacomo Di Michele, mercante forentino, era debitore di onze 6.4.15 per l'acquisto di cantára 7.11 di ferro biscaino, a tarì 24 a cantáro, che doveva consegnare a mastro Bartolomeo Balbo, forse un fonditore.
Il 15 marzo 1494 Pino Tarbone, aromataro di Cammarata, ordina la fusione di una campana per la chiesa di S. Blasi e nello stesso anno i fratelli Antonio e Pietro Arena apprestano una campana di cantara 11.25 per il convento di S. Domenico a Palermo.
Antonio muore a Palermo nel 1500 e gli subentra nell'attività il figlio Pietro che entrerà in società con gli zii; dalle disposizioni testamentarie del 31 luglio di quell'anno troviamo interessanti indicazioni relative all'estensione della attività di fonditore tra Messina e Palermo.
In un contratto del 15 ottobre 1502 Gaspare, assieme al fratello Pietro major, riscuote 10 onze a saldo della fusione di alcuni pezzi di artiglieria eseguiti per conto della regia Corte, commissionati l'anno precedente(22).
Nella primavera del 1505 Giacomo Basilico UJD loca una casa a Pietro Arena nel quartiere del Cassaro a Palermo, di fronte l'antica chiesa di S. Elia, adiacente alla Corte del Pretore.
Il 12 gennaio 1510 Gaspare Arena doveva riscuotere un compenso pattuito con la chiesa madre di Corleone per una campana di cantàra 6.1/2 (circa 520 Kg.), con la mastria di onza 1 a cantàro(23); l'anno successivo egli scompare dalla scena e gli subentrano nel '29 Matteo e Gaspare figli di Pietro majuri.
L'anno precedente un altro fonditore di Tortorici, Bartolomeo Citro, si era allogato con la confraternita della chiesa di S. Marco nel quartiere Seralcadi a Palermo per una campana.
Nel '14 Pietro Arena prende il posto di fonditore dell'artiglieria del Regno per la morte di Giovanni Pages, il quale era stato inviato in Sicilia dalla sua terra d'Aragona nel 1467.
Il 16 settembre 1524 Pietro Arena sottoscrive un contratto con Benedetto Ram (banco) per fondere due mezze colubrine di bronzo, denominate bastardi, di cantàra 10 ciascuna (circa 8 ql.), lunghe 12 palmi (circa m. 3) che lanciavano palle di pietra di 4 rotoli (circa Kg. 3,2 ) ed il 26 gennaio 1525 si obbliga con Antonello Vultaggio, procuratore di Cesare Lanza, per una bombarda di bronzo o girifalco, forse a difesa del castello e del trappeto di zucchero di Trabia.
Nello stesso anno Pietro, campanarius, si impegna nella fusione di un mezzo cannone serpentino di 11 cantàra (circa 9 ql.) che doveva consegnare al tesoriere Francesco Bologna ed a Pietro Andrea Lambardi, conservatore del regio patrimonio, con la solita mastria di onze 2.15 a cantara; la stessa cifra viene pagata a Pietro minuri per l'opera di un cannone pitrero di cantara 30.95 da imbarcare via mare per Trapani.
Nel 1529 Giovan Domenico riceve 50 cantàra di rame e 5 di stagno per fondere due mezze colubrine, due cannoni serpentini, due sagri e due falconetti che dovevano essere consegnati a Michele Torres nel castello di Matagrifone a Messina, costo dell'opera onze 102.3 di cui 40 dovute al fonditore; pezzi che furono collaudati dall'ingegnere militare Pietro Antonio Tomasello.
Contemporaneamente un altro bombardiere, Federico Musarra, anch'egli originario di Tortorici, fonde quattro mezzi cannoni di bronzo del peso di cantara 35.50 da destinare alle galee regie.
Il 15 dicembre dell'anno successivo Giacomo Agliata, barone di Castellammare del Golfo, ordina a Pietro Arena tre pezzi di artiglieria a difesa del caricatore; il 26 novembre 1526 il fonditore si era impegnato con Antonio Agliata, barone di Villafranca, per una campana del peso di un cantaro da destinare alla chiesa di S. Giovanni di quella terra, valutata onze 7.15.
L'11 giugno 1531 Pietro mayuri, assieme a Giacomo e Matteo, in società con il nipote Pietro minuri, si obbligano a fondere per la regia Corte 200 smerigli di bronzo di rotoli 60 ciascuno, composti da 180 cantàra di rame, (circa 144 quintali), e 12 di stagno, (9 quintali e mezzo); nel '33 rifondono una campana di 6 cantára per il convento del Carmine e l'anno successivo quella del Castellammare di Palermo di cantáro 1.15.
Il 29 agosto 1536 i fratelli Matteo e Gaspare Arena si allogano con Domenico Di Beatrice uno dei giurati di Sciacca per eseguire 2 mezze colubrine, di cantàra 30 ciascuno, (circa 24 ql.), con una gittata per palle di ferro di 7 rotoli, (kg. 5,6), ad onze 6.9 a cantàro.
Gli stessi fonditori furono chiamati ad eseguire 4 pezzi di artiglieria, una colubrina e tre mezze colubrine, per conto dei deputati delle fortificazioni di Palermo; la colubrina doveva avere un peso di cantàra 52.50, (circa 42 ql.), oltre ad un basilisco di cantàra 39, (intorno ai 32 ql.).
L'attività dei fonditori regi prosegue con Gaspare, il quale nel 1540 consegna una campana di bronzo di 4 cantàra a Francesco Giaconia, procuratore del convento di S. Francesco di Ciminna.
Giovan Domenico Arena aveva fornito nel 1541 alcuni pezzi di artiglieria a Siracusa e nello stesso anno Matteo viene nominato regio fonditore.
Nel '46 l'università di Palermo concede a Gaspare Arena un magazzino per la fusione delle artiglierie; nel '49 fonde 2 sagri di bronzo di 12 cantàra ciascuno, lunghi 12 palmi, a ragione di onza 1.18 il cantàro, che dovevano essere consegnati a Giulia Ventimiglia, vedova del capitano Bernardino Requesens, per la difesa del castello di Pantelleria.
Un altro fonditore di Tortorici, Nicola Bolo, fonde un sagro di 4 cantàra, (circa ql. 3.20), per conto dei deputati dell'artiglieria Nicola Galletti e Francesco Bologna, barone di Cefalà; un Pietro Bolo, dell'omonima cittadina, era presente a Palermo nel 1508 per impiantare una forgia nella contrada della Guzzetta.
Il Bolo bombardiere fonde una campana grande per il convento della Gancia a Palermo nel 1561, costo 12 onze.
Nel '48 Gaspare Arena si era allogato con i giurati di Cefalù per 2 falconetti ed un sagro dell' importo di onze 162.21; il 5 dicembre di quell'anno fornisce una campana al convento di S. Domenico di Trapani.
Per concludere questo breve capitolo sui fonditori al servizio della regia Corte, possiamo rilevare che l'attività degli Arena cessò inspiegabilmente con Matteo nel 1555, per cui non se ne conoscono le cause, forse, imputabili al superamento dei processi di fusione o più semplicemente ad uno scarso interesse per l'attività familiare.
Attualmente, quindi, possiamo formulare solo ipotesi che potrebbero essere smentite dal rinvenimento di ulteriori documenti ad una analisi più approfondita e consentirebbero di mettere in luce aspetti inediti e nuove situazioni riguardanti l'attività e le ragioni della crisi di questa dinastia di fonditori.

NOTE
(1) H. Bresc: Un episode de la guerre de course, in ASSO.1970, pagg. 137/144.
(2) Wettinger G.: Acta juratorum et consilii civitatis et insulae Maltae, Palermo 1993.
(3) V. Biringuccio: Pirotechnia, Venezia, 1558/59.
(4) C. Singer: Storia della tecnologia, Torino, 1963, voll. III.
(5) Nel 1537 Pietro Faraone si impegna con il tesoriere regio Francesco Bologna per 18.000 palle di ferro del peso complessivo di cantára 1.465 che dovevano essere inviate nelle Fiandre.
Ciascun tipo di palle di ferro doveva servire per sette tipi di artiglierie: cannone grosso (rotoli 20), colubrina (rotoli 15), mezzo cannone (rotoli 11), mezza colubrina (rotoli 6), mezza colubrina bastarda (rotoli 5), sagro (rotoli 3.10), falconetto (rotoli 2.10).
(6) ASPa. Cancelleria, 280, ff. 515/516.
(7) ASPa. Secrezia 79, f. 54.
(8) ASPa. Cancelleria 282, f. 688.
(9) ASPa. Cancelleria 280, f. 546; Idem, Cancelleria 277.
(10) ASPa. Cancelleria 280, f. 571.
(11) ASPa. Cancelleria 280, f. 553.
(12) ASPa. Cancelleria, 279.
(13) ASPa. Cancelleria 279, f. 351.
(14) ASPa. Cancelleria 279, f. 416.
(15) ASPa. Cancelleria 279, ff. 425/427.
(16) ASPa. Cancelleria 279, f. 588. Il salnitro andava ad onze 2 il cantáro, lo zolfo a tarì 12 e il carbone a tarì 13, un cantaro di polvere onze 3.6.
(17) ASPa. Cancelleria 279, f. 638, 31 agosto 1525.
(18) C. Trasselli: Sui biscaglini in Sicilia tra '400 e '500, in MEFRM, 1973, pag. 143.
(19) Cipolla, op. cit. pag. 53.
(20) ASPa. Protonotaro 3, f. 269.
(21) ASCPa. ABP. 106/22, f. 194.
(22) ASPa. Cancelleria 203, f. 58v.
(23) ASPa. Cancelleria 230, f. 353.


Bibliografia

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Pagano L. A.: Antiche miniere metallifere della Sicilia, in Bollettino dell'osservatorio economico del Banco di Sicilia, 1939, pagg. 3/12.
Rocca P.M.: Fonditori di campane in Alcamo, in ASS. 1890, pagg. 40/107.
Sciuto Patti C.: Le più antiche campane esistenti in Catania ed i fonditori di esse, in ASS, 1892, pagg. 497/503.
Arenaprimo G.: Statuti dell'arte dei ferrari e calderai del 1538, in ASMe, 1907, pagg. 304/308.
Ferrigno G.B.: L'arte di fondere le campane in Sicilia, in ASS, 1930, pagg. 259/280.
Trasselli C.: Sui biscaglini in Sicilia tra '400 e '500, in MEFRM, 1973, pagg. 143/158.
Bresc Bautier G.: Fonderie del '400 in Sicilia, (dattiloscritto), 1973, pagg. 15/17.
Pelù P.: Industria e commercio del ferro nei territori lucchesi, (secc. XIII-XV), in Deputazione di Storia Patria per le antiche provincie modenesi, vol. XXIII, 2001, pagg. 333/356.
Ventura D.: L' impresa metallurgica di Fiumedinisi nella seconda metà del XVI secolo, in Imprese industriali in Sicilia, Caltanissetta-Roma, 1996, pagg. 131/214.
Trasselli C.: Miniere siciliane dei secoli XV e XVI , in Economia e Storia, Milano, 1964, pagg. 511/531.
Franchina S.: Campane e campanari di Tortorici, secc. XIII-XX, Patti, 1999.
Abrate M.: Ricerche per la storia economica dell'artiglieria nella prima metà del XVIII secolo, in Nuova Rivista Storica, 1969, pagg. 146/166.
Salamone L.: La numerazione provvisoria del TRP nell' ASPa, in ASMe, 1997, pagg. 5/94.
Giuffrida A.: La finanza pubblica nella Sicilia del '500, Caltanissetta- Roma, 1999.
Termotto R.: Fonditori di Tortorici a Collesano, in Collesano per gli immigrati, 1991.
Rubino G. E.: Le ferriere di Stilo e di Azzi in Calabria dal XVI al XVIII secolo, in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania , XLIV- XLV, 1977/78.

Appendice documentaria: Inventari di artiglierie.

Doc. 1. ASPa. Conservatoria 1011, a. 1423/28, f. 62.
-Essendu bisognu per li novi di larmata di Janua occurrenti preparari et providiri Castellu ad mari di quista chitati havimu provistu chi si digianu construiri et fabricari chincu virdischi consari lu ponti fari martillitti tanti quanti sunnu et consari li bombardi dilu dittu castellu et fari tutta quella riparationi chi necessiria sia ali mura merguli et altri lochi per defensione et securitati di quilli.
Item dati su a Buelaya judeu firraru per unu cannolu di ferru di bombarda chi si fa di novo per lu ditto castellu lu quali pisau cantara 18.
Item dati su a mastro Muscatu judeo firraru per una bombarda facta di novo a tutto soi spisi la quali pisau cantara 54.
Item ultimo augusti I ind.s dati su a mastru Bertinu balistreri per conzatura dili balestri di lu castellu per manu di Joanni Lombardu tarì 6.

Doc. 2. ASPa. Segrezia, Lettere 39, f. 238v.
Inventario del Castellammare di Palermo da parte di Pietro Cardona per la morte di Giovanni Villaraut.
-21 novembre 1441.
In primis barrili menzu di pulviri di bombarda.
Item dui barrili di salinitru.
Item pala una di ferru rutta et frachida.
Item palu unu di ferru a pedi di porcu.
Item mazza una di ferru.
Item ancugnina una.
Item la forgia cù dui mantichi cù li coyri ructi.
Item quattru torni di parari balestri.
Item bombardi dui vecchi di ferru senza chirki.
Item bombarda una di ferru cù so chippu.
Item una altra bombarda grossa di ferru cù chippu vecchu.
Item una altra bombarda grandetta di ferru cù chippu vecchu.
Item una bombarda di mitallu cù so chippu vecchu.
Item una bombarda di ferru ructa.
Item una bombarda tutta di ferru nominata a bulsuni.
Item una bombarda grandi di mitallu dila universitati di Palermo cù petri 17.

Doc. 3. ASPa. Conservatoria 1016, a. 1443.
- 2 maggio 1443.
Li cosi inventariati et trovati in lu castellu dila Pantallaria assignati a misser Jorgi di Sanctu Stefanu commissariu per Simuni Nigru locumtenente di Arnau Nigru castellanu chi era dilu dictu castellu.
In primis balestri di lignu vechi tali quali XXII.
Item caxuni di bilictuni vechi tali quali VIII.
Item carcari cù certi bilictuni VIIII.
Item martinecti sani IIII.
Item martinectu ruttu I.
Item tileri di balestra vecha I.
Item cuyrazi sei guarnuti vechi XV.
Item coppi vechi di galea XX.
Item guzalini di galea vechi XX.
Item cuyraza bianca vecha I.
Item pavisi vechi e ructi X.
Item certi para di armi e coppi vechi, mecza cuyraza et gambari di nullu valuri.
Item fasci dui di asti di bilictuni vechi.
Item tilari smarrati vechi XXXIIII.
Item certa pulviri di bombarda intru unu quartaloru e barrili.
Item sachettu di salinitro.
Item quartaloru di carbuni per pulviri di bombarda.
Item para dui di moli pichuli di machinari.
Item paru unu di moli di mustarda.
Item molinu unu fornutu cù asini chincu ad opu dilu mulino.
Item paru unu di moli di molinu ala torrecta.
Item molinu uno sfornutu.
Item lictera una et bancu vechi.
Item bancali unu vechiu.
Item cona una cù armariu.
Item tavula di majari cù li trispi.
Item ascia.
Item serra grandi.
Item statia.
Item campana ala turri una.
Item torni di balestra IIII.
Item bombardi sani III.
Item bombardi ructi IIII.
Item bucti intimpagnati III.
Item palu di ferru di bombarda.
Item para di grigliuni VI.
Item certi bilictuni.
Item chippu unu di bombarda.
Item dui currii di bombarda.
Item chircu unu di bombarda ructu.

Doc. 4. ASPa. Conservatoria 1019, a. 1448.
Inventarium municioneriorum et fornimentariorum castri regii palacii universitate Messane.
Item bumbardi dui consimili cù li loru chippi grandi ad rationem di unci 10 per ciasquiduna.
Item unaltra bumbarda pichola cù so chippu tt. 4.
Item unaltra bumbarda plui pichula cù so chippu tt.2.
Item torni dui di balestri tt.1.
Item petri di bumbarda in numero 80.
Item rutelli di ficara et di chippu.
Item balestra una di torniu grandi.
Item balestri dui di zaffoni consimili.
Item balestra una di torniu usata.
Item balestra una di zaffoni con tileri di jocu.

Doc. 5. ASPa. Conservatoria 1018, a. 1450/51.
Inventario del castello di Noto eseguito da Nicola Rizzari.
Bombardi dui di mitallo li quali gettanu petra di rotula 10 vel circa omni una et la una havi unu chircu di ferru cù unu anellu.
Item bombardi tri di mitallu et omni una getta petri di rotulu unu vel circa.
Item bombarda una altra di mitallu plui grani cù lo so chippu et lectu guarnutu.
Item bombarda una di ferru inchircata a dui pezzi.
Item unaltra bombarda di ferru plui grandi inchircata di ferru cù lo so chippu guarnutu.
Item altri dui bombardi di ferru dili quali una è unu cannolu di ferru.
Item chippi seu lecti tri di bombardi guarnuti cù loru chinti clavi di ferru.
Item chirki quattru di ferru di bombardi.
Item cavallitti uno di stari bombarda quannu spara.
Item varrili chincu di salinitru.
Item varrili quattru di sulfaru.
Item mezzu carratellu di pulviri di bombarda.
Item barrili quattru di pulviri di bombarda.
Item criva quattro di cherniri pulviri di bombarda.
Item unu peczu di carbuni di salichi in fundu di una butti.
Item caxuni septi di passaturi di balestra di pedi inpirnati et ferrati.
Item peczi setti di passiaturi di balestra di torniu inpirnati et ferrati.
Item caxuni tri di asti lavurati senza ferru di balestra di torniu li quali fichi viniri lu mag.cu misser Gaspare Rizzari.
Item cuyrati sive ganci di ferru di galioti trentanovi et una frachida.
Item cuyrati 19 genuiski et cathalaniski vecchi et mali guarnuti cù certi loru faldagri griceski et cursalini.
Item balestri XI di lignu di torniu.
Item balestra 1 di azaro cù li tileri di jucari.
Item balestri 28 di lignu di martinectu dili quali una è rutta et senza nuchi.
Item balestri novi di pedi senza cordi et alcuni senza nuchi.
Item balestri dui ructi cù li tileri.

Doc. 6. ASPa. Conservatoria 64.
- 20 settembre 1455.
Inventarium bonorum castri veteris terre Leocate assignatorum per nobilem d.um Berlingario di Gaytano procuraturi et castellano dicti castri.
In primis balistre sex di ligno vechi consunti et quasi nullius valoris.
Item pecii quattro di bacinetti rupti fragidi chi non su boni per nenti et nullius valoris.
Item quattro landi di coyra su fragidi rupti et nullius valoris.
Item unu torniu senza pedi vechu.
Item bombardi dui una di mitallu et laltra di ferru.
Item molendinum unum furmentum absque mula.
Item torchium unum sine lictera vecha.
Item martinettum unum.
Item campanella una parva di missa di mitallo.
Doc. 7. ASPa. Conservatoria 1074, a. 1468/69.
Inventario da parte di Antonio Mastrantonio nel castello di Jaci.
Item 364 ballotti di ferru per zarbatana.
Item unu bellu masculu di mitallu.
Item una bombarda di ferru facta ad ultra cù 11 cerchi.
Item unaltra bombarda ad unu chircu dintra la intrata.
Item unaltra bombarda di metallu rupta rotula 73.13.
Item vinti spingardi di mitallu et una di ferru cù 27 masculi di mitallu.
Item una balestra di azaru di cayruni 15 rupta di coyru russu.
Item unaltra balestra di azaru nominata la brunetta cù li tileri bornizatu di cayruni 19.
Item unaltra balestra di azaru rupta di russu cù lu tileri blancu di cayruni 15.
Item unaltra balestra di azaru di cayruni 9.
Item unaltra balestra di azaru di cayruni 10.

Doc. 8. ASPa. Conservatoria 1007, a. 1418/1537, f. 312.
- 16 dicembre 1478.
Lu inventariu dili municioni et beni di Castellammari dela felichi chitati di Palermo fattu per lu mag.cu Joanni Adam locotenente regiu dilu officio di conservaturi, pro comandamentu dilu ill.i s.re vicerè poi dila morti dilu quondam Joan Antoni Fuxa olim castellano dilu dictu castellu cù interventu di Jacobo Maddalena de eodem conservatoris officio.
In primis in una cammara subta la cammara di mari su li infrascritti municioni vz:
Item dui bombardi grossi cù soi masculi di ferru cù dui furquetti novi et li traversi.
Item una bombarda di ferru seu zarbatana cù tri masculi.
Item dui bombardi vecchi rutti cù tri masculi.
Item furquetti dui di ferru per li bombardi rupti.
Item certi petri di bombardi.
Item dui moli di machinari chintimuli.
Item una jarra grandi vacanti.
Item septi peczi di travi grossi vecchi.
- In la intrata su li infrascripti municioni vz:
Item una bombarda grossa di mitallu.
Item dui lanzi vecchi rupti.
Item dui partixani.
Item dui altri vecchi.
Item dui runcuni.
Item dui para di traversi.
Item quattro rutelli di lignu cù li armi di Villaragut.
Item sei targhi di lignu vecchi cù li armi di Villaragut.
Item una cona undi è pinta Nostra Donna.
Item in la intrata dila turri mastra su certi petri di bombardi grossi et picchuli.
- In la turri mastra su li infrascritti municioni zoè in lu primo solaro:
Item tri bombardi vecchi di ferru.
Item una bombarda pichula di mitallu.
Item una bombarda rupta pichula.
Item dui carratelli menzi di carbuni di salichi per pulviri.
Item unu carratellu plui di menzu di sulfaru.
Item una butti menza plena di salinitru.
- In la cammara dila turri mastra su li infrascripti municioni vz:
Item chincu banchi di parari balestri.
Item quattro balestri di azaro cù quattro martinetti.
Item chincu balestri di azaro.
Item dui balestri di cornu.
Item lanzi lunghi 99 guarnuti.
Item una ascia di ferru.
Item dui spingardi di mitallu cù novi masculi.
Item tri spingardi di ferru cù dui paraturi.
Item quattro chilati di azaro.
Item undichi cuirazi blanchi di azaro cù li fadali.
Item septe para di spalleri di azaro.
Item septi armaturi blanchi cù li loru armetti.
Item una testera di cavallu.
Item novi para di arnesi di coxia e di gamba.
Item unu paru di cuxotti cù li soi arnesi di gamba blanchi.
Item unu barliri in lu quali su 38 marrelli di filu di balestra.
- In la cammara dilu vice castellanu su:
Una campana grandi cù lu battagliu et miolu.
- In li merguli :
Una campana cù lu miolu et lu battagliu.
Item unaltra campanetta la quali servi ala cappella cù lu battagliu et miolu.
Item dui banderi una cù li armi di Aragona et laltra cù li armi di Sichilia.

Doc. 9. ASPa. Conservatoria 1009, a. 1465/1513.
Inventario del castello di Cefalù per la morte del castellano Antonio Cucinello.
- 26 gennaio 1487.
Nos quam de mandato et ordinacion illustris et potentis regni Sicilie viceregis conformi ego Jacobus Maddalena de officio conservatoris ad castrum predictum civitatis eiusdem et a manu et posse nobilium Raymi Gactula et d.ni Jacobi eius filii…
Eodem celebrata missa in eodem castro ego predictus Jacobus coram supradictis nobilibus dedi et conservi possessionem dicti castri nobili Alonso del Peso procuraturi ad hec constituto per magnificum Lupum de Sancto Martino castellano dicti castri…
Arma municiones artigliaria et res assignate per dictis nobiles Raymum et dominum Jacobum dicto Alonso procuraturi ut chi sunt infra.
In primis bombarda una grossa cù chippi et cavallicto et chinco masculi.
Item bombardi dui grossocti cù loru chippi et cavallicti cum dui masculi per una.
Item tri bombardi pichuli cù loru chippi et cavallicti cum dechi masculi.
Item bombarda decta pichula cù so chippu et tri masculi et lu cavallictu.
Item bombarda una a tre rannolecti cù so chippu.
Item bombarda una pichula senza masculu cù so chippu.
Item bombarda una vecha ructa ala bucca cù so chippu et cavallicto cù quattro masculi.
Item bombarda una di mitallo cù so chippu et cavallicto antica dilu castello.
Item octu spingardi chincu di mitallu et tri di ferro cù loro carricaturi cù uno saccu plinu de ballottuli di plumbo et la virrina di spilari.
Item balestri di azaro quattordichi cù loru furnimenti chinti carcasi et passaturi.
Item balestri octu di legno cù li rinforzi.
Item cilati tridichi et unu armectu.
Item tavolachini sidichi et dui pavisi.
Item pavisi vintiquattro cù diversi armi.
Item corasi sani sei et octu rupti.
Item pavisi blanchi et virdi quattro.
Item bucti vacanti chinco.
Item tri banchi di bombardi cù una chintetta di ferro.
Item chintimulu unu cù tucti soi fornimenti novi.
Item vinticinchu mandruni cù loru ligni guarnuti.
Item XXV mazaxundi a manu.
Item bucti vacanti tri/ quattro carratelli/ una mezzalora et octu barlirocti tutti vacanti.
Item sei bucti vechi per reponiri farina.
Item cartelli dilu reami di castagna vintisepti.
Item circa salmi dui di carbuni di salichi.
Item circa migliaro uno et menzo di cugni di bombarda di ligno.
Item certi pezzi di lignami circa dechi.
Item circa chentuvinti petri di bombarda.
Item dui bardi una sichiliana altra napulitana et una sella.
Item libanu unu di cannavu et unu di erba.
Item mulinectu unu sardiscu.
Item paru unu di mantichi di foria.
Item ferri tri guarnuti.
Item paru unu di canchelli.
Item tri tagli.
Item una chinga et unu croccu et unu cofinu per pigliari li falcuni.
Item chippi dui ferrati de ferro per bombarda.
Item menzo barliri di chiovami.
Item mazzoli dui grandi di lignu per carricari li bombardi.
Item sicchi dui di ferro.
Item uno mortaro et dui moli una sana cù so fornimento et laltra ructa.
Item runcuni chinco cù li asti.
Item axi quattru di ferro cù li asti.
Item infra lanzi partixani et unu rampinu peczi dechinovi cù li loru asti.
Item lanzi tri di jungiri guarnuti cù li ferri.
Item partixani chinco.
Item partixana una di spata.
Item unu runcuni grandi.
Item una strazavita.
Item unu disarmo et unu rampuni cù dechi lanzi tucti cù li asti.
Item dui stocchi.
Item para quattro di ferri et unu paru di muffuli.
Item brogni tri una cù la vaylora et li dui senza vaylora.
Item caxi quattru vechi.
Item circa cantara XXV di pulviri.
Item circa cantara X di salinitro.
Item circa cantara XIIII di sulfaro.
Item certu sulfaru pistato circa barliri menzo.
Item una tavula cù li trispidi.
Item unu bancu di sediri.
Item quattru crivi et una maylla.
Item axi di ferro cù li manichi chinco et unu axuni una chiana et dui maschi.
Item dui incuinetti tri virrini una statiolecta unaltra virrinecta pichula unu martello di petra di bombarda unu graunectu dui manuali seu martelli di forya unaltro martello di foyra dui altri martellecti di foyra unu martellu apicu dui graunecti ructi.
Item una virrina di piruni di bucti dui forbituri di armi unu saturu una zappulla dui archectuli pichuli et unaltra virrina et certi pezzi di ferri et scarpelli et cavigli per fari cordi di balestra.
Item multi altri cosi et stigli ferramenti infra una catina di ferru di focu cazoli di murari palecta di ferro di pigliari focu una balestra ructa una serra pichula dui chanecti di fari busuni et passaturi unu runchiglu certi nuchi di balestra ferri di passaturi et multi altri stramagli di ferru et ligna.
Item una caxa di passaturi cù li ferri.
Item unu paliu di lu altaru et unu paru di ampulluczi di stagno.
Item certi stigli di corbiseri comu su una mannara senza manico, due trunchetti lesini fusu et chinco para di furmi.
Item tri carrabelli di chiri.
Item chinco firmaturi di porti.
Item una chanca di ruvulu per mectiri alu limbitaru dila porta.
Item una bandera cù li armi reali.
Item circa tummina quattro di sali intru dui barliri.
Item tri barliri di tonnina voti.
Item circa carricu unu di gipsu crudu.
Item dui camopani.
Item para dui di chippi.
Item caxia una grandi.
Item pali dui di ferro et zappi tri vechi.
Item spitu unu.
Item lima una vecha.
Item padella una vecha.
Item una tina.
Item una tavula di majari nova et grandi cù li trispidi.
Item paru unu di trispidi.
Item banchi dui di abitu di sediri.
Item una porta di lignami grandi chi servi per tavuli di lectu et unu bancu per davanti.
Item una caxecta di abitu.
Item bucti sei intru li quali è bucti una et menza di vinu et li altri sù vacanti.
Item carratelli septi intro li quali su bucti dui et menza di achito li altri sù vacanti.

Doc. 10. ASPa. Conservatoria 1010.
- 10 ottobre 1503.
Inventario del castello di Termini da parte di Giovanni Luna barone di Bivona.
Bona et arma infrascripta existentia in turri mastra dicti castri vz: balestre XL de posta de ligno cum eorum cordis novis et maistra veteribus.
Item balestras sex de asaro vz: duas de passa et quatuor ad plegias.
Item martinettos decem per dictis balestris septem fulcitos et tres isguarnutos.
Item balestras decem et octo del cugno de posta parti ructi li archi et parti interi.
Item caxettas XXIV de passaturi.
Item in uno barrile marrellas 125 fili di balestra et in altero barrile marrellas 129.
Item una armatura blanca integra cum so armecto senza scuto.
Item quattro corpi di armi blanchi cum loro faudi et tri armetti.
Item 12 spallachi di armi blanchi.
Item quattro cuxotti blanchi.
Item bisarmi bacinetti et chilati 33.
Item cotti di maglia sei di azaro vz: quattro di una xorta una di insaranti a busata di collu et da pedi di Franza a busata unaltra subtili guarnuta dila ditta Franza.
Item unu pau di guzecti guarnuti tutti circum circa di Franza a busata dila qualitate predicta.
Item faldi sei di maglia grossi a lantiqua di circa un sumissu luna.
Item tri gurjarini di maglia.
Item coyrazi 23 vz: 20 sani et tri ructi et vecchi cù 9 contrafaudi et 30 spallachi di landi.
Item uno petto di coyracza.
Item lanceas 21 di homo di armi et una ructa.
Item lanceas 10 ala bastarda.
Item acheam unam.
Item roncones sex.
Item spingardis tres de ferro cum manicis ligneis cum duobus fullatoribus.
Item arcabuxos 5 de brunczo de quibus sunt duzenas cum duobus fullatoribus cum sex manis sanis et uno ructo.
Item una tenda di campu et una littera di campu.
Item una scala a barruni.
Item una currula di martoriari.
Item tri virrini di circa palmi 6 unaltra di 5 et laltra di circa palmo 1.!/2.
Item tri furchetti di bombardi cum dui peczi di ferro.
Item sei masculi pichuli di bombardi.
Item tri bombardi di ferru ructi cù loro chippi senza masculi.
Item unu trabucco isguarnuto cù so levaturi.

Doc. 11. ASPa. Conservatoria 1046, a. 1514/15.
Inventario delle munizioni nel castello di Malta.
-17 ottobre 1514.
Item una menza butti di pulviri.
Item una butti di salinitro.
Item tri quartaroli e mezzo di salinitro rifinato.
Item circa dui butti di sulfaro.
Item dui butti di carbuni per fari pulviri.
Item uno barliri plino di gansagli vecchi et 50 gansagli novi.
Item dui dozani di partixani.
Item 4 dozani di lanzi manischi.
Item circa 2 cantara di chumbo.
Item 24 coyrazi frachidi.
Item 12 scopetti refatti et sguarnuti.
Item 12 balestri di torchiu frachidi.
Item 12 arcabuxi di ferro antichi.
Item 8 caxetti di passaturi camulati.
Item 2 bombardi grossi di ferro in ordini cù loro chippi vecchi.
Item dui bombardi vecchi frachiti.
Item uno passavolanti di ferro cù soi masculi.
Item 12 pezzi di bombardi comuni di ferro vecchi mali in ordini.
Item pavisi 58.
Item chelati 34.

Doc. 12. ASPa. Conservatoria 1047, a. 1516/17.
- 5 novembre 1515.
Inventario di monicioni et armi sunno in lo castello de Castellammari dela felici chità de Palermo fatto per Antonino de Genti de officio conservatoris cum intervento delo m.co Francesco Calandrino mastro notaro delo sp.li providituri deli castelli.
In primis in la camera de mari una caxia d'abito in la quali sono dui armaturi de omo d'armi in blanco fornuti et solu li manca uno elmetto.
Item unaltra simili caxia in la quali sunno dui armaturi de omo de armi in blanco fornuti.
Item unaltra caxia simili in la quali è una armatura d'omo d'armi in blanco fornuta.
Item unaltra simili caxia in la quali sunno dui armaturi d'omo d'armi in blanco senza li dui elmetti.
Item unaltra simili caxia in la quali sunno dui armaturi d'omo d'armi in blanco fornuti.
Item unaltra simili caxia in la quali sunno dui armaturi d'omo d'armi in blanco fornuti.
Item unaltra simili caxia in la quali sunno dui armaturi d'omo d'armi in blanco manco uno elmetto et uno paro de magnoculi seu inguanti.
Item unaltra simili caxia in la quali sunno dui armaturi d'omo d'armi in blanco fornuti.
Item unaltra simili caxia in la quali sunno dui armaturi d'omo d'armi in blanco manco li dui elmetti et li magnoculi seu inguanti et li fiancaletti.
Item unaltra simili caxia in la quali sunno dui armaturi d'omo d'armi in blanco ali quali mancano li dui elmetti li brazaletti li inguanti seu magnoculi et li fiancali.
Item unaltra simili caxia in la quali sunno dui armaturi d'omo d'armi in blanco manco li dui elmetti et uno paro di brazaletti.

Item 40 petri de plumbo de falconetti.
Item una balestra di ligno antica musiata di avolio cù la chiavi di brunzu cù sua streva de ferro senza corda.
Item dui martinetti di parari balestri antichi.
- In la turri mastra ala cammera di larmi.
Item balestri 23 di ligno a lantica cù soi tileri senza nuchi et senza corda.
- Alo magaseno de lartegliaria ala chitatella.
Item dui bombardi di ferro cù soi chippi et dui masculi per una.
Item 6 masculi di bombarda di ferro pichuli seu mizani.
Item 11 balestri di azaro cù li soi tileri et martinetti tutti guarnuti.
Item una quantitati di pichi e lanzi mezzi arsi di quando si arsi lu magaseno.
Item circa 1000 petri di petra di bombarda de columbrina e di omni xorta.