IL SOCIALISMO INTEGRALE di Gian Biagio Furiozzi

Se il congresso socialista di Imola del 1902 vide l'affermazione della tendenza riformista e quello di Bologna del 1904 quella della tendenza sindacalista rivoluzionaria, quello di Roma del 1906 segnò la vittoria di un nuovo raggruppamento, sorto appena l'anno precedente, denominatosi Blocco socialista integrale. Ma, mentre sulle prime due tendenze la storiografia ha prodotto abbondanti studi, a quest'ultima ha dedicato assai scarsa attenzione, liquidandola generalmente come una confusa aspirazione alla conciliazione degli opposti, attribuendone l'elaborazione concettuale prevalentemente a Oddino Morgari e ritenendola una esperienza esauritasi con il congresso socialista di Firenze del 1908(1).
In realtà, ad un'analisi più approfondita questa tendenza risulta avere una precisa cornice ideologica ed una chiara delimitazione politica dei suoi obbiettivi, coinvolgendo nella sua formulazione dottrinale lo stesso Enrico Ferri e soprattutto, e prima ancora di Morgari, l'umbro Francesco Paoloni ed ebbe delle propaggini organizzative che giunsero fino al 1912.
L'espressione "socialismo integrale" era di derivazione francese, ed era stata coniata dall'ex comunardo Benoît Malon, che nel 1981 aveva pubblicato un volume dal titolo Le socialisme intégral, nel quale il socialismo veniva definito come attinente alle principali manifestazioni dello spirito (politica, economia, etica) e la rivoluzione veniva concepita non come esclusiva trasformazione economica, ma come trasformazione sociale, ovvero anche morale, filosofica e politica. In sostanza, il movimento verso il socialismo doveva intendersi non solo come un movimento di forze economiche ma dell'intera società, e doveva riguardare tanto i fattori economici quanto quelli etici e giuridici(2).
Malon era ben conosciuto in Italia, dove aveva soggiornato dal 1873 al 1885, collaborando anche ad alcuni periodici di area socialista come "La Plebe" di Enrico Bignami(3). Tra i suoi seguaci italiani vi fu Osvaldo Gnocchi Viani, per il quale la questione sociale si identificava con la questione umana e non con la sola questione operaia(4). Anche Francesco Saverio Merlino espresse più volte la sua simpatia per un socialismo "integrale" inteso come confluenza di tutte le forme di socialismo in circolazione, tutte miranti ad uno scopo comune(5).
Nel corso del 1905 la formula fu ripresa da Enrico Ferri, che la utilizzò nella lotta interna del PSI, attribuendole un significato che della iniziale formulazione maloniana conservava essenzialmente la visione di un socialismo non imprigionato in uno schema dottrinale rigido e fissato una volta per tutte. Il 19 marzo di quell'anno, infatti, Ferri pubblicò sull'"Avanti!", un articolo di fondo nel quale si richiamava il PSI "al ricordo delle sue dottrine fondamentali, che possono e devono integrarsi, correggersi, modificarsi nei dettagli ma non si possono cancellare né mutilare nella loro spina dorsale, che Carlo Marx ha genialmente plasmato".
Per bussola, proseguiva il direttore dell' "Avanti", si dovevano avere due criteri: l'unità del partito e una "tattica che non lo trascini né a destra (verso l'ideologia democratica), né a sinistra (verso l'anarchismo parlamentare e l'uso della violenza), ma che lo conduca sempre diritto sulla strada maestra della dottrina socialista integrale, quella che vuole - nel campo politico come in quello economico - un multiforme concorso di azione socialista: dalla propaganda orale all'azione parlamentare, dalla organizzazione delle leghe all'amministrazione delle cooperative, dal comizio alle iscrizioni elettorali, dallo sciopero economico o politico alla diffusione dell'istruzione anche alfabetica. Ma vuole pure che queste diverse forme di azione siano sempre animate dalla visione della meta finale, sul terreno della lotta di classe, considerando le riforme non come stazioni di arrivo, ma come stazioni di partenza per la conquista graduale delle condizioni onde si matura nella storia la realizzazione dell'ideale socialista"(6). In sostanza, con il termine "integrale" Ferri intendeva riferirsi ad una concezione "completa" del socialismo, che riprendesse l'originario programma del partito basato sulla stretta connessione del programma minimo e del programma massimo, visti in funzione di mezzo a fine(7).
Il 2 aprile 1905 il "Sempre Avanti!" riprese, dandogli il titolo Per il socialismo integrale, la parte essenziale dell'articolo ferriano, per ora senza alcun commento. Ma, nelle settimane seguenti, questa espressione cominciò a circolare su alcuni periodici riformisti. Così "L'Azione Socialista", fondata da Bonomi all'inizio di maggio di quell'anno, opponeva alle teorie e ai metodi del sindacalismo rivoluzionario (che valorizzava soprattutto l'azione diretta dei sindacati operai) una "concezione integrale di tutti i vari aspetti e di tutti i vari mezzi della lotta proletaria"(8). Mentre il "Secolo Nuovo" di Venezia pubblicò - il mese dopo - una dichiarazione di principi nella quale si invitavano tutti coloro che credevano che, per essere socialisti e per operare utilmente a favore della classe lavoratrice, non fosse necessario "accettare tutto d'un pezzo ed esclusivamente o il riformismo o il rivoluzionarismo, o il sindacalismo", a mettersi d'accordo "per stabilire il blocco socialista fra tutti quei compagni dei quali le teorie e le opere non sieno assolutamente incompatibili".
Questo obbiettivo, commentò Francesco Paoloni il 2 luglio, veniva perseguito da qualche tempo anche da "Sempre Avanti!", e quindi la dichiarazione del "Secolo Nuovo", per quanto "generica", poteva fornire "le idee direttive" del programma attorno al quale poteva aggregarsi il blocco socialista. Aggiunse di aver visto con soddisfazione che la "Giustizia" di Reggio Emilia aveva riprodotto la dichiarazione suddetta, accettandola e riconoscendo in essa "il socialismo integrale, senza aggettivi", il suo socialismo; con "altrettanta soddisfazione" egli disse di aver letto sull'"Avanti!" della domenica precedente un articolo di Enrico Ferri contenente concetti più o meno equivalenti a questi, dunque, concluse, "dal "Sempre Avanti" al "Secolo Nuovo", alla "Giustizia", da Prampolini a Rigola, da Morgari a Ferri [...] ecco già gli elementi per la costituzione del blocco socialista che non si ispira esclusivamente né al socialismo riformista, né al sindacalismo, bensì al socialismo integrale. Un po' d'intesa di buona volontà, ed il blocco può costituire una forza che nei congressi e nell'azione quotidiana potrà dominare le esagerazioni tendenzaiole e degli ultra-rivoluzionari e degli ultra-riformisti. C'è qualcuno che vuole aiutarci a raggiungere questo intento? Si faccia vivo"(9).
Da questo momento in poi il socialista umbro, con una serie fittissima di articoli, a cadenza settimanale, procedette alla messa a punto della nuova teoria, oltre che alla indicazione delle modalità da seguire per l'organizzazione del conseguente raggruppamento all'interno del partito. Morgari interverrà pubblicamente in materia (con tre articoli) solo nel mese di novembre, limitandosi fino allora ad incoraggiare privatamente la campagna del suo condirettore con qualche consiglio epistolare. Come prima cosa, Paoloni procedette alla spiegazione letterale delle due espressioni di "blocco socialista" e di "socialismo integrale", riferendosi rispettivamente ad "un programma di ricostituzione del partito socialista e ad un programma d'azione socialista pratica". Blocco era sinonimo di "unione compatta", e integrale era vocabolo proveniente dal verbo integrare, ovvero "aggiungere ad una cosa le parti che mancano". Blocco socialista - dunque - "significa unione di tutti quei socialisti fra i quali la convivenza politica e solidarietà non siano rese assolutamente impossibili da incompatibilità di teoria e di azione". Socialismo integrale "significa azione socialista che non trascura e non rifiuta né il miglioramento immediato, sia pur minimo, delle classi sfruttate nella società borghese, né il fine della socializzazione dei capitali fruttiferi, mezzi di lavoro, ecc.; che non trascura e non rifiuta né l'azione elettorale e parlamentare, né l'azione diretta del proletariato, né l'azione sindacale, perché le ritiene tutte utili, anzi necessarie, se armonizzate; azione socialista che caso per caso adotta i metodi di difesa e di conquista possibili, pratici e idonei, senza assoluta ripugnanza preventiva per alcuno, purché raggiungano l'intento di avviare la società verso la soluzione socialista, o di rafforzare la classe lavoratrice e migliorarne le condizioni senza distoglierla dalle finalità del socialismo senza spegnere in essa la coscienza di classe"(10).
Nel mese di maggio Paoloni pubblicò, presso l'editore Mongini, l'opuscolo Salviamo il partito! Manifesto-programma del blocco socialista integrale(11). A tale scritto il suo estensore affidò l'intera formulazione dell'idea che stava alla base dell'integralismo italiano e con esso intendeva rivolgersi "a quanti socialisti vogliano farla finita col settarismo e col dottrinarismo delle tendenze", di quelle due tendenze, cioè, i cui membri egli definiva spregiativamente "tendenzaioli di sinistra e di destra". Scritto con largo anticipo in preparazione del IX congresso nazionale del PSI, esso venne ufficialmente accolto come il programma di tutto il blocco socialista integrale.
Il 20 maggio 1906 Paoloni pubblicò sul "Sempre Avanti!" un altro Manifesto-programma, questa volta contenuto tutto nella "Pagina dei pratici". Una versione ancora più stringata dello stesso, sottoscritta da Morgari, Paoloni e Cabrini, veniva riportata anche dall'"Avanti!" in data 12 agosto 1906. Fu proprio questo manifesto che, nell'approssimarsi della prova congressuale, venne fatto circolare in tutta Italia, spedito dal Nostro nelle varie sezioni socialiste per essere controfirmato dagli aderenti e quindi per assolvere ad una funzione di sondaggio dell'ultima ora.
In tutti gli scritti del socialista umbro teorizzanti il programma della propria corrente è esplicito il richiamo ai principi fondamentali e storici del partito socialista, così come furono delineati nella dichiarazione-programma adottata a Genova nel 1892. Egli riaffermava dunque: 1) il fine ultimo della socializzazione dei mezzi di produzione; 2) lo scopo immediato della conquista dei pubblici poteri e delle organizzazioni economiche e sociali; 3) il mezzo della lotta di classe.
Riguardo all'organizzazione economica, Paoloni parlava di un "sindacato integrale di resistenza, cooperazione e previdenza". Con esso intendeva esprimere un concetto di associazionismo che, rifiutando il ruolo dell'istituzione sindacale come "cinghia di trasmissione", le attribuiva, invece, compiti vastissimi, non ultimo quello di funzionare da specifico supporto, sostegno e complemento all'azione del partito. La propaganda, dal canto suo, trattando temi che andavano dall'antimilitarismo all'anticlericalismo, non doveva esimersi dal divulgare i principi cardine e generali del socialismo.
L'affermazione integralista a Roma fu clamorosa, quale nessun altro congresso aveva mai visto prima. L'ordine del giorno formulato dal socialista perugino riuscì a far convergere su di sé la bellezza di 26.493 voti sui 34.082 aventi diritto, mentre le altre due mozioni, quella sindacalista di Labriola e quella intransigente di Lerda, si spartirono ciò che era rimasto in ragione, rispettivamente, di 5.278 e 1.101 voti(12).
La rivincita del riformismo fece venir meno la funzione di quello che è stato definito il "cuscinetto integralista"(13). Non sarebbe comunque mai venuta meno, negli anni successivi, la presenza nel PSI di una componente centrista, a testimonianza di una esigenza di mediazione tra posizioni contrapposte che sarà a lungo sentita da alcuni settori del partito. Perfino Turati, nel suo discorso congressuale di Firenze, affermò che il socialismo era ormai entrato, in Italia e in Germania, in una "corrente intermedia" tra la "vecchia concezione marxista" e la concezione "democratica e pacifista", anche se ribadì la sua accusa agli integralisti di voler conciliare gli estremi invece di respingerli entrambi(14).
Tra i fiancheggiatori del socialismo integrale non può essere annoverato propriamente, nonostante la terminologia usata, il socialista reggiano Antonio Vergnanini, teorizzatore, nel 1907, della cosiddetta "cooperazione integrale" (ovvero una cooperazione che abbracciasse la produzione, lo scambio e il consumo) concepita come una forma di socialismo all'interno della società capitalistica(15). E, tuttavia, può essere considerato un esempio evidente della fortuna goduta in questi anni dal concetto integralista.
Al congresso di Milano del 1910, vinto ampiamente dai riformisti, Oddino Morgari aderì alla corrente intermedia, guidata da Modigliani e da Salvemini, sostenendo che la sua stessa esistenza provava che l'integralismo, nonostante la sconfitta subita al congresso di Firenze, "non era ancora morto"(16).
In vista del successivo congresso di Modena del 1911, Paoloni osservò che, ormai, il movimento socialista aveva fatto in Italia una tale presa sulle masse, che poteva permettersi "l'adozione del sistema razionale di divisione del lavoro"; perciò, concluse, "proponiamo una intesa tra i socialisti non disposti ad accettare una politica diretta verso la partecipazione al governo, e non disposti nemmeno ad accettare una politica di affermazioni rivoluzionarie verbali e di sistematiche intransigenze; un'intesa per una affermazione e per una preparazione"(17). In pratica, la strategia congressuale prospettata da Paoloni ribaltava quella adottata da Morgari al congresso di Milano dell'anno precedente (e che egli aveva sostenuto a posteriori con scarsa convinzione), in quanto rifiutava per l'integralismo il ruolo di "testimonianza" minoritaria e indicava per esso l'alternativa secca tra la conquista della maggioranza dei consensi e l'uscita dal partito. Per parte sua, egli uscì per ora dalla redazione dell'"Avanti!" (che nel mese di ottobre di quell'anno sarebbe peraltro stata trasferita a Milano) e tornò, nel corso dell'estate, ad occuparsi del movimento contadino in Umbria.
Siccome Oddino Morgari alla fine di agosto era partito per un lungo viaggio in Estremo Oriente, Paoloni, insieme agli amici del "Sempre Avanti!", stilò poi uno schema di ordine del giorno da consigliare a quelle sezioni e a quei compagni che non volevano votare "né per il socialismo di governo, né per il socialismo rivoluzionario". Egli stesso presentò questo o.d.g. all'assemblea dell'Unione socialista romana, dove però venne battuto da quello intransigente presentato da Giovanni Lerda (752 voti contro 15). Questa volta, comunque, Paoloni tornò a partecipare ai lavori del congresso nazionale (Modena 15-18 ottobre 1911) guidando, insieme al Pascetti, e in assenza di Morgari, la residua pattuglia dei socialisti integralisti. Vi tenne anche un discorso nella seduta pomeridiana del giorno sedici.
Nelle votazioni finali si fronteggiarono cinque ordini del giorno: riformista di sinistra (Treves e altri), riformista rettificato (Modigliani), rivoluzionario (Lerda), riformista di destra (Basile) e infine quello integralista (presentato, a nome del gruppo, da Pascetti) che era del seguente tenore: "Il Congresso, in seguito all'atteggiamento politico preso da alcuni compagni, atteggiamento che determinò la convocazione straordinaria del congresso medesimo; afferma che il carattere e le finalità del Partito socialista non consentono appoggio a indirizzi di governo, ma soltanto, ed in via eccezionale, la difesa di una azione concreta, profondamente rinnovatrice, se però con l'accordo della Direzione del Partito, e sentita la Conferenza del Lavoro; esclude ogni partecipazione di socialisti al Governo, anche in considerazione delle vigenti istituzioni politiche; riafferma in tutti il dovere della disciplina e del rispetto ai deliberati del Congresso"(18).
Vinsero, come si sa, i riformisti delle varie tendenze, che raccolsero complessivamente oltre 11.000 voti, seguiti dai rivoluzionari intransigenti (8.646), mentre alla mozione integralista andarono soltanto 1.073 voti, circa la metà dei quali erano rappresentati dalle Federazioni di Perugia e di Alessandria(19).
Al congresso di Reggio Emilia del 1912 - dove Paoloni si recò come semplice giornalista - non si realizzò la concentrazione, da lui in fondo auspicata, tra intransigenti e riformisti di sinistra e la pattuglia degli integralisti fece convergere i suoi voti sull'o.d.g. rivoluzionario presentato da Mussolini, ricevendone in cambio l'ingresso in Direzione di un suo esponente, nella persona di Arturo Vella. Non fu esaudito nemmeno l'altro suo auspicio di evitare, cioè, l'espulsione dal partito dei riformisti di destra(20).

NOTE
(1) Il Cortesi lo ha definito "un enorme pasticcio" (L. CORTESI, Il socialismo italiano tra riforma e rivoluzione. Dibattiti congressuali del PSI 1892-1921, Bari, 1969, p. 227). Anche il Ciuffoletti lo ha definito "un grosso pasticcio, una sorta di riformismo camuffato" (Z. CIUFFOLETTI, Storia del PSI. Le origini e l'età giolittiana, Bari, 1982, p. 272).
(2) Cfr. G.D.H. COLE, Storia del pensiero socialista. La Seconda Internazionale 1889-1914, Bari, 1968, p. 392. anche il socialista belga Emile Vandervelde condivise l'impostazione maloniana (cfr. ivi, parte 2°, pp. 154-156).
(3) Cfr. L. BRIGUGLIO, Benoît Malon e il socialismo in Italia, Padova, 1978.
(4) Su di lui si veda G. ANGELINI, Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie, Milano, 1987.
(5) Cfr. F. S. MERLINO, Il socialismo senza Marx, a cura di A. Venturini, Bologni, 1974, pp. 28-30.
(6) E. FERRI, Parlamentarismo, sindacalismo e azione socialista, "Avati", 19 marzo 1905.
(7) Va notato che l'espressione "concezione completa" del socialismo compariva nell'o.d.g. presentato a Bologna da Rigola e Morgari. "Il congresso - vi si diceva - afferma il bisogno della conquista delle coscienze alla concezione completa del socialismo mediante l'assidua propaganda dei principi fondamentali e quella positiva che fa scaturire dai fatti particolari la veduta generale della critica e della dottrina socialista" (F. PEDONE, Il Partito socialista italiano nei suoi congressi. II, 1902-1917, Milano, 1961, p. 36).
(8) L'AZIONE SOCIALISTA, Riprendendo il lavoro, "L'Azione Socialista", 7 maggio 1905. Anzi, nel novembre di quell'anno Bonomi pubblicò una Lettera aperta a O. Morgari per rivendicare la paternità dell'espressione "socialismo integrale" (I. BONOMI, Alleanza, non blocco eterogeneo. Lettera aperta a Oddino Morgari, "L'Azione Socialista", 25 novembre 1905). Morgari gli rispose sbrigativamente di non aver nemmeno letto l'editoriale della sua rivista (O. MORGARI, Per la costituzione del partito, ivi, 9 dicembre 1905). In realtà,come si è visto, essa era stata usata prima di lui da Ferri, e fu ripresa da Paoloni prima ancora di Morgari. (Per la polemica Bonomi-Morgari si veda G.B. FURIOZZI, Da Mazzini a Bissolati, Firenze, 1988, pp. 185-196).
(9) F. PAOLONI, Il socialismo integrale, "Sempre Avanti!", 2 luglio 1905.
(10) ID., Blocco socialista e socialismo integrale, ivi, 23 luglio 1905.
(11) ID., Salviamo il partito! Manifesto-programma pel blocco socialista integrale, Roma, 1906. Su Paoloni si vedano G.B. FURIOZZI, Francesco Paoloni e il socialismo integrale 1892-1917, Firenze, 1993 e S. DOMINICI, La lotta senz'odio. Il socialismo evangelico del "Seme" (1901-1905), Milano 1995.
(12) I riformisti votarono l'o.d.g. Paoloni-Morgari, mentre solo 757 furono gli astenuti (cfr. il "Sempre Avanti!" del 14 ottobre 1906).
(13) S. CANNARSA, Il socialismo e i XXVIII Congressi nazionali del partito socialista italiano, Firenze, 1950, p. 162.
(14) Cfr. F. PEDONE, op. cit., P. 104.
(15) A. VERGNANINI, Cooperazione integrale, Reggio Emilia, 1907. Si veda a questo proposito T. DETTI, Il socialismo riformista in Italia, Milano, 1981, pp. 225-233.
(16) Cfr. F. PEDONE, op. cit., p. 143.
(17) F. PAOLONI, Ciascuno per la sua via, "Sempre Avanti!", 1° maggio 1911, pp. 172-173. Nello stesso numero del periodico Paoloni definiva la famosa frase giolittiana del Marx "messo in soffitta" dai socialisti una "volgare barzelletta che aveva fatto fortuna sui giornali clericali e aveva purtroppo trovato credito anche fra i compagni rivoluzionari" (ID., Marx in soffitta, ivi, p. 174).
(18) F. PEDONE, op. cit., p. 178
(19) Sui risultati del congresso di Modena si veda, tra gli altri, L. CORTESI, Le origini del partito comunista italiano. Il PSI dalla guerra di Libia alla scissione di Livorno, Bari, 1972, p. 25.
(20) I risultati del congresso furono pubblicati senza commenti sul "Sempre Avanti!" del 15 luglio 1912, p. 293. Nello stesso numero, il periodico pubblicava una lettera di Morgari in cui si smentivano le voci di sue presunte dimissioni del partito.

 

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