I circoli palermitani della gioventù cattolica attraverso la corrispondenza di Giuseppe Pipitone(1921 - 1923) di Claudia Giurintano

Introduzione

Dopo l'unità d'Italia si possono individuare tre correnti all'interno delle quali scorre l'impegno religioso: un filone aristocratico, soprattutto al Nord che vede, per opera dei cattolici, la costruzione di cooperative di servizio; un élite di pensiero che tenta di trasformare la teoria in ufficio civile pratico e che ha un'attenzione particolare per l'autonomia dei municipi, per la stampa confessionale e per la costruzione di una cultura religiosa; infine, un gruppo a larga base popolare e piccolo borghese, soprattutto al Centro Sud, che si adatta alla situazione contingente accettando il mutamento di regime "per quel tanto da non suscitare compromessi immorali o collisioni di fede"(1). Si sviluppa così un avvicinamento tra impegno religioso e impegno sociale e, in tale contesto, l'Azione Cattolica(2) assume sempre maggiore importanza man mano che la sua struttura prende consistenza.
Nella sua fisionomia e finalità moderne l'Azione Cattolica nasce nel XIX secolo come reazione all'opera laicizzatrice della Rivoluzione liberale. Nel 1863 a Malines in Belgio si tenne un importante Congresso cattolico internazionale al quale partecipò, tra gli altri, in rappresentanza italiana, l'avvocato bolognese Gian Battista Casoni sotto il cui impulso nacque in Italia la prima organizzazione cattolica a base nazionale: Associazione cattolica per la libertà della Chiesa in Italia. L'associazione ebbe vita breve, ma da quelle stesse idee sarebbe nata nel 1868 la Società della Gioventù Cattolica Italiana grazie all'opera organizzativa di Giovanni Acquaderni (1839-1922) di Bologna e Mario Fani Ciotti (1845-1869) di Viterbo, morto quest'ultimo ad appena 24 anni per una polmonite contratta per salvare un uomo in mare.
Gli obiettivi di Fani e Acquaderni erano quelli di educare "cattolicamente" la gioventù italiana e di sostenere il papato. La base culturale e logistica della nuova associazione matura per il lavoro non solo dei due fondatori ma anche del direttore spirituale della congregazione bolognese, padre Luigi Pincelli. A testimonianza dell'influenza dei gesuiti nel progetto vi è una lettera del 1893, scritta da Acquaderni al padre Alessandro Basile, nella quale così si legge: "Se la Gioventù cattolica esiste, si deve alla Compagnia di Gesù"(3) .
Il programma della Gioventù cattolica, pubblicato il 4 gennaio 1868, sottolinea l'urgenza di rieducazione sul piano religioso al fine di proteggere la sopravvivenza della famiglia, della morale e della fede(4). Pochi giorni dopo la diffusione del manifesto Acquaderni assume la carica di primo presidente affiancato da Mario Fani, Carlo Cazzani, Ugo Flandoli, Alfonso e Francesco Malvezzi Campeggi, Pellegrino Matteucci, Gianantonio Bianconi e Alfonso Rubbiani con la carica di segretario. Legalmente la Società si definisce con uno Statuto del marzo 1868 di 34 articoli e un Regolamento composto da 50 punti che "dettagliano finalità, iscrizioni, composizione dei circoli, adunanze e cariche"(5). Programmi e testi normativi vengono sottoposti all'autorità ecclesiastica per l'approvazione che non tarda a pervenire. Bandiera ideale dell'Associazione diventano la preghiera, l'azione, il sacrificio le cui iniziali (P.A.S.) vengono ricamate sugli stendardi; l'Azione Cattolica nasceva così, come scrive Giovanni Spadolini, "da quello sforzo di proselitismo e […] di missionarismo in un mondo estraneo od ostile, da quello spirito di crociata per riconquistare i valori certi della società italiana senza accettare nessun compromesso, senza scendere a nessuna transazione con le autorità costituite, senza snaturarsi in un movimento di carattere, politicamente o socialmente, conservatore"(6).
Gli input del primo congresso Cattolico tenuto a Venezia dal 12 al 16 giugno 1874 provengono dal Sud e, soprattutto, dalla Sicilia la quale vi partecipa con quattro gruppi: Circolo di Santa Rosalia, Associazione San Francesco di Sales di Palermo; Società siciliana primaria per gli interessi cattolici(7), diffusa in tutta l'isola; Circolo della Gioventù cattolica di Caropepe Valguarnera, diocesi di Piazza Armerina. Tali gruppi sono rappresentati da giovani nobili e colti che riconoscono la propria guida in Vito d'Ondes Reggio (1811-1885).
Alla morte di Papa Pio IX la Gioventù Cattolica subisce uno sbandamento all'interno dello schieramento cattolico. Leone XIII mostra una predilezione per l'Opera dei congressi nella quale individua il fulcro del movimento cattolico italiano.
I primi dirigenti dell'Azione Cattolica sono tutti uomini di prestigio, capaci di incutere "soggezione e rispetto"(8) poiché azione vuol dire che bisogna agire, crescere, entro "le mura della cittadella cattolica"(9).
Pio X con l'enciclica Il fermo proposito (11 giugno 1905)(10) e Pio XI(11) ne Ubi arcano (23 dicembre 1922)(12) hanno offerto una valida definizione di Azione Cattolica come spirito di apostolato tendente all'attuazione e alla difesa dei principi cattolici nella vita individuale e sociale come attività collettiva che combatte ogni individualismo.
Il fermo proposito ebbe il merito di determinare il nuovo assetto dell'organizzazione dei cattolici italiani. La realizzazione del piano, stabilito dall'enciclica, venne affidata a Giuseppe Toniolo, Stanislao Medolago Albani e Paolo Pericoli. Essi, il 24 febbraio 1906, convocarono a Firenze i delegati delle diocesi italiane. Si trattò di un importante convegno dal quale uscì la nuova struttura dell'Azione Cattolica distinta in quattro gruppi: Unione Popolare (con il compito di curare la formazione delle coscienze); Unione economico-sociale (con la funzione della direzione del movimento economico-sociale); Unione elettorale (con la direzione del movimento elettorale nei singoli centri); Società della Gioventù Cattolica Italiana. Il 3 dicembre 1906 si inaugurò a Firenze l'Ufficio Centrale dell'Unione Popolare. Il primo Presidente dell'Unione Popolare fu lo stesso Toniolo. L'Unione si dedicò allo studio e alla propaganda orale e scritta attraverso le settimane sociali, congressi, periodici, opuscoli, foglietti volanti(13). L'Unione Economico Sociale ebbe come primo presidente il conte Medolago Albani. Ad essa furono affidati i compiti di promuovere la fondazione di associazioni e istituti che attuassero il programma cristiano-sociale; studi e pubblicazioni; la coordinazione dell'azione delle associazioni e istituti affini. All'Unione Economico Sociale aderirono istituzioni quali Banche Cattoliche, Cooperative, Casse Rurali, Casse Operaie, Società Operaie Cattoliche di mutuo soccorso etc.
L'Unione Elettorale Cattolica aveva il compito di guidare l'attività elettorale dei cattolici. Veniva lasciato ai Vescovi il giudizio sulla necessità di permettere ai cattolici la partecipazione alle elezioni politiche, chiedendo alla Santa Sede la deroga del non expedit.
Nel 1908 sorse la prima associazione femminile nazionale, Unione delle donne cattoliche, allo scopo di formare la donna sia nella fede che sul terreno sociale. Nel 1918, dall'Unione delle donne cattoliche venne fuori l'importante organismo della Gioventù Femminile Cattolica Italiana(14).
La riforma di Pio X era andata avanti, in verità, in modo lento, e a dare un maggiore impulso contribuì la riforma del 1915 di Benedetto XV con lo Statuto del 10 dicembre, entrato in vigore il 12 gennaio 1916. Il pontefice affidò la responsabilità organizzativa globale al conte Giuseppe Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto coadiuvato in segreteria da Luigi Sturzo(15). Con tali disposizioni si stabilì che il Consiglio direttivo dell'Unione Popolare poteva eleggere una Giunta Direttiva dell'Azione Cattolica che divenne il supremo organo coordinatore. I nuovi Statuti prescrissero l'organizzazione dell'Unione Popolare in ogni diocesi e parrocchia. Alla fine del mese di ottobre del 1919 si tenne a Roma un Congresso Nazionale il cui esito principale fu il coordinamento dei due rami dell'azione femminile (Unione donne cattoliche e Gioventù femminile) che si intrecciarono a formare l'Unione Femminile Cattolica Italiana (U.F.C.I.) sotto una sola presidenza generale ma mantenendo ciascuna una propria fisionomia e funzione specifica(16). Sorsero molti circoli Universitari Femminili e la Santa Sede - con lettera della Segreteria di Stato (27 marzo 1922) - stabilì che la organizzazione universitaria divenisse terzo ramo dell'Unione Cattolica Italiana rimanendo così distinta dalla FUCI(17).
Il Partito Popolare Italiano(18), all'inizio della sua costituzione, reclutò i suoi militanti soprattutto tra i soci delle precedenti organizzazioni cattoliche e la stessa azione elettorale cessò di essere una funzione particolare dell'Azione Cattolica tanto che l'8 febbraio 1919 la Giunta direttiva deliberò lo scioglimento dell'Unione Elettorale Cattolica. Nella relazione ufficiale si legge che la Giunta direttiva, con rincrescimento, accettava le dimissioni di Luigi Sturzo dalla carica di Segretario per assumere quella di Segretario politico del P.P.I. Il popolarismo, scriverà nel secondo dopoguerra il politico calatino, "sorgeva in nome della libertà contro due monopoli, quello dello Stato accentratore per tradizione liberale; quello marxista dei socialisti nel campo operaio"(19). Il 12 novembre 1919 la Santa Sede dichiarava decaduto il non expedit lasciando ai cattolici campo aperto all'attività politica.
Con la seduta del 26 marzo 1920 la Giunta direttiva modificò lo Statuto dell'Unione Popolare inserendo la costituzione di consigli parrocchiali composti dai presidenti delle associazioni delle parrocchie i quali, a loro volta, furono incaricati di coordinare l'attività dei vari sodalizi(20). Gli organi di azione riconosciuti furono così divisi: Giunta Centrale dell'Azione Cattolica(21); Giunte Diocesane, Consigli Parrocchiali(22). Tali organi collegiali dovevano dirigere l'attività di tutte le organizzazioni nazionali: Federazione Italiana Uomini Cattolici; Società della Gioventù Cattolica Italiana; Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Tra le finalità particolari l'Azione Cattolica si propose sin dalla sua costituzione: "la cristianizzazione della famiglia, della scuola, della stampa, la difesa della pubblica moralità; la difesa dei diritti e la libertà della Chiesa; la soluzione in senso cristiano dei problemi sociali; l'ispirazione cristiana delle leggi e delle pubbliche istituzioni"(23). Tra i problemi sociali l'attenzione venne focalizzata su quelli inerenti al rapporto capitale-lavoro. Tali finalità mostrano come il rapporto tra Azione Cattolica e partiti politici fosse ben delineato, nel senso che i fini dell'Azione Cattolica non erano specificatamente politici. D'altra parte, nel settembre del 1924, Pio XI, nel suo Discorso agli Universitari Cattolici aveva sottolineato che la lotta politica, la politica di partito, non sono azioni cattoliche, ribadendo, in tal modo, la netta distinzione tra Azione Cattolica e partiti politici di qualunque natura essi fossero. Il pontefice, però, non escludeva il ruolo che l'Azione Cattolica avrebbe potuto svolgere - pur distinguendosi dalla politica - sotto forma di influenza morale, influenza indiretta, da esercitare educando le coscienze(24). L'Azione Cattolica ha, infatti, per scopo quello di preparare gli uomini ad agire da cattolici non solo nella vita privata ma anche in quella pubblica e ciò si traduce, nel campo politico, nel non potere appartenere a partiti politici se non di ispirazione cattolica(25). La Chiesa si pone al di sopra delle competizioni politiche dei partiti ma questo non vuol dire che essa non debba intervenire laddove c'è un contrasto con i principi morali esprimendo la propria riprovazione e condanna.

1.-Azione Cattolica e Partito Popolare

La grande novità del primo dopoguerra è il sorgere del P.P.I. La costituente del partito viene convocata a Roma a metà dicembre 1918 e vede l'incontro di 41 rappresentanti regionali nella sede dell'Unione Popolare romana. Tra i convocati da Sturzo vi furono i siciliani Vincenzo Mangano e Antonio Pecoraro(26). Il Partito Popolare, aconfessionale e interclassista, si caratterizza per l'impegno civile sui problemi della società e per la sua autonomia dalla Azione Cattolica. L'aconfessionalità venne contestata dai cosiddetti "confessionalisti" tra i quali spiccano i nomi di padre Agostino Gemelli(27) e don Francesco Olgiati i quali, alla vigilia del Congresso di Bologna (14 giugno 1919), pubblicarono un opuscolo dal titolo Il programma del P.P.I.: come non è e come dovrebbe essere(28). Tale scritto accusava il "neonato" partito di non avere "dichiarato guerra […]allo Stato liberale, di non avere fatto del cattolicismo il proprio elemento di differenziazione, di non avere posto la questione romana in testa ai propri postulati programmatici"(29). Ma Gemelli, primo oratore a portare il Congresso "in una sfera di largo dibattito ideale", sin dall'inizio del suo discorso sgombrò il terreno dalla pregiudiziale di confessionalismo "rilevando che egli non concepiva il partito come una branca della Azione Cattolica e come dipendente dall'autorità ecclesiastica"(30). A suo avviso il partito popolare, nelle linee programmatiche, prescindeva dalle finalità cristiane cosa che un partito politico, organizzato da cattolici, non doveva fare. Sturzo rispose alle obiezioni dei confessionalisti chiarendo che egli si era sempre voluto differenziare "dall'antica azione cattolica-elettorale"; egli non aveva voluto prendere come insegna la religione poiché non era sua intenzione ripetere una "seconda faccia dell'organizzazione cattolica italiana"(31). Dopo le dichiarazioni di Sturzo, Gemelli annunciò di ritirare il suo ordine del giorno(32) e applaudendo il politico calatino testimoniò l'importanza dell'unità del partito e la fiducia in colui che "come cittadino e come sacerdote" l'aveva condotto a quei risultati(33).
Il filosofo Pietro Mignosi, che negli anni della formazione del P.P.I. insegnava nel regio liceo di Caltanissetta, presentò l'aconfessionalità come una forma di "adattamento" ad una situazione storico-politica che in quel momento non permetteva la proclamazione dell'ideale teocratico. Mignosi giudicava il programma popolare un "magnifico mantello d'Arlecchino" che metteva accanto elementi diversi: dottrina liberale, mazziniana, socialismo e riformismo(34).
"La Civiltà Cattolica", attraverso la penna di Padre Enrico Rosa, assunse una posizione critica nei confronti dell'atteggiamento del Partito Popolare verso il problema dei rapporti Stato-Chiesa(35). Rosa lamentava la mancanza di un esplicito cenno alla "piena libertà, sovranità e indipendenza del Papa"; inoltre, l'articolo VII(36) del programma dimenticava "il ministero e l'impero o giurisdizione, secondo la triplice potestà della Chiesa […] d'insegnare, di santificare e di reggere"(37).
Sturzo affermava che un partito cattolico come tale non poteva esistere e che gli organismi dell'Azione Cattolica non potevano tramutarsi in organi di partito politico. Il politico calatino sottolineava la necessità di una differenziazione che non poteva essere quella religiosa. Era questa la risposta che Sturzo aveva dato, nel novembre del 1918, sul "Corriere d'Italia" a Stefano Cavazzoni(38) che, da quelle stesse pagine, aveva sostenuto l'idea di un partito nuovo che sapesse evitare alle autorità religiose responsabilità che potevano coinvolgere "l'autorità somma nelle deficienze o nelle colpe di uomini e di atteggiamenti"(39).
Per ovvi malintesi i rapporti tra Azione Cattolica e Partito Popolare in periferia non furono facili come dimostra una lettera di risposta di mons. Giuseppe Romeo, vescovo di Nocera Inferiore e legato all'apostolato dei laici, alla richiesta di utilizzo di alcuni locali per riunioni politiche: "la cosa non mi piace perché il Partito Popolare è politico e aconfessionale"(40). In verità la presidenza centrale della S.G.C.I. non vietava ai propri dirigenti di iscriversi al P.P.I. ma si adoperava affinché essi non assumessero cariche di rilievo. Veniva precisato, invece, che i giovani cattolici non potevano aderire ad altri partiti come quello fascista ma tali disposizioni venivano spesso disattese soprattutto dopo l'occupazione delle fabbriche e la caduta di Giolitti. I rapporti tra Azione Cattolica e P.P.I. sono stati e continuano ad essere al centro di interessanti dibattiti storiografici soprattutto in riferimento al diverso atteggiamento - che alcuni studiosi hanno riscontrato - di Benedetto XV e Pio XI verso il partito sturziano.
Giovanni Spadolini(41) ricorda che Benedetto XV diede fiducia al politico calatino "sacrificando" l'Azione Cattolica e relegandola al solo ed esclusivo campo missionario; Pio XI, invece, avrebbe ristabilito il ruolo dell'Azione Cattolica anche in campo politico. Ci sono poi coloro che sostengono che il Partito Popolare fu in realtà tollerato e mai "benedetto" dalla Santa Sede a causa del suo programma rappresentato dai tre punti fondamentali: autonomia, aconfessionalità(42) e indipendenza dalla gerarchia. In verità l'Azione Cattolica offrì al P. P. I. un gran numero di uomini(43) e, spesso, per esempio nella realtà palermitana, i rapporti tra il Partito sturziano e l'Azione Cattolica furono di fattiva collaborazione come si deduce da una lettera del 29 settembre 1922 con la quale il Segretario della sezione di Palermo del P.P.I. comunicava alle associazioni cattoliche che avevano manifestato affinità di programma - nel campo delle attività economiche, sociali e politiche - che la sezione, per venire incontro ai bisogni dei tesserati e delle organizzazioni civili e morali, aveva istituito un ufficio di "segretariato assistenza"(44).
Dopo il 1923 i rapporti tra Azione Cattolica e Partito Popolare cambiarono sia per le pressioni di Mussolini su Pio XI e sull'Azione Cattolica a prendere le distanze dal P.P.I., sia per l'inevitabile contrasto tra l'aconfessionalità del partito e l'apoliticità dell'Azione Cattolica(45). Alcuni popolari, infatti, nella convinzione che la linea del disimpegno dell'Azione Cattolica non poteva che favorire il partito al potere, accusarono l'Azione Cattolica di filofascismo mettendo in dubbio la buona fede dei suoi dirigenti e interpretando l'apoliticità come un espediente per prendere le distanze dal partito sturziano.
2.-L'ordinamento del 1922-23 e il Partito Nazionale Fascista

Il 1922 è l'anno della "marcia su Roma", che segnerà l'ascesa del fascismo, ma anche l'anno dei ricambi dirigenziali per l'Azione Cattolica. Nell'ottobre del 1922 fu annunciata una riforma dell'Azione Cattolica che fu portata a compimento l'anno successivo quando furono approvati i nuovi statuti. Il 20 dicembre venne comunicato lo scioglimento dell'Unione Popolare fra i cattolici italiani i cui compiti furono assunti dalla Giunta Centrale e in parte dalla Federazione Italiana Uomini Cattolici.
Il 23 dicembre esce l'Enciclica Ubi Arcano interessante per il suo sostegno all'Azione Cattolica e per l'importanza - da essa espressa - di procedere a una pacificazione tra Italia e Santa Sede. Pio XI, salito sul trono di Pietro il 6 febbraio, firma un nuovo Statuto che prevede la suddivisione dell'Azione Cattolica in(46):

Organizzazioni maschili: Federazione Italiana Uomini Cattolici (FIUC) di nuova istitu- zione, Società della Gioventù cattolica italiana, Federazione
Universitaria (FUCI)

Organizzazioni femminile: Unione Femminile Cattolica Italiana divisa in Unione fra le donne cattoliche italiane; Gioventù femminile cattolica italiana (già fondata nel 1918) e le Universitarie cattoliche italiane

Il documento della Santa Sede sancì che l'attività dei cattolici organizzati non era politica ma religiosa e che la gerarchia ecclesiastica era il centro disciplinatore. La modifica più rilevante riguardò la scelta dei presidenti nominati dal clero e legati da un rapporto di fiducia con gli assistenti ecclesiastici nell'ambito parrocchiale e con il vescovo a livello di Giunte diocesane(47). La nomina del Presidente Centrale venne avocata a sé dallo stesso pontefice. La carica fu ricoperta da Luigi Colombo che sollecitò Sturzo a sciogliere il Partito Popolare ritenendolo motivo di divisione nel panorama confessionale.
Nel 1923 la Giunta Centrale costituì due Segretariati: uno per la scuola e uno per la moralità. Il Segretariato risultò composto da una Commissione di assistenza e di consulenza e da un Segretario Direttore; ogni Segretariato aveva una funzione di studio e una funzione esecutiva. Dopo la riforma dell'Azione Cattolica, la Giunta Centrale sciolse, insieme ai Segretariati della Unione Popolare, anche il Segretariato Economico sociale. Il 9 novembre 1925 la Giunta Centrale emanò le norme sui rapporti tra Azione Cattolica e attività economico-sociali.
Con decreto del 5 gennaio 1927 venne istituita l'Opera Nazionale Balilla e la formazione della gioventù diventò ben presto esclusivo monopolio statale; da ciò derivò il problema di incompatibilità tra la ONB e le organizzazioni giovanili di ispirazione cristiana, in particolare gli scout dell'Asci e la Fasci, cioè la Federazione delle associazioni sportive cattoliche che si dissolsero spontaneamente(48). In tale contesto la Chiesa rischiava di vedere sottratti al proprio "indottrinamento" migliaia di giovani.
L'11 febbraio 1929 veniva firmato, dal Segretario di Stato card. Gasparri e da Mussolini, il Trattato e il Concordato tra Santa Sede e Governo Italiano. Il Concordato all'art. 43 riconosce le organizzazioni cattoliche poiché svolgono la loro attività al di fuori di ogni partito politico e sotto la dipendenza dell'Azione Cattolica italiana(49).
Ben presto molti nodi vennero al pettine: ideologicamente anticattolico, il fascismo inizia una campagna contro l'Azione Cattolica; i prefetti cominciano a vietare convegni della Fuci a Ferrara, Pavia, Viterbo e Catania. Nel 1931 Pio XI ribadisce la dottrina della Chiesa con l'enciclica Quadragesimo Anno. Con essa il pontefice invita i cattolici militanti a collaborare nella difficile impresa di ricostruzione di una società più giusta e cristiana(50). La stampa fascista accusava i dirigenti della Gioventù Cattolica di propositi antifascisti. Il 30 maggio il direttorio del Partito nazionale fascista ordina lo scioglimento immediato di tutte le organizzazioni giovanili non legate al Pnf e all'Opera Nazionale Balilla. Il papa non viene immediatamente informato dell'accaduto e solo il 29 giugno protesta apertamente con l'enciclica Non abbiamo bisogno. Con essa Pio XI denuncia le violenze, precedenti e successive allo scioglimento delle associazioni giovanili cattoliche, contestando la pretesa fascista di monopolizzare la gioventù a esclusivo vantaggio del regime. Dalle pagine de "Il Popolo d'Italia", Arnaldo Mussolini(51) cerca di buttare acqua sul fuoco e dopo avere definito l'enciclica "documento aspro di importanza evidente"(52) avverte del pericolo di un sollevamento cattolico. La situazioni richiede ormai una soluzione immediata e l'uomo adatto alla mediazione tra Vaticano e Governo appare il gesuita Pietro Tacchi Venturi. L'episodio, commenterà Luigi Sturzo nel 1937, "servì a marcare le posizioni dualistiche dei due poteri e a fare cadere l'illusione, che ingenuamente si coltivava da parecchi, che il fascismo potesse cattolicizzarsi"(53).
Il 2 settembre 1931 "l'Osservatore Romano" annunciava la "confermata riconciliazione". In base a tale accordo veniva stabilito che l'Azione Cattolica era essenzialmente diocesana e dipendente direttamente dai Vescovi "i quali ne scelgono i dirigenti ecclesiastici e laici con esclusione di coloro che appartennero a partiti avversi al regime"(54). Il secondo punto del compromesso affermava che l'Azione Cattolica non ha nel suo programma la costituzione di associazioni professionali e sindacati di mestiere. Inoltre, i Circoli Giovanili facenti capo all'Azione Cattolica si sarebbero chiamati Associazioni Giovanili di Azione Cattolica(55). L'accordo di settembre portava una novità sui rapporti tra Azione Cattolica e appartenenza al Partito Nazionale Fascista poiché sopprimeva la precedente disposizione del 10 luglio 1931 sulla incompatibilità tra iscrizione al partito fascista e iscrizione alle organizzazioni dipendenti dall'Azione Cattolica.
Con l'eccezione di pochi, tra i quali Luigi Sturzo, che sin dagli inizi del fascismo prende la via dell'esilio, molti cattolici videro nell'avvento del regime un alleato per una possibile restaurazione cristiana(56). L'Azione Cattolica, dinanzi ad una sempre maggiore crescita della forza fascista, adotta una strategia di Realpolitik(57), di sopravvivenza: se vuole continuare ad esistere deve venire a patti.
Il tema del rapporto tra Chiesa e fascismo ha fornito molti spunti di analisi che ne hanno evidenziato la molteplicità delle posizioni storiografiche. Giorgio Candeloro(58), ad esempio, in linea con una storiografia marxista, attenta agli aspetti economici e sociali della realtà, parla di alleanza tra mondo cattolico e fascismo in funzione antidemocratica e antioperaia. La storiografia marxista, e non solo, tende a cogliere l'indissolubile legame tra fascismo e Azione Cattolica evidenziando l'atteggiamento di totale passività del laicato cattolico, strumentalizzato dalla gerarchia. E anche il cattolico Pietro Scoppola(59), pur evidenziando la presenza di una componente antifascista, coglie un atteggiamento di "intesa" tra Santa Sede e governo fascista.
Nel secondo dopoguerra sono risorte, sotto altri nomi, varie organizzazioni cattoliche e gli statuti del 1946 hanno dato maggiori responsabilità ai laici nel campo dell'azione pratica e hanno attribuito all'Azione Cattolica Italiana funzioni di coordinamento di altre istituzioni (come le ACLI o l'Associazione scoutistica cattolica italiana) attraverso le consulte parrocchiali, diocesana e generale.

3.-Il Consiglio regionale siculo

Il 10 maggio 1919 sotto la presidenza di Paolo Pericoli, Presidente Generale della Società della Gioventù Cattolica Italiana, fu inaugurato a Palermo il Convegno federale, alla presenza dei soci e rappresentanti dei circoli palermitani. Si deliberò di ordinare le sedute domenicali dei circoli in modo che esse risultassero "scuola pratica" e si formassero idee religiose, morali e sociali nei giovani. Tali fini potevano essere perseguiti attraverso "chiaccherate", letture di fogli volanti dell'Unione Popolare, letture e commenti di pubblicazioni ufficiali dei vari rami dell'Azione Cattolica. In quell'occasione Giuseppe Pipitone(60), già Presidente del Circolo Pio X, fu eletto Presidente Federale(61); alla Vicepresidenza venne chiamato l'avvocato Silvio Palazzotto, Presidente del Circolo Silvio Pellico; Bendetto Bellaroto fu nominato segretario della Federazione e mons. Guido Anichini Assistente Ecclesiastico(62).
Con circolare del 14 gennaio 1921, il Consiglio Regionale Siculo della Società della Gioventù Cattolica Italiana - con sede a Palermo in Piazza Vittoria, 3 - chiese a tutti i Presidenti dei Circoli di compilare una scheda(63) al fine di conoscere da un punto di vista statistico, la situazione delle forze giovanili in Sicilia. Il Presidente del Consiglio Regionale, Andrea Butera (1898-1950)(64), il Segretario Ignazio Bazan e l'Assistente Ecclesiastico mons. Guido Anichini, facevano osservare che a causa della cattiva abitudine di non rispondere ai questionari, non sempre, all'inizio dell'anno, si conosceva il numero e l'attività dei Circoli esistenti. Per porre fine a tale costume - che certamente contrastava con la disciplina e l'attaccamento all'organizzazione propri dell'Azione Cattolica - il Consiglio raccomandava che, in caso di mancata risposta, avrebbe considerato quel Circolo inesistente o disciolto. La circolare ricordava tre punti fondamentali: 1) l'obbligo per tutti i soci di essere in regola con le tessere dell'anno in corso; 2) l'obbligo per i circoli di abbonarsi a "Gioventù Cattolica" ed a "Primavera Siciliana"(65); 3) il dovere di tutti i giovani di favorire la diffusione del loro giornale regionale "Primavera siciliana" procurando il maggior numero di abbonamenti. Il Presidente Regionale, Butera, chiedeva che le tessere fossero vendute nei rispettivi Circoli e questo per operare un controllo diretto. La tessera, unica per tutta Italia, era il solo documento che comprovasse l'appartenenza di un giovane alla società. Il costo della tessera (o anche della marca utilizzata fino al 1921 per la vidimazione annuale) era di una lira annua. La tessera testimoniava non solo l'appartenenza all'Azione Cattolica ma permetteva la partecipazione a tutte le manifestazioni, congressi, adunanze sia della propria associazione che delle altre indette dai centri direttivi diocesani nazionali. La tessera, inoltre, dava il diritto, nelle adunanze e congressi, a prendere la parola e a votare(66). Le richieste delle tessere dovevano essere fatte alle rispettive Federazioni o agli Incaricati diocesani distinguendo tra marche e tessere e fra soci effettivi e aspiranti (giovani che non hanno compiuto i 16 anni). Oltre alla tessera, segno di appartenenza era il distintivo(67) - con il dovere di portarlo - considerato uno strumento di propaganda e un mezzo di apostolato. Per essere aggregati alla Società della Gioventù Cattolica i Circoli dovevano mandare, alla rispettiva Federazione o all'Incaricato, la domanda compilata; due copie del proprio Statuto-Regolamento; un attestato della Curia Vescovile comprovante la nomina dell'Assistente Ecclesiastico; una nota dei componenti dell'ufficio di Presidenza(68).

4.-L'attività nei Circoli

A Palermo numerosi circoli gareggiavano a portare avanti il messaggio dell'Azione Cattolica. Tra essi i più importanti erano: il Circolo Giovanile "S. Carlo"(69); il Circolo "Pio XI"; il Circolo "Immacolata Concezione"; il Circolo Studenti Cattolici "Silvio Pellico"; il Circolo Professionisti Cattolici "Giacomo Serpotta"; il Circolo Giovanile Cattolico "Federico Ozanam".
Nella Provincia di Trapani, Giuseppe Di Blasi, Presidente del Circolo "C. Piazza" di Santa Ninfa e membro del Consiglio Regionale in qualità di Presidente Federale(70), informava l'avv. Giuseppe Pipitone, Presidente della Federazione Interdiocesana di Palermo(71) e Segretario della Giunta Diocesana di Palermo dell'Unione Popolare fra i Cattolici d'Italia, con lettera 15 gennaio 1921 sulla situazione dei circoli registrata da un censimento. A Trapani risultavano due Circoli: il "Domenico Savio" (con sede nell'Istituto dei Salesiani) e il "San Carlo Borromeo". Su quest'ultimo egli rilevava la disorganizzazione e la scarsa rispondenza al programma dell'Azione Cattolica. A Marsala, oltre a un Circolo dei Salesiani, vi era quello degli Agostiniani scalzi - il "Giovanile operaio" - che vantava la presenza di giovani pieni di entusiasmo che lasciavano ben sperare. A Partanna vi era solo una sezione aspiranti e la costituzione del Circolo appariva improponibile a causa della mancanza di locali. A Mazara, l'aspirante Gioventù Cattolica "Pensiero ed Azione" viveva una modesta attività ma non certo "scandalosa". A Salemi il Circolo Giovanile (o Unione) poteva offrire buone speranze "se i primi entusiasmi non saranno illusioni". A Santa Ninfa il Circolo "C. Piazza", con Presidente lo stesso Giuseppe Di Blasi, viveva "modestissimamente" a causa dell'assenza della maggioranza studentesca che paralizzava "le migliori volontà". Ad Alcamo il Circolo Giovanile Cattolico era troppo politicizzato tanto che Di Blasi avvertiva che la vita del Circolo "non era troppo lieta". A Calatafimi il Circolo "Nino Saladino" registrava una crisi "per la mancanza di menti direttive e di una vera presidenza" e senza troppi giri di parole, alla ricerca di una sintesi, Di Blasi scriveva: "Notizie buone non ne ho". A Castellammare, il Circolo "S. Paolo" risultava il migliore della provincia e ciò veniva attribuito alla presenza di scuole medie.
Nel nisseno(72), a San Cataldo, il Circolo "A. Manzoni"(73) conduceva "vita apatica ed anemica"(74) e ciò non era dovuto all'inattività dei giovani, ma alla mancanza di locali. Il circolo era stato fondato nel 1914 ma la guerra ne aveva impedito qualsiasi sviluppo; rifondato nel luglio del 1919 non ebbe il prestigio del "Silvio Pellico" della vicina Caltanissetta animato dalla presenza di assistenti ecclesiastici della statura del can. Michele Natale o di don Giovanni Rizzo(75). Ma entrambi i circoli perseguivano il medesimo scopo: permettere ai giovani nisseni di "proclamarsi cattolici militanti e sentirsi cittadini a pieno titolo, respingendo la vecchia immagine liberale e massonica che li dipingeva come cattolici temporalisti, nemici della patria e legittimisti reazionari"(76).
Il circolo "A. Manzoni" non era nato per decisione delle istituzioni creditizie cattoliche locali; scarsissimi erano i finanziamenti: la Cassa Operaia Agricola dava un sussidio mensile di 30 lire mentre l'istituto di Credito locale (Cassa Agraria Cattolica) aveva negato ogni aiuto(77). Il Presidente del circolo Luigi Di Forti (1900-1934)(78), chiese a Pipitone di rivolgersi "direttamente per iscritto all'Arciprete(79) del paese" - che aveva dato solo circa 150 lire - "alla Cassa Operaia Agricola ed alla Cassa Agraria Cattolica(80) in modo speciale perché [era] abbastanza ricca e [poteva] decorosamente mantenere un buon circolo Giovanile"(81).
Di Forti criticava il comportamento del canonico Calogero Cammarata (1862-1930)(82), presidente della Cassa Agraria e, in seguito, pro-sindaco "popolare" del paese, il quale aveva "la sventura di essere testardo e politicante". Prima della guerra egli "aprì(83) un circolo Giovanile meraviglioso"(84) poiché, a detta di Di Forti, il fratello sac. Luigi Cammarata (1885-1950)(85), era assistente ecclesiastico. Ma quando questi si era rifiutato di continuare nell'attività di assistente, il can. Cammarata non aveva più voluto sentire di circoli e si era "dato ad aiutare la sezione del P.P.I. retta dal nipote"(86). La mistione politica e religione non era gradita tanto che Di Forti così concludeva la lettera: "voglio sperare però che Iddio lo illumini"(87). La priorità della dimensione religiosa fu il carattere peculiare del circolo "A. Manzoni"; la vita dell'associazione seguì ritmi e modalità devozionali: "preghiera di rito [...] partecipazione "in corpo" alla messa e alle processioni; obbligo della "comunione generale" in determinate festività liturgiche"(88). L'esperienza del circolo si pose come proposta educativa destinata a unire giovani di diversa condizione sociale; i giovani che lo avevano fondato provenivano dal ceto artigiano e contadino medio-inferiore ma desideravano elevarsi intellettualmente senza spezzare i legami con le proprie radici(89). Per Di Forti il carattere apolitico del circolo era un principio cardine dello statuto e fu proprio facendo appello a tale articolo che riuscì a districarsi "dall'imbarazzante invito di prendere parte in "corpo" alla funzione della benedizione del gagliardetto della sezione fascista in cui era prevista perfino la presenza del can. Cammarata"(90).
Nel mese di febbraio 1921 una circolare firmata dal Presidente del Consiglio Regionale siculo Andrea Butera, informava i Circoli cattolici siciliani dell'organizzazione di corsi per segretari di cooperative. Butera riteneva che: "la pratica delle società cooperative [era…] di grandissima utilità" e, soprattutto, era in perfetta sintonia con la tradizione della Società di Gioventù Cattolica da sempre all'avanguardia nel movimento sociale cristiano(91).
Nel marzo 1921 il Presidente Generale Paolo Pericoli invitava gli studenti ad astenersi dalle lezioni il giorno di San Giuseppe se i Provveditori agli Studi non avessero voluto concedere la vacanza. L'astensione dalle lezioni era già stata proclamata l'8 dicembre, nel giorno dell'Immacolata. E numerosi provvedimenti erano stati presi da alcuni presidi degli Istituti del Regno. L'Ufficio Studenti della Società di Gioventù Cattolica aveva cercato di rivolgersi al Ministro della Pubblica Istruzione al fine di revocare le punizioni e, per l'occasione, erano stati interessati Luigi Sturzo e alcuni senatori e onorevoli tra cui Cingolani e Tupini che avevano presentato al Ministro un'interrogazione per i provvedimenti contro gli studenti cattolici; il ministro però non aveva voluto revocare le decisioni dei presidi.
In occasione del Corpus Domini Pipitone mandò al Provveditore agli Studi di Palermo una lettera per chiedere la vacanza ma questi rispose che la festa non era compresa nel calendario scolastico(92). L'avvocato Paolo Pericoli informava i responsabili regionali che non solo l'ufficio studenti del Consiglio superiore aveva avanzato domanda al Ministero della P. I. perché fosse riconosciuta in tutte le scuole del Regno la vacanza nel giorno del Corpus Domini, ma che avrebbe proseguito e intensificato con tutti i mezzi possibili l'agitazione promossa affinché fosse resa giustizia con la revoca delle punizioni inflitte e affinché si fosse definitivamente provveduto al riconoscimento, nel calendario scolastico, delle feste di precetto(93). Stessa cosa accadde l'anno successivo tanto che il Presidente Andrea Butera con circolare del 6 giugno 1922 incitò all'astensione in massa dalle lezioni nel giorno del Corpus Domini(94).
Andrea Butera, Presidente del Consiglio Regionale Siculo della G. C., fu costretto ad allontanarsi dalla Sicilia e la sua carica fu temporaneamente ricoperta dallo stesso Pipitone. Ritornato nell'isola, Butera, spostò la sua residenza a Catania e il Consiglio Regionale siculo, riunitosi a Roma il 5 e 6 settembre 1921, acconsentì non solo al ritorno di Butera alla carica di Presidente del Consiglio Regionale Siculo ma anche al trasferimento temporaneo della sede da Palermo a Catania; nel capoluogo isolano sarebbe rimasta la redazione e amministrazione della "Primavera siciliana"(95).
Dal 13 al 15 settembre 1921 furono organizzati a Roma i festeggiamenti in occasione del cinquantenario della Società della Gioventù Cattolica(96). Da ogni parte furono mandati giovani a rappresentare i Circoli e la Sicilia fece altrettanto. Durante le manifestazioni alcune bandiere furono lacerate e danneggiate e, per l'accaduto, fecero seguito numerosi incidenti. I rapporti tra giovani cattolici e fascisti erano diventati molto tesi soprattutto a partire dal 4 settembre, quando il Governo italiano aveva vietato di celebrare la messa all'aperto al Colosseo e di recarvisi, in corteo, da Piazza Venezia. Tali divieti avevano suscitato il malcontento nelle fila dei popolari congressisti ed aveva provocato "grida ostili all'indirizzo delle autorità"(97). La forza pubblica era intervenuta caricando i dimostranti e sciogliendo l'assembramento. Nel pomeriggio si ebbero altri incidenti al Pantheon e al caffè Aragno dove "parecchi fascisti impegnarono un tafferuglio con alcuni pellegrini per espellerli dal locale"(98).
Il giorno dopo, a Montecitorio i fatti vennero commentati e disapprovati. Luigi Sturzo, i membri della direzione del partito popolare e del gruppo parlamentare si riunirono per provvedere in merito all'accaduto(99). Il segretario del gruppo parlamentare dei popolari, Cavazzoni, a nome dell'intero gruppo, protestò presso il ministro contro il contegno tenuto dalle forze dell'ordine. La Presidenza della Gioventù Cattolica fu ricevuta dai sottosegretari Teso e Bevion e l'on De Nava diede spiegazione di quel divieto che aveva scatenato i tafferugli: "assumendo questa manifestazione un carattere politico ed esulando da essa ogni ragione religiosa avrebbe logicamente potuto provocare altre manifestazioni da parte di partiti avversari"(100).
Il "Giornale di Sicilia" dedicò alla vicenda alcuni articoli con i quali denunciò il comportamento "provocante dei congressisti clericali e dei preti" a Roma affermando che la vicenda avrebbe avuto ripercussioni parlamentari e ministeriali.
Il giornale palermitano definiva quelle manifestazioni "temporalistiche", "inopportune" - perché avvenivano in un momento in cui forte era la polemica nei riguardi dei rapporti tra Stato e Chiesa - e inscenate "con atti volgari che offendono profondamente il sentimento nazionale"(101). Non venivano risparmiati giudizi critici nei confronti dei dirigenti del Congresso e, in particolare, di Pericoli accusato di mancanza di moderazione perché aveva dichiarato che malgrado i divieti il corteo si sarebbe fatto "contro tutto e contro tutti", gridando "Viva il Papa Re ed emettendo grida incivili dinanzi alla tomba del Re Galantuomo"(102). Il quotidiano palermitano, inoltre, contestava ai popolari di presentarsi come partito riformista nel campo della vita economica e sociale ma, in verità, mantenendo "le direttive antipatriottiche del vecchio clericalismo intransigente"(103).
La stampa nazionale commentò i fatti di Roma in vario modo. "Epoca" giudicava sconvenienti quegli atti e consigliava i "pastori" di "ricondurre al più presto a casa il gregge giovanile"; il "Corriere d'Italia", al contrario, avvertiva che bisognava finirla con i divieti mentre era necessario introdurre il "rispetto, la difesa e la tutela di tutti i cittadini". Il "Giornale d'Italia" avvertiva che denunziare l'alleanza tra liberali democratici e popolari "per le ragazzate dei nuclei sportivi cattolici" significava provocare una crisi di governo alla quale sarebbe fatalmente seguita una crisi parlamentare e "la posta in gioco [era] troppo grossa per un gioco così piccino". Infine, l'autorevole "L'Osservatore Romano" affermava che "la proibizione di una messa al Colosseo e di un corteo di giovani cattolici [..] se ha voluto essere un atto di forza e di autorità, si risolse in uno degli atti di debolezza". Quella "povera cronaca di nuove repressioni in veste legale" - continuava "L'Osservatore Romano" - testimoniava che si era tornati a scrivere "contro i cattolici, contro i pellegrini, contro dei giovani adunatisi per un omaggio al Papa"(104).
In seguito alle vicende accadute a Roma, il segretario politico della sezione di Palermo del Partito nazionale fascista, in risposta ad una lettera di Pipitone, così scrive: "Dalle indagini da me esperite posso comunicarle che i fascisti non hanno provocato alcuno, bensì sono stati provocati [...]. I fascisti non intendono dare lezioni di educazione e di patriottismo; intendono però che sia sempre ed ovunque rispettato il loro sentimento"(105).
Pipitone, per l'occasione chiese, ma non ottenne, la pubblicazione sul "Giornale di Sicilia" - definito dall'avvocato palermitano "il più velenoso"(106) organo di stampa - di una lettera aperta con la quale egli chiariva la posizione dei giovani cattolici a Roma per le vicende con i fascisti, spinto dalla necessità non solo di far chiarezza ma soprattutto di porre fine alle notizie, a suo avviso, errate, che fino a quel momento erano state date. La lettera si sviluppava in tre punti fondamentali: 1) non era vero che i giovani cattolici si erano abbandonati a Roma a "manifestazioni di dubbio patriottismo" ma era vero che il grido di "viva il papa re" era stato emesso una o due volte da un "giovincello fuori delle loro file e vogliono le male lingue che, arrestato e perquisito, sia stato trovato fornito di tessera fascista"; 2) non era vero che i giovani cattolici avevano per le vie di Roma tenuto "contegno provocante". Era invece vero, secondo Pipitone, che la mattina del 4 settembre i giovani che si stavano avviando in San Pietro, cantando inni religiosi, erano stati dispersi dalle guardie regie; 3) non era vero che la manifestazione giovanile cattolica avesse un carattere politico: essa aveva "schiettamente e sinceramente" carattere religioso. Infine, contro le accuse di mancanza di patriottismo da parte dei giovani cattolici, Pipitone ricordava le manifestazioni a Roma all'altare della Patria: "Là furono i reduci di guerra cattolici che proclamarono altamente il loro schietto amore per l'Italia unificata e pregarono per i loro compagni andati sul campo […] cattolici che all'ombra del tricolore, reduci dal campo ed encomiati dal gen. Montanari, davano l'esempio all'Italia […] del come ci si prepara […al] domani. Chi non è stato un imboscato, chi è stato nelle trincee ed ha pagato di persona, chi prepara per il domani una gioventù forte e moralmente sana non merita, […] un trattamento di diffidenza. […] i giovani cattolici di Palermo e Sicilia […] le posso assicurare che hanno fatto […] tutto il loro dovere di cattolici e di italiani"(107).
Andrea Butera, in un pro-memoria indirizzato a Pipitone mise in evidenza la necessità, avvertita soprattutto nei Circoli dei piccoli paesi siciliani, di prendere le distanze dai fascisti: "Ti prego di insistere su "Primavera" - scriveva Rizzo del Circolo di Montedoro(108) - sulla necessità che i Presidenti e gli assistenti […] illuminino i soci sulla realtà del fascismo. Tanti giovani sono addirittura allucinati ed è doloroso constatare come tanti bravi giovani credono compatibile la nostra tessera con il distintivo fascista". Per Butera si trattava di un punto superato ma data l'insistenza dei Circoli provinciali egli pregava Pipitone di dedicare all'argomento "poche, ma sentite parole"(109). In verità "Primavera siciliana" si era già occupata del fenomeno dedicando alcuni articoli con i quali si invitava la gioventù cattolica a "prendere serena e forte il suo posto di battaglia contro il fascismo, contro cioè quella degenerazione del patriottismo che vuole essere monopolio ed è tirannia, che vuole imporsi alle masse e degenera nella violenza brutale"(110).
Il 14 gennaio 1922 il Circolo Giovanile Cattolico di Palermo "Federico Ozanam" subì un'aggressione che spinse il Segretario del Circolo e l'Assistente Ecclesiastico a indire il 15 gennaio una manifestazione di protesta per far sentire la solidarietà ai compagni colpiti. Nella notte del 6 marzo 1922 il Circolo Giovanile Cattolico "G. Toniolo" di Prato fu devastato da atti di vandalismo perpetrati da giovani fascisti. I danni furono talmente elevati da spingere la Presidenza del Circolo ad organizzare una sottoscrizione per ottenere fondi da tutti i Circoli cattolici italiani. Frattanto, al Comune di Palermo si era costituito un gruppo di dieci consiglieri al quale avevano aderito tre nazionalisti e qualche combattente. Ma le masse popolari non mostrarono lo stesso entusiasmo dei ceti medio-elevati tanto che alla fine del 1923 il capoluogo dell'isola era la provincia meno fascistizzata della Sicilia, nonostante vi fossero 48 fasci e 6200 iscritti (soprattutto studenti, professionisti, impiegati e commercianti)(111). E proprio nel 1923, nella notte del 5 luglio, il circolo "Domenico Savio" di Canicattì, nella provincia di Agrigento, fu addirittura incendiato ad opera di alcuni fascisti(112). Lo stesso Luigi Sturzo, ripercorrendo le fasi più acute della lotta in Italia durante il fascismo, ricorda in un suo scritto(113) il gesto di Pio XI che inviò una forte somma di denaro per i Circoli di Gioventù Cattolica della Brianza che erano stati distrutti dai fascisti nelle elezioni generali dell'aprile 1924; il calatino rammenterà i: "furti, [..] le cooperative bruciate, [..] i circoli di azione cattolica e le case invase, saccheggiate e distrutte"(114).
In un articolo su "Primavera Siciliana" Giuseppe Pipitone prendeva le distanze da tutta una stampa isolana che aveva registrato la fine della apoliticità della Santa Sede perché schierata contro il Partito Fascista. La stessa Gioventù Cattolica, a detta dei "soliti giornali", aveva deciso di mettere fuori dalle sue fila i giovani che militavano nel partito fascista. Pipitone riteneva l'informazione falsa nella premessa e nella notizia poiché la Santa Sede, pur mantenendosi al di fuori e al di sopra di tutti i partiti, non poteva che condannare quanti facevano propaganda contro la religione. La Gioventù Cattolica, sotto questo punto di vista, biasimava "coloro che militando o nel partito fascista od in quello socialista, si [erano] lordate le mani di sangue"(115). Era conseguenza diretta, pertanto, registrare un allontanamento di giovani fascisti dalle fila dei giovani cattolici, ma per gli iscritti al Partito Popolare l'allontanamento non aveva senso. Era risaputo che il partito sturziano non si era mai "lordato le mani nel sangue" e che anzi nella preghiera e nel "fervore cristiano alimenta[va] la [sua] propaganda"(116). Ogni circolo di Gioventù Cattolica non obbligava i giovani all'iscrizione al partito che difendeva le idealità cristiane, né tantomeno poteva proibirglielo poiché ciò sarebbe stato solo irragionevole(117). "Primavera Siciliana" riteneva fosse un obbligo dei preti occuparsi di politica poiché "dal pulpito, dall'altare, sulle piazze, dovunque, il sacerdote deve difendere i diritti della pace cristiana"(118). I preti e i cattolici dovevano difendere i principi dell' "incivilimento cristiano" anche nel campo delle leggi e dei governi del proprio paese. E siccome leggi e governi si fanno con il voto elettorale, era necessario richiamare i cattolici su tre punti fondamentali: 1) i cattolici dovevano votare e non restare assenti dalla vita pubblica; 2) dovevano votare secondo coscienza, cioè liberi da ogni corruzione e violenza; 3) dovevano votare ricordando i diritti della Chiesa, della famiglia, della scuola(119). Il loro voto doveva andare a quei partiti che garantivano il rispetto di questi principi. Al di fuori di tali punti, finiva il compito della Azione Cattolica e iniziava quello dell'azione dei partiti, estranea all'Azione Cattolica.
Il Consiglio Regionale Siculo, organizzò nei mesi di aprile e maggio due settimane sociali per gli Assistenti ecclesiastici dei Circoli giovanili cattolici(120). Dal 24 al 29 aprile si tenne una settimana religiosa per le Diocesi di Palermo, Monreale(121), Cefalù, Patti, Caltanissetta, Mazara del Vallo e Trapani. Dall'1 al 6 maggio, invece, la settimana religiosa fu tenuta per le Diocesi di Catania, Acireale, Nicosia, Messina, S. Lucia del Mela, Lipari, Caltagirone, Piazza Armerina, Siracusa e Noto. L'Assistente Ecclesiastico Regionale, mons. Guido Anichini, diresse le settimane religiose allo scopo di trattare temi importanti quali: "doti dell'Assistente Ecclesiastico […]; la formazione religiosa del giovane. Indirizzo e metodo per le conferenze apologetiche e per la scuola di religione. Funzionamento ed attività dei collegi degli Assistenti. Educazione della purezza e del coraggio". Particolare attenzione fu data alla trattazione dei programmi, scopi, attività, funzionamento interno, opere culturali e rapporti della Società della Gioventù Cattolica Italiana con le organizzazioni economiche, sindacali e politiche(122).
Dall'1 al 3 settembre 1922 si tenne a Catania il Congresso Regionale che, all'unanimità, riconfermò Andrea Butera alla Presidenza Regionale(123). Il 9 settembre si chiusero i lavori dell'Assemblea generale della G.C.I. che nominò dodici consiglieri elettivi i quali, insieme ai Presidenti Regionali, procedettero alla nomina del Presidente Generale. L'avv. Paolo Pericoli, da 22 anni alla Presidenza Generale, invitò il Consiglio Superiore a concentrare i propri voti su una persona più giovane di lui al fine di favorire lo sviluppo dell'Associazione. Nonostante tale richiesta, Pericoli venne riconfermato ma, essendo questi fermo nella propria decisione, il Consiglio decise di nominarlo Presidente onorario perpetuo, con diritto di partecipare alle adunanze del Consiglio Superiore con voto deliberativo, ed elesse a Presidente Generale della G.C.I. l'avv. Camillo Corsanego(124).
Nei giorni che precedettero la marcia su Roma il Consiglio Regionale Siculo avvertì più che mai il bisogno di riprendere l'attività della gioventù Cattolica con "rinnovato ardore di fede e con piena consapevolezza delle […] gravi responsabilità"(125), per uno sviluppo sempre più intenso dell'azione giovanile cattolica in Sicilia. Era necessario che i giovani testimoniassero di essere "veramente" cattolici nel più ampio e completo significato della parola e che si esprimessero attraverso un "lavoro minuto […], oscuro, continuo, tenace ma veramente fruttuoso, certo più utile assai di qualunque sbandieramento, di cortei, di congressini, di discorsi, con relative manifestazioni religiose e comunioni generali, forse non sentite da tutti"(126). Butera si rivolgeva a tutti i presidenti dei Circoli in un momento difficile nel quale solo il costante lavoro di uomini di Fede poteva far fronte agli attacchi del fascismo: "Il fascismo imperversa - scrive il Presidente del Consiglio Regionale Siculo - oggi torbido e violento dovunque; anche il Mezzogiorno e la Sicilia sono ormai meta dichiarata di conquista fascista. Non dico questo, che del resto è ormai a tutti noto, per gettar l'allarme: la Chiesa e la religione cattolica nulla hanno da temere dalle gesta di violenti e incoscienti, che si ammantano, oltraggiandola, dell'idea di Patria, e nulla per conseguenza avremo da temere noi per l'avvenire del nostro movimento, finché della Chiesa e della religione saremo seguaci obbedienti. Innumerevoli sono i funerali che la Chiesa, eterna vivente e vincitrice, ha fatto di ideologie, di sistemi, di movimenti: tutti essa li ha visti cadere ad uno ad uno […] passerà quindi […] anche questa bufera, che, nonostante il verbo del suo dirigente è pure nei fatti antireligiosa […] per il metodo e per le idee, una deviazione gravissima, e pericolosa per l'ordine sociale"(127). La Chiesa, dunque, sarebbe rimasta illesa dall'ondata fascista, ma gli uomini dell'Azione Cattolica non potevano dimenticare l'opera "nefasta" che si compiva davanti ai loro occhi con la costituzione di nuove sezioni fasciste e di squadre armate. Butera denunciava il pericolo della propaganda anticattolica "assidua, minuta, incessante" che i fascisti perpetravano sui giovani, nelle scuole e in tutte le classi sociali. Egli chiedeva ai Presidenti siciliani di combattere il fascismo come "ieri" avevano combattuto il socialismo e come "domani" sarebbero tornati a combattere contro qualunque altro movimento irreligioso: "cambiano i nomi ma la lotta resta ed è sempre la stessa, è la lotta contro i figli delle tenebre, è la lotta che non avrà mai fine del bene contro il male, di Dio contro Satana"(128). Bisognava combattere utilizzando l'arma dell'apostolato giovanile, educare i giovani ai principi della Fede di Cristo, era giunto il momento per opporre schiera a schiera, propaganda a propaganda. A Palermo, il 22 novembre, i giovani della Federazione subirono le violenze fasciste(129). La vicenda interessò e coinvolse lo stesso Luigi Sturzo incaricato da Pipitone di informare il Ministro dell'Interno(130) affinché fossero emanati "energici provvedimenti per la tutela dei soci dei circoli giovanili cattolici di cotesta città [Palermo]". Il Ministro dell'Interno comunicò a Sturzo(131) che gli incidenti, che avevano avuto per protagonisti i giovani universitari iscritti ai diversi partiti politici, andavano ridimensionati e interpretati come una bravata giovanile consistente nello strapparsi reciprocamente i distintivi.
Con il nuovo anno furono annunciati i criteri di tesseramento che si sarebbe chiuso il 15 ottobre 1923(132): i soci attivi (dai 15 anni in su) potevano acquistare dai propri Circoli la tessera, di colore giallo, a una lira e trenta, mentre i soci aspiranti (dai 10 ai 15 anni), contrassegnati dalla tessera rosa, dovevano pagare una lira.
Nel febbraio del 1923 si insediò alla presidenza del Circolo Universitario Cattolico "Emerico Amari", il sancataldese Arcangelo Cammarata(133), il quale, nel suo discorso inaugurale, sottolineò come la FUCI potesse vantarsi di raccogliere "i militi di quella schiera che nella Università e fuori vuole affermare il programma glorioso della Fede, della Scienza e della Patria […] che per insegna hanno netto il motto magnifico della Preghiera, dell'Azione, del Sacrificio"(134). Grazie alla FUCI Cammarata ebbe contatti con personalità destinate ad assumere funzioni di rilievo nel movimento cattolico nazionale e nella Chiesa italiana; ebbe, per esempio, rapporti con mons. G. B. Montini, futuro Paolo VI, con il quale, nel 1927, fu tra i primi sottoscrittori della Editrice Studium(135).
Il 9 marzo 1923, il presidente Butera promosse una agitazione per il Crocifisso nelle scuole affinché il provvedimento preso per la scuola primaria fosse esteso a tutte le scuole medie. Butera chiedeva che le Unioni Studenti si facessero promotrici di una raccolta di firme, da presentare al Ministro della Pubblica Istruzione. Con una apposita adunanza si doveva spiegare ai giovani studenti cattolici il significato dell'agitazione inviando anche telegrammi al Sottosegretario della P.I.(136)
Rispondendo alle richieste della Presidenza Regionale, l'Unione Studenti Medi di Palermo sottopose al Ministro della Pubblica Istruzione l'ordine del giorno con il quale essi, "in nome della […] Fede ed in nome dei […] sentimenti di vivo attaccamento alla Patria"(137), chiedevano che fosse esaudito il desiderio di veder collocati, anche nelle scuole medie, il crocifisso e l'immagine del Re.
Nello stesso mese fu organizzata la distribuzione di un questionario finalizzato a conoscere con esattezza "quello che [i circoli siciliani] fanno"(138). Dall'inchiesta venivano esclusi i Circoli non aggregati mentre venivano ritenuti tali quelli che avevano già inoltrato la domanda. Nessun Circolo poteva trascurare la compilazione del questionario; tale negligenza sarebbe stata pagata con la radiazione del circolo stesso. La Federazione di Palermo, comprendente le Diocesi di Palermo e di Cefalù, contava nel 1923 un totale di 19 circoli(139). I questionari potevano essere spediti alle Federazioni entro il 15 aprile e le Federazioni avrebbero dovuto restituirli alla Presidenza Regionale entro il 30 aprile 1923; in seguito tale data venne prorogata al 31 maggio(140). Il questionario per i circoli Giovanili Cattolici della Sicilia era articolato in quattro pagine. Nella prima venivano richieste le generalità (Diocesi di appartenenza, titolo, indirizzo, data di formazione, di aggregazione, Presidente, Assistente Ecclesiastico, eventuale vice assistente, data di elezione del consiglio direttivo) e la composizione del Circolo (soci effettivi laureati o diplomati, universitari, studenti scuole medie superiori e inferiori, operai divisi in categorie, contadini, marinai commercianti e altro). Nella seconda pagina si chiedeva il tipo di attività religiosa e culturale (se vi era un oratorio festivo, la frequenza dei soci nei Sacramenti, se venivano tenute conferenze, quali erano i libri più letti etc.). Seguiva il punto dedicato alla "Primavera siciliana"; se essa veniva letta, se suscitava interesse o se andava modificata. La terza pagina doveva raccogliere le notizie sull'attività sociale: se il circolo aveva una propria sede indipendente, se pagava i locali, se vi erano giuochi, se le assemblee erano numerose o agitate, quali erano i rapporti con la Federazione e quale il giudizio sull'opera della Presidenza Regionale, quanti erano gli espulsi e quanti gli ammessi nell'ultimo semestre. Tra le notizie sull'attività sociale particolare cura veniva data nel conoscere l'eventuale iscrizione dei soci a Partiti Politici e, in questo caso, era necessario indicare specificatamente a quali partiti, quanti soci e di quale età. Si voleva sapere se erano esistiti, o esistevano, rapporti tra il circolo e le associazioni politiche locali. L'ultima parte era riservata all'Assistente Ecclesiastico il quale avrebbe dovuto scrivere una relazione sull'andamento morale del circolo, con particolare riguardo alla condotta dei giovani fuori dal circolo. L'Assistente Ecclesiastico doveva anche indicare se l'azione del Circolo produceva reali miglioramenti sulla formazione cristiana dei soci, sviluppando in essi il senso di fratellanza cristiana, della carità, dell'integrità morale.
Nel mese di aprile, un decreto reale fissò le norme che dovevano regolare l'educazione fisica nelle scuole. Con una circolare del Consiglio Superiore furono invitati i Presidenti delle Federazioni siciliane affinché la Gioventù Cattolica Italiana difendesse il principio di libertà. L'educazione fisica, soppressa nei corsi scolastici, doveva essere affidata, in base a tale decreto, ad un Ente Autonomo con sede a Milano. Tale Ente, a sua volta, avrebbe dato l'incarico della educazione fisico-sportiva a società ginniche locali. Il decreto alimentava la paura del Consiglio Superiore di vedere le organizzazioni cattoliche messe da parte in questo nuovo campo di azione costringendo i giovani "a seguire corsi scolastici presso società neutre avversarie"(141). In Sicilia il mese di aprile del 1923 è caratterizzato dai preparativi per accogliere nei primi giorni di maggio, il futuro e beato Papa Giovanni XXIII, Mons. Angelo Roncalli, in quel periodo Presidente del Consiglio Nazionale d'Italia della Opera della Propagazione della Fede(142).
Il 19 agosto Andrea Butera, con una circolare ai Presidenti delle Federazioni dell'Isola, propose la nomina dell'Ufficio di presidenza Regionale che risultò così composto: Bernardo Merlo Vicepresidente; Salvatore Patania e Nicolò Todaro consiglieri; Rosario Carrara segretario cassiere(143). Alla fine dello stesso mese Butera comunicò ai Presidenti delle Federazioni dell'Isola il contenuto di una circolare riservata del 21 agosto, diramata dal Ministro dell'Interno a tutte le stazioni dei Carabinieri del Regno e avente per oggetto un'inchiesta da compiersi sulle associazioni cattoliche esistenti nella rispettiva circoscrizione territoriale. Butera sottolineava come l'inchiesta non era un fatto nuovo e che già altre volte, dalla fondazione della Società della Gioventù Cattolica (1868), erano state eseguite per ordine delle Autorità politiche. L'azione informativa, pertanto, non doveva allarmare o preoccupare. Era necessario che i Presidenti dei Circoli o gli Assistenti, eventualmente interrogati, rispondessero senza nulla nascondere o simulare, facendo osservare alle Autorità di Polizia che lo scopo dei circoli cattolici è di "informare la vita morale ed intellettuale dei giovani ai principii ed alla franca professione della Religione Cattolica per preparare figli devoti alla Chiesa ed al Papa e cittadini esemplari pienamente coscienti dei loro diritti e dei loro doveri, che abitua ad adoperarsi per il bene e la grandezza della Patria"(144). Butera chiedeva che negli interrogatori fosse specificata l'assoluta apoliticità dell'azione dei circoli poiché l'Azione Cattolica non aveva mai assunto "speciali atteggiamenti verso i governi che si sono succeduti in Italia dal 1868 ai nostri giorni rimanendo sempre in ogni suo atto nella più stretta legalità ed inculcando ai suoi soci sempre il rispetto e l'obbedienza alle Autorità costituite". Egli ribadiva che privilegiare il carattere spirituale e morale della vita dei giovani non significava trascurare lo studio dei problemi sociali, bensì significava, per un buon cristiano, apprendere una regola fondamentale: la limitazione dell'obbedienza alla autorità civile, cioè "obbedire prima a Dio che agli uomini"(145). Il cristiano sa di appartenere a due società distinte verso le quali è tenuto come suddito e obbligato da distinti doveri: "la Chiesa, società religiosa, e lo Stato, società politica. Della Chiesa il cristiano è fedele, dello Stato è cittadino"(146). Il rapporto tra politica e religione esisteva e non lo si doveva negare poiché la politica "è scienza ed arte di governare le società degli uomini, cioè di promuovere la pace, la giustizia, il benessere tra gli individui, le famiglie, le città, le nazioni"(147) e in tale compito la religione "dà alla politica i principi fondamentali dai quali deriva [...] una società che prende il nome proprio della fede"(148).
Conclusioni

Tra gli aspetti più significativi che emergono dalla frammentaria corrispondenza di Giuseppe Pipitone vanno sottolineati il rapporto tra Circoli cattolici e vita istituzionale-politica e, in particolare, i rapporti con il fascismo e con l'aconfessionale Partito Popolare Italiano. In Sicilia il regime aveva reso dura la vita soprattutto a quegli esponenti cattolici, dirigenti dell'Azione Cattolica, più impegnati - da Salvatore Aldisio a Giuseppe Alessi, da Mario Scelba a Giuseppe Traina - senza però riuscire ad annientare le loro idee democratiche dalle quali nascerà la Democrazia Cristiana del secondo dopoguerra. Nonostante l'Azione Cattolica, per volontà della Santa Sede, dovesse restare al di fuori dall'esprimere giudizi sull'azione politica, si è visto come l'organo ufficiale della Gioventù Cattolica Siciliana - "Primavera siciliana" - non mancasse di esprimere giudizi critici stimolando i giovani, sì a non fare politica, ma anche a non "far passare in silenzio"(149) gli attentati quotidianamente compiuti "contro il [...] sacro patrimonio della [...] Fede"(150).
Sul rapporto con il partito sturziano bisogna sottolineare, invece, come più volte i dirigenti di Azione Cattolica avevano tentato di far chiarezza sulla loro apoliticità, interpretata da alcuni come "fuga" ed estraneità dalla vita sociale.
L'apoliticità dell'Azione Cattolica suscitava le dure critiche di Luigi Sturzo il quale, sull'argomento osservava che se era vero che l'azione cattolica si asteneva dal fare politica perché dipendente dalla Santa Sede, era anche vero che alcuni, per paura, tendevano a far ritirare i cattolici da ogni forma di attività politica per lasciare che la "raffica" passasse(151). Il consiglio del Papa di mantenere l'Azione Cattolica estranea dalla politica andava riferito, a suo avviso, agli organismi cattolici affinché questi non si tramutassero in "clubs" o in "partiti politici" ma non riguardava le persone dei singoli soci in quanto cittadini(152). "Primavera Siciliana" più volte tornò sul tema della apoliticità affermando che se la Gioventù Cattolica era apolitica non significava che fosse agnostica in fatto di politica; non si voleva "la politica per la politica" ma la politica allo stato di studio che doveva essere una funzione del giovane cattolico(153). L'atteggiamento di astensione veniva considerato da Sturzo "atto di viltà" e colpa imperdonabile poiché è dovere di ogni cittadino partecipare alla vita del proprio paese soprattutto nei momenti più difficili. Era un non senso concepire il dovere verso la patria solo in tempi di quiete, quando non vi erano rischi e pericoli. La partecipazione a un partito politico doveva essere considerata come strumento di lavoro; era necessario identificare nel partito il mezzo e non il fine "mezzo delicatissimo nella sua funzione e nella sua finalità"(154). Ciò non significava che ognuno dovesse intendere come obbligo di coscienza l'iscrizione a un partito, ma la partecipazione ad un partito andava interpretata come obbligo in rapporto all'esercizio dei diritti politici. Piuttosto, dinanzi a una astensione di massa, non ci si doveva stupire se cominciavano a proliferare le correnti materialistiche, le concezioni etiche pagane e le ingiustizie. I soci attivi dell'azione cattolica, chiamati da Sturzo "cattolici militanti", si sarebbero macchiati di un "vero delitto di lesa patria" se avessero continuato a non partecipare alla vita politica del paese: "sarebbe un volere l'effetto (cioè la bontà delle leggi, la moralità pubblica, la scuola libera, la giustizia sociale), senza volere le cause (cioè la partecipazione attiva e diretta dei cattolici militanti alla vita pubblica)"(155). Tali critiche non riguardano, comunque, l'operato e gli scopi dell'Azione Cattolica in quanto istituzione, le cui associazioni venivano apprezzate da Sturzo per l'educazione dei suoi membri all'esercizio dell'apostolato creando una comunione spirituale necessaria perché ogni fedele diventasse vero "apostolo".
L'importanza dell'Azione Cattolica andava vista, secondo il politico calatino, nello spirito di apostolato vissuto collettivamente. E veramente grande appariva ai suoi occhi il campo di azione per un laicato "veramente cristiano"(156). Ai circoli della gioventù cattolica andava il merito di avere salvato i giovani italiani dall'apostasia, dall'indifferentismo e dalla corruzione(157). Nella sua attività politica e sociale, dal 1894 al 1924, anno dell'esilio, Sturzo aveva incontrato un gran numero di "virtuosi giovani, studenti, operai e professionisti" la cui vita era un esempio di pietà e di dedizione al bene degli altri. Tra essi egli non poteva fare a meno di ricordare proprio Giuseppe Pipitone, un "carissimo amico […] dal carattere fermo e dai costumi di grande purezza e semplicità"(158), un giovane che aveva esplicato un attivo apostolato nell'Azione Cattolica.


NOTE

1) G. DE ANTONELLIS, Storia dell'Azione cattolica, Milano, Rizzoli, 1987, p. 8.
2) Cfr. L. CIVARDI, Manuale di Azione Cattolica, prefazione di Luigi Colombo, parte I La teorica, Pavia, Tipo-Libreria Vescovile Edit. Artigianelli, 1924; parte II La pratica, Pavia, Tipo-Libreria Vescovile Edit. Artigianelli, 1926; L. CIVARDI, Cenni storici dell'Azione Cattolica Italiana (1865-1931), Estratto dalla VII edizione del Manuale di Azione Cattolica, Pavia, Editrice Vescovile Artigianelli, 1933; L'Azione Cattolica nel mondo. Settimana di studio nel Pontificio Collegio urbano Propaganda Fide, Roma, Istituto Grafico Tiberino, 1936; L'Azione Cattolica Universitaria, a cura di G.B. Scaglia, Roma, Studium, 1936; L'Azione Cattolica, Roma, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1940; G. DE ROSA, L'Azione Cattolica, vol. I, Storia politica dal 1874 al 1904, Bari, Laterza, 1954; G. DE ROSA, L'Azione Cattolica. vol. II, Storia politica dal 1905 al 1919, Bari, Laterza, 1954; M. FASINO, Il centenario della Gioventù Cattolica, prefazione di E. Sinagra, Palermo, La Cartografica, 1968; Azione Cattolica dei Ragazzi. Metodologia dell'A.C.R., Roma, Ufficio Centrale dell'A.C.R., 1972; L'Azione Cattolica Italiana per una testimonianza evangelica nel mondo contemporaneo. Atti del Convegno Nazionale Presidenze Diocesane Roma, Modena, Teic, 1975; M. AROSIO, Decifrare Babele: l'Azione Cattolica nel dibattito culturale, Milano, In Dialogo, 1991; M. CASELLA, L'Azione Cattolica nell'Italia contemporanea (1919-1969), Roma, A.V.E., 1992.
3) G. DE ANTONELLIS, op. cit., p. 49.
4) Si veda G. DE ROSA, I Partiti Politici in Italia, Bergamo, Minerva Italica, 1980, p. 129.
5) G. DE ANTONELLIS, op. cit., p. 51.
6) G. SPADOLINI, L'opposizione cattolica. Da Porta Pia al '98, Milano, Oscar Mondadori, 1976, p. 45. Sulle origini dell'Azione Cattolica si vedano, in particolare, le pp. 40-211.
7) Si veda E. GUCCIONE, Ideologia e politica dei cattolici siciliani, Palermo, Ila Palma, 1974, pp. 24-30.
8) G. DE ANTONELLIS, op. cit., p. 19.
9) Ibidem
10) L'enciclica era diretta ai Vescovi d'Italia per l'istituzione e lo sviluppo dell'Azione Cattolica "associazione laica per la propaganda cattolica e religiosa nel mondo profano". L'Azione Cattolica, secondo il pontefice, doveva essere efficace sotto tutti gli aspetti e, soprattutto, proporzionata ai bisogni sociali del tempo; per questo essa doveva farsi valere con tutti i mezzi pratici offerti dagli studi sociali ed economici. (Si veda Pio X, Il fermo proposito, in: Tutte le encicliche dei Sommi pontefici, Milano, Edizioni Corbaccio, 1940, p. 691. Sull'enciclica si veda G. DE ROSA, L'Azione Cattolica. Storia politica dal 1905 al 1919, vol. II, cit., pp. 19-37). Tali principi vennero ribaditi nell'enciclica Pieni l'animo (1906) nella quale il pontefice richiama i Vescovi d'Italia a dare il massimo appoggio e le loro cure migliori all'Azione Cattolica.
11) Sull'Azione Cattolica nel periodo di Pio XI si veda con bibliografia ivi annessa M. CASELLA, L'Azione cattolica del tempo di Pio X e di Pio XII (1922-1958), in: AA.VV., Dizionario storico del movimento cattolico in Italia (1860-1980), I/1, I fatti e le idee, diretto da Francesco Traniello e Giorgio Campanini, Casale Monferrato (AL), Marietti, 1981, pp. 84-94; R. MORO, Azione cattolica italiana (ACI), in: AA.VV., Dizionario storico del movimento cattolico in Italia (1860-1980), I/2 I fatti e le idee, cit., pp. 182-186.
12) Si veda PIO XI, Ubi arcano, in particolare il paragrafo La santa battaglia dell'Azione Cattolica in: Enchiridion delle Encicliche, Pio XI (1922-1939), Edizione bilingue, Bologna, Edizioni Dehoniane, 1995, pp. 47-49.
13) L. CIVARDI, Manuale di Azione Cattolica, parte prima: la teorica, cit., p. 66.
14) Cfr. L. CIVARDI, Manuale di Azione Cattolica, parte prima: la teorica, cit., p. 92.
15) G. DE ANTONELLIS, op. cit., p. 141.
16) Cfr. L. CIVARDI, Manuale di Azione Cattolica, parte prima: la teorica, cit., p. 92.
17) Ibidem.
18) Sulla storia del Partito Popolare Italiano si veda: S. JACINI, Storia del Partito Popolare Italiano, prefazione di Luigi Sturzo, 1950, ristampa di Napoli, La Nuova Cultura Editrice, 1971; G. DE ROSA, Il Partito Popolare Italiano, Bari, Laterza, 1985.
19) L. STURZO, Al lettore (Roma 15 dicembre 1950), in: S. JACINI, op. cit., p. 14.
20) G. DE ANTONELLIS, op. cit.,, p. 93.
21) Per un approfondimento delle funzioni della Giunta si veda L. CIVARDI, Manuale di Azione Cattolica, parte seconda: la pratica, cit.,pp. 13-19.
22) Sulle funzioni del Consiglio Parrocchiale si veda Ivi, pp. 60-64.
23) Ivi, p. 128.
24) Ivi, pp. 139-143.
25) Su questo aspetto si veda "Bollettino Ufficiale dell'Azione Cattolica Italiana", gennaio 1923.
26) G. DE ANTONELLIS, op. cit., p. 144.
27) Al secolo Edoardo (1878-1959), medico, materialista e socialista, nel 1903 si convertì al cattolicesimo, entrò nel convento francescano di Rezzato (Brescia) prendendo il nome di Agostino. Fu lui a fondare nel 1909 la rivista "Neoscolastica", nel 1914 "Vita e Pensiero" e nel 1921 l'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. (Sulla nota biografica si vedano Gli Atti dei congressi del Partito Popolare Italiano, a cura di Francesco Malgeri, prefazione di Gabriele De Rosa, Brescia, Morcelliana, 1969, pp. 692-693).
28) Milano, "Vita e Pensiero", 1919.
29) S. JACINI, op. cit., p. 53.
30) Gli Atti dei congressi del Partito Popolare Italiano, cit., p. 58.
31) G. DE ROSA, Il Partito Popolare Italiano, cit., p. 261.
32) Ibidem.
33) Gli Atti dei congressi del Partito Popolare Italiano, cit., p. 63.
34) C. NARO, Pietro Mignosi e l'aconfessionalità del partito popolare, in: Idem, Spiritualità dell'azione e cattolicesimo sociale, Caltanissetta, Solidarietà, 1989, pp. 129-143.
35) Gli Atti dei congressi del Partito Popolare Italiano, cit., p. 102, nota 23.
36) Art. VII: "Libertà e indipendenza della Chiesa nella piena esplicazione del suo magistero spirituale. Libertà e rispetto della coscienza cristiana considerata come fondamento e presidio della vita della nazione, delle libertà popolari e delle ascendenti conquiste della civiltà nel mondo". (Ivi, p. 39).
37) E. ROSA, A proposito del nuovo partito popolare, in: "La Civiltà Cattolica", 15 febbraio 1919, vol. I, p. 273.
38) Stefano Cavazzoni nacque a Guastalla (Reggio Emilia) nel 1881 e morì a Milano nel 1951. Anima dell'organizzazione del Partito Popolare, braccio destro di Sturzo e membro della Commissione provvisoria, fu eletto al Consiglio nazionale e, poi, alla Direzione. Nel 1919 fu eletto deputato per Milano. (Si veda G. VECCHIO, Cavazzoni Stefano, in: AA.VV., Dizionario storico del movimento cattolico, diretto da F. Traniello e G. Campanini, II, I protagonisti, cit., pp. 100-106.
39) S. JACINI, op.cit., p. 40.
40) G. DE ANTONELLIS, op. cit., p. 146.
41) Si veda G. SPADOLINI, Prefazione a: S. ROGARI, Santa Sede e fascismo dall'Aventino ai Patti lateranensi Bologna, Forni, 1977, pp. 5-15.
42) Per il periodico "Primavera Siciliana", la parola aconfessionalità significava che il P.P.I. nella sua azione non dipendeva dalla autorità ecclesiastica; ai suoi aderenti il partito non chiedeva una professione di fede ma solo l'adesione al suo programma. E siccome il programma del P.P.I. si ispirava ai principi della Chiesa e non li rifiutava, gli aderenti ai circoli di Gioventù Cattolica non venivano ostacolati se "individualmente" volevano iscriversi al partito sturziano. "Primavera Siciliana", in diversi articoli evidenziò che il P.P.I. doveva cercare di educare gli imprenditori e i lavoratori ai principi della Chiesa e di avvicinarli alla coscienza cristiana come elemento della prosperità sociale e della realizzazione delle armonie di classe. (Si veda Punti fermi. Cattolici e la politica dei partiti, in: "Primavera siciliana", anno VI, n. 3, 30 gennaio 1923, p. 1).
43) In particolare nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana, fondata da mons. Gian Domenico Pini nel 1896, si raccolsero molti tra coloro che poi sarebbero diventati esponenti del P.P.I. (Si veda S. JACINI, op. cit., p. 30).
44) Lettera del 29 settembre 1922. (Questo e tutti gli altri documenti del carteggio di Giuseppe Pipitone con i Circoli cattolici siciliani del 1921-23, utilizzati come fonti principali della presente ricerca, mi sono stati gentilmente donati dal Prof. Eugenio Guccione). I Circoli siciliani maggiormente presenti nella corrispondenza di Pipitone, oltre a quelli della città di Palermo, sono (in ordine alfabetico): Alcamo: Circolo Cattolico di Cultura "Fede e Scienza"; Altavilla: Circolo "S. Luigi"; Bisacquino: Circolo Giovanile Cattolico "Madonna del Balzo"; Caccamo: Circolo Giovanile "Beato Giovanni"; Campofranco: Circolo "Sacro Cuore di Gesù"; Castelbuono: Circolo Cattolico "Pio X"; Casteltermini: Circolo Giovanile Cattolico "Agostino De Cosmi"; Chiusa Sclafani: Circolo Giovanile Cattolico "Religione e Patria"; Corleone: Circolo Giovanile Cattolico "S. Luigi"; Isnello: Circolo Giovanile "Don Bosco"; Licata: Circolo "Giosuè Borsi"; Marineo: Circolo Giovanile Cattolico "S. Ciro"; Mezzojuso: Circolo Giovanile Cattolico "Giosuè Borsi"; Monreale: Circolo Gioventù Cattolica "Contardo Ferrini"; Montedoro: Circolo "S. Vito"; Mussomeli: Circolo "Don Bosco"; Petralia Soprana: Circolo Giovani "Domenico Savio"; Ravanusa: Circolo Giovanile "Sacro Cuore di Gesù", Regalbuto: Circolo "S. Vito", Sambuca Zabut: Circolo Giovanile Cattolico "S. Giuseppe"; San Giovanni Gemini: Circolo "Splendor"; San Giuseppe Jato: Circolo Giovanile Cattolico "Giuseppe Toniolo"; Santa Caterina Villarmosa: Circolo Giovanile Cattolico "San Tarcisio"; Sciacca: Circolo "Giosuè Borsi" ; Siracusa: Circolo Giovanile Cattolico "Contardo Ferrini"; Termini: Circolo Giovanile Cattolico "Giosuè Borsi"; Torretta: Circolo Gioventù Cattolica "Beato Maria Tomasi di Lampedusa"; Terrasini: Circolo "Sacro Cuore"; Villabate: Circolo Giovanile Cattolico "L'Immacolata"; Vita: Circolo "S. Vito".
45) Si veda M. CASELLA, op. cit., pp. 88-89.
46) Cfr. R. MORO, op. cit., p. 184.
47) G. DE ANTONELLIS, op. cit., p. 153.
48) Sui rapporti tra Azione Cattolica e fascismo si veda: F. L. FERRARi, L'Azione Cattolica e il regime, Firenze, Parenti, 1957.
49) Su questo aspetto si veda anche il Bollettino Ufficiale dell'Azione Cattolica Italiana, 15 marzo 1929. Sui rapporti tra Chiesa, Azione cattolica e fascismo in Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna cfr. AA.VV., Chiesa, Azione Cattolica e fascismo nell'Italia Settentrionale durante il pontificato di Pio XI (1922-1939), Atti del Convegno di Storia della Chiesa, a cura di Paolo Pecorari, Milano, Ed. Vita e Pensiero, 1979. Per una sintesi del Convegno si veda A. FERRARI, In margine al Convegno Chiesa, Azione cattolica e Fascismo, in: Nuova Rivista Storica, Anno LXIII, settembre-dicembre 1979, fasc. V-VI, pp. 668-677.
50) Si veda PIO XI, Quadragesimo Anno (1931), in: I documenti sociali della Chiesa. Da Pio IX a Giovanni Paolo II (1864-1982), a cura e con introduzione di p. Raimondo Spiazzi o.p., Milano, Massimo, 1983, pp. 287- 312. Il 19 marzo 1937, Pio XI tornerà a ribadire con l'enciclica Divini Redemptoris l'importanza del laicato militante nelle fila dell'Azione Cattolica. I membri dell'Azione Cattolica, secondo il pontefice, avevano il merito di far conoscere - attraverso un lavoro formativo fatto di circoli di studio, di settimane sociali, di corsi e di conferenze- la soluzione "cristiana" ai problemi sociali. L'Azione Cattolica non poteva mostrarsi estranea alla realtà, anzi, essa avrebbe dovuto partecipare alle nuove forme di istituzioni portando in esse lo spirito cristiano di collaborazione. Si veda PIO XI, Divini Redemptoris, in: I documenti sociali della Chiesa …, cit., pp. 365-367.
51) Per un approfondimento del pensiero politico di Arnaldo Mussolini si veda: M. INGRASSIA, L'idea di fascismo in Arnaldo Mussolini, Palermo, Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici, 1998.
52) G. DE ANTONELLIS, op. cit., p. 170.
53) L. STURZO, Chiesa e Stato, a cura di Eugenio Guccione, Bari, Editori Laterza, 1992, p. 153. L'opera Chiesa e Stato fu pubblicata in lingua francese nel 1937 e in Italia nel 1958-59.
54) Ivi, p. 171.
55) L. CIVARDI, Cenni storici dell'Azione Cattolica italiana (1865-1931), Estratto dalla VII edizione del "Manuale di Azione Cattolica", Pavia, Editrice Vescovile Artigianelli 1933, pp. 107-111.
56) Cfr. A. FERRARI, op. cit., p. 670.
57) Ivi., p. 671.
58) Cfr. G. CANDELORO, Il movimento cattolico in Italia, Roma, Rinascita, 1953.
59) Si veda P. SCOPPOLA, Coscienza religiosa e democrazia nell'Italia contemporanea, Bologna, Il Mulino, 1966.
60) Giuseppe Pipitone nacque a Palermo nel 1890. Figlio dello studioso Giuseppe Federico, si laureò in giurisprudenza e si dedicò sempre all'Azione Cattolica. Nel 1910 fondò a Palermo il circolo Pio X; nel periodo universitario aderì alla FUCI ed ebbe incarichi nella UP. Fu più volte presidente della Federazione Diocesana della G. C. di Palermo, delegato regionale e membro del consiglio superiore della G.C. Fondò a Palermo i giovani esploratori. Fu attivo anche in campo giornalistico collaborando al "Centro", al quotidiano "Corriere del mattino", al "Bollettino nazionale della G. C.", a "Gioventù Italica". Dopo la guerra fondò il settimanale "Primavera siciliana" che diresse fino alla morte avvenuta nel 1930. (Sui cenni biografici si veda A. SINDONI, Pipitone, Giuseppe, in: AA.VV., Dizionario storico del movimento cattolico in italia, 1860-1980, diretto da Francesco Traniello e Giorgio Campanini, M-Z, III/2, Le figure rappresentative, cit., p. 672.
61) L'annuncio fu dato dalle pagine di "Primavera siciliana" dallo stesso Pipitone con un articolo dal titolo Il nostro saluto ("Primavera siciliana", anno II, n. 6, giugno 1919, p. 1).
62) Si veda Il Convegno federale, in: "Primavera siciliana", anno II, n. 6, giugno 1919, pp. 2-3.
63) La scheda, oltre a chiedere il nome del Circolo o dell'Associazione, la Diocesi, il Comune di appartenenza, l'eventuale data del diploma di aggregazione alla Società della G.C.I., indicava la natura del Circolo o dell'Associazione (studenti, operai, misto o sezione aspiranti); il numero dei soci (attivi, aspiranti, onorari), il nome, età e recapito del Presidente effettivo, dell'Assistente Ecclesiastico e le osservazioni sull'attività svolta. (Cfr. Circolare n. 10 Prot. 384).
64) Andrea Butera era nato a Palermo da famiglia benestante. Combatté coraggiosamente sul Piave tanto da guadagnarsi la croce di guerra. Dopo il primo conflitto fu tra i promotori della ripresa dell'Azione Cattolica in Sicilia. Tra il 1920 e il 1925 fu presidente diocesano della G.C. Durante la seconda guerra mondiale fu chiamato alle armi e nel luglio del 1943 fu fatto prigioniero in Tunisia. Tornato riprese l'attività dell'Azione Cattolica partecipando, anche, alle prime attività della Democrazia Cristiana con Aldisio, Mattarella e G. Alessi. Morì a Roma per una malattia contratta in guerra. Sui cenni biografici si veda A. SINDONI, Butera Andrea, in: AA.VV., Dizionario Storico del movimento cattolico in Italia. III/1, Le figure rappresentative, cit., p. 146.
65) La "Primavera siciliana" era l'organo ufficiale della Gioventù Cattolica siciliana. Il primo numero del periodico uscì nel 1918 con il titolo "L'eco giovanile"- organo mensile del Circolo giovanile cattolico "San Carlo Borromeo" di Palermo - grazie all'opera di Don Rosario Licari, Vice-assistente ecclesiastico a Palermo tra il 1918 e il 1923. Il 6 gennaio 1919 il mensile uscì con il nuovo titolo "Primavera siciliana" e il sottotitolo Florete flores, frondete in gratiam. Esso non era più l'organo del Circolo San Carlo Borromeo ma della Gioventù Cattolica in Sicilia. Nell'ottobre del 1920 il periodico divenne Organo del Consiglio Regionale Siculo (si veda "Primavera siciliana", anno III, n. 7, luglio 1920; e n. 9-10, settembre-ottobre, 1920) e tale dicitura comparve sino al 15 settembre 1925. Dopo tale data le pubblicazioni ripresero il 10 gennaio 1926 con il sottotitolo "Settimanale Cattolico" poiché - come si legge dall'articolo di fondo - "la regione antica [… era] scomparsa" con il Congresso del 1924. La Gioventù Cattolica Siciliana, infatti, dopo il 1924 - sciolta la presidenza regionale e con la nomina di Pipitone delegato regionale, organo quest'ultimo non più elettivo - aveva continuato a vivere nell'ambito delle singole diocesi coordinata dal nucleo regionale ma senza le grandi manifestazioni e i grandi dibattiti unitari a base regionale. (Su questi ultimi aspetti si veda M. FASINO, op. cit., pp. 43-44).
L'idea della "Primavera siciliana" era quella di dare vita a un giornale battagliero capace di divulgare il pensiero cattolico ma anche di preparare l'opinione pubblica alla lotta contro ogni forma di immoralità. Esso privilegiava i temi religiosi, il rapporto scienza-fede, autorità-libertà, religione-democrazia. A causa di una grave crisi finanziaria il giornale fu costretto a chiudere i battenti nel 1939. Giuseppe Pipitone lo diresse per molti anni. Chi era "nella primavera" della vita doveva, con "intelletto d'amore aspirare ai frutti delle stagioni vicine" poiché sopra i giovani faceva assegnamento non solo la Chiesa ma anche la "Patria diletta". (Per un approfondimento degli scopi del giornale si vedano in particolare Giovani a voi! in: "Primavera siciliana", anno II, n. 5, maggio 1919, p. 1; Essere presenti in: "Primavera siciliana", anno II, n. 8, agosto 1919, pp.1-2).
66) Cfr. L. CIVARDI, op. cit., parte II, La pratica, pp. 274-279.
67) In un articolo la redazione di "Primavera siciliana" così scriveva: "Portare sempre e dovunque il distintivo nazionale della G.C.I. è dovere di tutti i soci; indossandolo, essi dimostrano di gloriarsi di appartenere alla nostra Associazione". (Giovani, a voi!, in: "Primavera siciliana", anno II, n. 5 maggio 1919, p.1).
68) Si veda Circ. n. 11, Prot. n. 408, Palermo, 24 gennaio 1921.
69) Dalla corrispondenza di Pipitone si constata che il Circolo San Carlo della Magione non ha mai avuto vita semplice. In una lettera del 15 dicembre 1922, avente per oggetto "Licenziamento del Circolo S. Carlo", il parroco della Basilica della Real Magione, mons. Richichi, Assistente Ecclesiastico dello stesso circolo, così scrive: "Volendo riacquistare la pace, la tranquillità, la salute perduta pei continui dispiaceri datimi dal Tenente Iraci [presidente del Circolo], […] i locali non potranno essere frequentati più dai soci né aver luogo alcuna riunione di assemblea". In seguito a tale decisione Iraci aveva risposto con "gran fracasso" chiedendo la chiave del Circolo tanto che mons. Richichi, in una lettera all'avv. Pipitone, scriveva senza tanti giri di parole: "o se ne va il Presidente Iraci, o se ne va il Circolo […] Sono il padrone dei locali e non intendo dare alcun tempo di proroga" (Lettera di mons. Richichi all'avv. Pipitone, Palermo 16 dicembre 1922). A questo punto il presidente Giuseppe Iraci, ritenne opportuno inviare una lettera al Cardinale Alessandro Lualdi (1858-1927), Arcivescovo di Palermo dal 1904, con la quale dava la sua versione dei fatti. Iraci sottolineava la "discordanza" di idee sopraggiunta con l'Assistente Ecclesiastico Richichi affermando che la questione era degenerata in una vera crisi, in un "attentato alla vita e alla compagine del Circolo". Iraci informava l'Arcivescovo che alcuni giovani del Circolo frequentavano la casa del monsignore trasformandosi in "amici particolari", trasgredendo i più elementari "doveri di buon contegno, di disciplina, di carità cristiana, pigliando atteggiamento ostile contro la Presidenza che aveva il torto di richiamarli al dovere". Iraci chiedeva al prelato di intervenire nella vicenda chiarendo ogni equivoco e sottolineando che egli, con le sue azioni, aveva solo mirato alla formazione sociale e morale dei giovani (lettera del 17 dicembre 1922). La vicenda continua ad essere raccontata nel carteggio di Pipitone da due lettere di mons. Richichi datate rispettivamente 19 e 21 dicembre. Nella prima Iraci è accusato di avere causato non "piccoli ma grandi dispiaceri da morire" tanto da affermare che qualunque accordo con il Presidente del Circolo era, a suo avviso, "effimero, inutile, della durata di poche ore". Nella lettera del 21 dicembre, indirizzata al Presidente Pipitone, Richichi ribadiva le sue decisioni di licenziare il Circolo dalla Basilica della Real Magione specificando che la causa era solo dovuta alla precaria salute e non all'ostilità del tenente Iraci al quale, tra l'altro, perdonava di cuore "ogni offesa fattami e son pronto ad abbracciare".
70) Gli altri Presidenti Federali del Consiglio Regionale Siculo erano: Francesco Fucile, Sebastiano Indelicato, Salvatore Macaluso, sac. Giovanni Rizzo e Vincenzo Schilirò.
71) Alla Federazione Interdiocesana di Palermo facevano capo i Circoli delle Diocesi di Palermo, Monreale (fino al 1922), Cefalù, Girgenti, Caltanissetta, Trapani e Mazara del Vallo. Per quanto riguarda i Circoli delle altre località dell'Isola essi erano così distribuiti: i Circoli delle Diocesi di Messina, Lipari, S. Lucia del Mela facevano capo alla Federazione giovanile messinese; i Circoli delle Diocesi di Catania alla Federazione catanese; i Circoli delle Diocesi di Acireale alla Federazione acese; i circoli delle Diocesi di Caltagirone all'Incaricato Diocesano di Caltagirone. I Circoli delle Diocesi di Siracusa e Noto avevano un solo responsabile di Modica alta (Si veda Circ. n. 11, Prot. 408 del 24 gennaio 1921).
72) Per la storia dell'Azione Cattolica nel nisseno si veda: C. NARO, L'Azione Cattolica a Caltanissetta 1923-1969. Linee di Storia e documenti, San Cataldo (CL), Centro Studi sulla Cooperazione "A. Cammarata", 1995.
73) Sulla storia del Circolo giovanile "A. Manzoni" di San Cataldo si veda: C. NARO, Atti del Circolo "Alessandro Manzoni" di San Cataldo (1919-1924), Caltanissetta, Edizioni del Seminario, 1984; C. NARO, Chiesa e movimento cattolico a Caltanissetta nel '900, presentazione di Sergio Mangiavillano, Caltanissetta, Edizioni Lussografica, 1989, pp. 53-70.
74) Lettera di Luigi Di Forti a Giuseppe Pipitone, San Cataldo, marzo 1921.
75) C. NARO, Chiesa e movimento cattolico a Caltanissetta nel '900, cit., pp. 54-55.
76) Ivi, p. 55.
77) Lettera di Luigi Di Forti a Giuseppe Pipitone, San Cataldo, marzo 1921.
78) Luigi Di Forti nacque nel 1900 a San Cataldo da famiglia di modeste condizioni; geometra, fondatore e animatore del Circolo giovanile cattolico di San Cataldo. Di Forti, sottolinea Cataldo Naro, ebbe come unico desiderio quello di dedicarsi alla formazione cristiana dei giovani senza mai lasciarsi tentare dal potere politico o nelle istituzioni economiche; egli fu una: "singolare figura di laico attivo e devoto […] la cui militanza però non si indirizza all'impegno nelle strutture […] delle istituzioni mutualistiche, creditizie e cooperatistiche cattoliche. Egli non tenta neanche le nuove vie della lotta politica nelle file del nascente partito popolare". (C. NARO, Chiesa e movimento cattolico a Caltanissetta nel '900, cit., p. 58; per un approfondimento della figura di Di Forti si veda Idem, Dizionario biografico del movimento cattolico nisseno, Centro Studi sulla cooperazione A. Cammarata, Caltanissetta, Edizioni del Seminario, 1986, pp. 51-52; G. ALESSI, Luigi Di Forti uomo indimenticabile in: G. ALESSI, Incontri nella Chiesa Nissena, San Cataldo, Centro Studi sulla cooperazione A. Cammarata, 1986; C. NARO, La chiesa di Caltanissetta tra le due guerre, vol. III, Educazione alla fede e vita nello spirito, Caltanissetta - Roma, Salvatore Sciascia Editore, 1991, pp. 193-196).
79) L'Arciprete era Calogero Carletta (1863-1942), nato a San Cataldo e ordinato sacerdote da mons Guttadauro. Durante il suo parrocato le Associazioni di Azione Cattolica registrarono un grande sviluppo in sintonia con quanto stabilito dall'ordinamento voluto da Pio XI nel 1923. Cfr. C. NARO, Carletta, Calogero in: Idem, Dizionario biografico del movimento cattolico nisseno, cit., pp. 42-43.
80) Sulla storia della Cassa rurale di San Cataldo si veda C. NARO, La fondazione della Cassa rurale di San Cataldo. Contesto sociale e religioso, Caltanissetta, Edizioni del Seminario, 1980.
81) Lettera di Luigi Di Forti a Giuseppe Pipitone, San Cataldo, marzo 1921.
82) Calogero Cammarata era nato a San Cataldo da famiglia benestante. Con il cugino sac. Calogero Carletta ricostituì l'oratorio di S. Filippo Neri. Eletto nel Consiglio comunale fu assessore e Presidente di varie commissioni municipali e tra i fondatori della Cassa rurale cattolica di San Cataldo. Nel primo dopoguerra fu Presidente della Federazione diocesana delle opere economico-sociali cattoliche. Alle amministrative del 1921 fu eletto pro-sindaco di San Cataldo; lasciò l'incarico nel 1923 quando fu nominato coadiutore della parrocchia del paese per sostituire alla guida l'Arciprete Carletta impedito da problemi di salute. Nel 1930, anno della morte, fu nominato cameriere segreto del papa. Cfr. C. NARO, Cammarata Calogero, in: Idem, Dizionario biografico del movimento cattolico nisseno, cit., pp. 37-39. Si veda anche A. CAMMARATA, In memoria di mons. Calogero Cammarata, Caltanissetta, Tip. S. Petrantoni, 1931.
83) Il can. Cammarata, in verità, aveva solo aiutato i giovani a trovare una prima sede, ma non era mai andato oltre. (Su questo aspetto si veda C. NARO, Chiesa e movimento cattolico a Caltanissetta nel '900, cit., p. 57).
84) Lettera di Luigi Di Forti a Giuseppe Pipitone, San Cataldo, marzo 1921.
85) Luigi Cammarata era stato avviato agli studi ecclesiastici dal fratello Calogero e alla morte di questo lo sostituì in alcuni uffici tra cui l'importante carica di Presidente della Cassa Agraria Cattolica. Nel 1936 dovette lasciare tale carica in applicazione delle norme emanate dalla Santa Sede. Alla Presidenza della Cassa Agraria gli successe il nipote Arcangelo. Cfr. C. NARO, Cammarata Luigi, in: Idem, Dizionario biografico del movimento cattolico nisseno, cit., pp. 39-40.
86) Lettera di Luigi Di Forti a Giuseppe Pipitone, San Cataldo, marzo 1921. Il nipote del can. Calogero Cammarata era l'avvocato Arcangelo Cammarata (1901-1977) laureatosi nel 1924 con una tesi su Sindacalismo e Stato sotto la guida di Gaspare Ambrosini. Fu Segretario della sezione del Partito Popolare di San Cataldo e vicesegretario provinciale accanto all'on. Salvatore Aldisio. Nel 1929 il vescovo Jacono lo nominò presidente della Giunta Diocesana di Azione Cattolica, carica che tenne per diversi anni. Nel 1936 sostituì lo zio Luigi nella carica di Presidente della Cassa rurale. Fu anche Presidente dell'Ente fascista di zona per l'assistenza alle casse rurali. Si iscrisse al partito fascista per poter accedere alle cariche amministrative ma i fascisti locali gli furono spesso ostili a causa della sua militanza nei popolari. Gli fu tolta ripetutamente la tessera e nel 1939 fu definitivamente espulso dal partito. Allo sbarco degli alleati fu nominato prefetto di Caltanissetta. Nel 1946 fu il primo sindaco democristiano eletto a San Cataldo. Sulla figura di Arcangelo Cammarata si veda: A. CAMMARATA, Scritti sul sindacalismo e la cooperazione, a cura di Cataldo Naro, San Cataldo, Centro Studi "A. Cammarata", 1986; C. NARO, Dizionario biografico del movimento cattolico nisseno, cit., pp. 36-37; A. CAMMARATA, La battaglia popolare, a cura di C. Naro, San Cataldo (Caltanissetta), Centro Studi sulla Cooperazione "A. Cammarata", 1991.
87) Lettera di Luigi Di Forti a Giuseppe Pipitone, San Cataldo, marzo 1921.
88) C. NARO, Chiesa e movimento cattolico a Caltanissetta nel '900, cit., p. 61.
89) Ivi, pp. 65-66.
90) Ivi, p. 69. Su questa vicenda si veda: C. NARO, La Chiesa di Caltanissetta tra le due guerre, vol. II, I cattolici nella società: la politica, l'economia e la cultura, Caltanissetta - Roma, Salvatore Sciascia Editore, 1991, p. 103.
91) Lettera di Andrea Butera del 19 febbraio 1921.
92) Lettera del Provveditore agli Studi, 24 maggio 1921, Prot. 1306.
93) Lettera dell'avv. Paolo Pericoli, Presidente Generale del Consiglio Superiore della Società della Gioventù Cattolica Italiana, 18 maggio 1921.
94) Lettera di Andrea Butera ai presidenti dei Circoli siciliani, Catania 6 giugno 1922, Prot. n. 1159. I toni della protesta cambiarono alla fine dell'anno quando, in attesa dei risultati delle trattative tra la Presidenza Generale ed il Presidente del Consiglio, Andrea Butera, con circolare del 1° dicembre 1922 (Prot. 1617), informava tutte le Federazioni Giovanili della Sicilia che, in caso di rifiuto, sia della vacanza nel giorno dell'Immacolata, sia della giustificazione per assenza motivata dall'adempimento dei doveri religiosi, il Consiglio Regionale Siculo vietava qualsiasi sciopero scolastico invitando i giovani, dove i Provveditori non avessero concesso la vacanza, a recarsi "disciplinatamente" a scuola.
95) Lettera di Andrea Butera ai Presidenti dei Circoli siciliani, 22 settembre 1921.
96) Si veda La Presidenza Regionale, Per il cinquantenario della G.C.I. L'appello della Presidenza Generale, in: "Primavera siciliana", anno VI, n. 1-2, gennaio-febbraio 1921, pp. 1-2.
97) Le manifestazioni sovversive dei clericali convenuti a Roma, "Giornale di Sicilia", 5-6 settembre 1921, p. 2.
98) Ibidem.
99) Recentissime. Dopo proteste e minacce per gl'incidenti di Roma, in: "Giornale di Sicilia", 5-6 settembre 1921, p. 6.
100) Perché il Governo vietò il corteo, in: "Giornale di Sicilia", 5-6 settembre 1921, p. 6.
101) Le manifestazioni sovversive dei clericali convenuti a Roma, cit.
102) Ibidem.
103) Ibidem.
104) Per i giudizi dei vari giornali nazionali si veda l'articolo I commenti della stampa. Sconvenienze, in: "Giornale di Sicilia", 5-6 settembre 1921, p. 6.
105) Lettera del Segretario Politico del partito nazionale Fascista, sezione di Palermo, Palermo 15 dicembre 1921, Prot. S.P.N. 221.
106) La lettera venne pubblicata su "Primavera siciliana", anno IV, n. 9, settembre 1921, p. 2.
107) Lettera di Giuseppe Pipitone al direttore del "Giornale di Sicilia", 12 settembre 1921.
108) In una lettera del 30 gennaio 1921 indirizzata all'avv. Giuseppe Pipitone, il presidente del Circolo rende noto che i suoi giovani lavorano così alacremente da avere costituito una lega contro la bestemmia e che ogni fine anno mandano una relazione morale e finanziaria.
109) Lettera di Andrea Butera a Giuseppe Pipitone, Catania 6 ottobre 1921.
110) La Gioventù Cattolica ed il fascismo, anno IV, n. 5, maggio 1921, pp. 2-3. Nell'agosto del 1921 la redazione pubblicò un articolo su Le aggressioni del giorno (anno IV, n. 8, agosto 1921, p. 3) e nel 1923 ristampò un pezzo apparso su "L'Osservatore romano" dal titolo Il fascismo e i cattolici (anno VI, 20 luglio 1923, p. 3).
111) Cfr. O. CANCILA, Palermo, Bari, Laterza, 1999, p. 354.
112) Si veda Il Circolo di Canicattì incendiato dai fascisti, in: "Primavera siciliana", anno VI, 20 luglio 1923, p. 3.
113) L. STURZO, Politica e Morale (1938), Bologna, Zanichelli, 1972, p. 103.
114) Ibidem.
115) G. PIPITONE, Contro tutte le violenze, in: "Primavera Siciliana", anno V, n. 16-17, 31 agosto 1922, pp. 6-7.
116) Ibidem.
117) UN PRESIDENTE, Problemi nostri. I circoli e la politica, in: "Primavera Siciliana", anno V, n. 6, 31 marzo 1922, p. 3.
118) Punti fermi da ricordare. Cattolici e la politica dei partiti, in: "Primavera Siciliana", anno VI, n. 3, 30 gennaio 1923, p. 1.
119) Ibidem.
120) Circolare n. 1063 del 27 marzo 1922.
121) Il 21 ottobre 1922 fu costituita la Federazione Giovanile nella Diocesi di Monreale (si vedano: Lettera di Andrea Butera a Giuseppe Pipitone, Catania 25 ottobre 1922, Prot. 1538; Lettera dell'avv. Paolo Pericoli al Presidente della Federazione Diocesana di Monreale, Roma 18 novembre 1922, Prot. n. 22799) che, fino a quel momento, aveva fatto parte della Interdiocesi di Palermo. Il Presidente della Federazione Diocesana di Monreale, Benedetto Giunta, in una lettera a Giuseppe Pipitone, annunciando la costituzione della Federazione, così si esprime: "permetti che a nome della Federazione di Monreale dei Circoli tutti delle Diocesi ed a nome mio venga a ringraziarti vivamente dell'opera tua costante, attiva ed affettuosa svolta durante la tua presidenza nella nostra Diocesi. Al tuo lavoro e alla tua Fede dobbiamo la nostra organizzazione […] Grazie caro Peppino, il tuo lavoro ed il tuo esempio ci saranno sempre di guida nel lavoro che stiamo per intraprendere". (Monreale, 8 novembre 1922, Prot. 2). Il carteggio del 1923, in verità, mostra come la Federazione di Monreale non godesse di una grande stima da parte del Consiglio Regionale Siculo a causa delle inadempienze del suo presidente Giunta. In una lettera a Pipitone, Butera chiede di intervenire, convocando a nome suo un consiglio Federale, poiché il Presidente Giunta "non si è mai degnato di rispondere alle mie personali sollecitazioni, scritte e verbali". Le lettere che seguono mostrano toni privi di ogni polemica finalizzati a vedere finalmente funzionare la Presidenza e la Segreteria Federale di Monreale: "è necessario - scrive Butera a Giunta - che la sede Ufficiale sia a Monreale, dove il Vice presidente ed il Segretario, costituito un ufficietto di segreteria, penseranno ad eseguire quanto deliberano il Consiglio e l'Ufficio di Presidenza Federale, nonché tutto quanto desiderano la Presidenza Regionale e la Generale" (Si veda A. Butera, Lettera a Giunta, Catania 30 maggio 1923).
122) Circolare n. 1063 del Consiglio Regionale Siculo, Catania, 27 marzo 1922.
123) Nello stesso Congresso furono eletti Giuseppe Tudisco vicepresidente, Attilio Drago e Domenico Panebianco consiglieri. (Cfr. A. BUTERA, Ai Presidenti delle Federazioni e dei Circoli e per conoscenza ai Rev.mi Ass. Ecclesiastici, Catania, 15 Settembre 1922). Le votazioni del Congresso avvenivano in base a un sistema stabilito dal Consiglio Superiore. Non era possibile, infatti, apportare modifiche statutarie senza le relative decisioni prese dalle autorità e dalla sede competente. Le votazioni del congresso venivano fatte in base a un voto per ogni circolo; i circoli già costituiti e funzionanti, sotto la responsabilità della Federazione, anche se non erano aggregati alla società, potevano inviare il proprio rappresentante che aveva solo il diritto di parola. (Su questo aspetto si veda A. BUTERA, Circolare alle Federazioni ed agli Incaricati, Prot. n. 1321, Catania,17 agosto1922).
124) Si veda la Circolare di P. PERICOLI - C. CORSANEGO, Roma 18 settembre 1922. Il Congresso Nazionale della Gioventù Cattolica proclamò nel settembre del 1922 la "Fionda" di Brescia unico organo nazionale degli studenti della G.C.I.; la direzione del giornale, nella persona del dott. G. A. Trebeschi, d'accordo con l'ufficio di propaganda, mandò anche in Sicilia una lettera per chiedere sostegni economici (si veda Lettera di G. A. Trebeschi ai Presidenti Federali e agli Incaricati diocesani, Brescia 22 settembre 1922).
125) A. BUTERA, Al Presidente Federale, Riservata n. 1486 Prot., Pos. 2, Catania, 4 ottobre 1922.
126) Ibidem.
127) Ibidem.
128) Ibidem.
129) Si veda, Lettera di P. Pericoli a Pipitone, Prot. 22964, Roma 2 dicembre 1922.
130) Cfr. Il Segretario del P.P.I [L. STURZO] a Giuseppe Pipitone, Carta n. 40131, Roma 29 novembre 1922.
131) Si veda p. il Segretario Politico del P.P.I., a Giuseppe Pipitone, Carta n. 41601, Roma 18 dicembre 1922.
132) Circolare alle Federazioni, Catania 11 gennaio 1923, Prot. n. 1679, pos. 2.
133) Si veda nota 86.
134) Lettera di A. Cammarata al Presidente della Federazione di Palermo, Palermo 3 febbraio 1923.
135) Si veda C. NARO, Cammarata Arcangelo, in: Idem, Dizionario biografico del movimento cattolico nisseno, cit., pp. 36-37.
136) Circolare alle Federazioni, Catania 9 marzo 1923, Prot. n. 1743.
137) Lettera al Ministro della Pubblica Istruzione, Palermo marzo 1923.
138) Consiglio Regionale Siculo, Catania 15 marzo 1923.
139) Elenco circoli. Diocesi di Palermo: Altavilla (S. Luigi); Castronovo (S. Luigi); Ficarazzi (SS. Sacramento); Marineo (S. Ciro); Palermo (Pio X; Serpotta; Immacolata; S. Carlo; Ozanam; Filodrammatico Cusmano; Fervor; S. Agostino e, a Partanna Mondello, S. Giuseppe); Termini Imerese (Borsi); Ventimiglia (Sacro Cuore); Villabate (Immacolata). Diocesi di Cefalù: Cefalù (Centro Giovanile Cattolico); Montemaggiore Belsito (S. Filippo Neri); Petralia Soprana (Savio).
140) Circolare alle Federazioni Diocesane dell'Isola, Catania 16 maggio 1923.
141) Circolare del Consiglio Superiore, Roma 6 aprile 1923.
142),Lettera di P. Pericoli a Pipitone, Roma 17 aprile 1923, Prot. n. 1384; e Lettera a Pipitone, 26 aprile 1923, Prot. n. 1539
143) Circolare del 19 agosto 1923, Prot. n. 2025, pos. 2.
144) Circolare riservata ai Presidenti delle Federazioni dell'isola, Prot. 2050, Palermo 28 agosto 1923.
145) Ibidem. San Paolo definisce l'obbedienza come un dovere imposto da Dio; ma in caso di contrasto tra il dovere del cristiano verso Dio e il dovere verso Cesare è sempre il primo a prevalere. (Lettera ai Romani, parte seconda - parenetica, 12,1-15,21) . Sui doveri dei cristiani relativamente all'autorità si veda anche San Pietro, Prima Lettera, parte seconda (2,13 -4,19).
146) Punti fermi da ricordare. I cattolici e la politica dei partiti, in: "Primavera Siciliana", anno VI, n. 1, 10 gennaio 1923, p. 1. L'articolo, apparso in più puntate, era l'ultimo "Allarme" dell'Unione fra i cattolici italiani. Il periodico siciliano ritenne opportuno pubblicarlo come saggio di "volgarizzazione bene intesa del problema gravissimo grazie alla chiarezza espositiva, capace di raggiungere le classi più semplici ma anche assai indicato per gli intellettuali". (Ibidem).
147) Ivi, p. 2.
148) Ibidem.
149) g.p. (G. PIPITONE), Noi protestiamo, in: "Primavera Siciliana", anno II, n. 8, agosto 1919, p. 2.
150) Ibidem.
151) L. STURZO, Il Partito Popolare Italiano, vol. Terzo, Pensiero Antifascista (parte I e Parte II); 1924-1925, Bologna, Nicola Zanichelli Editore, 1957. Tra i primi scritti di Sturzo sull'Azione Cattolica ricordiamo Dell'educazione della gioventù all'Azione Cattolica (1897), in: L. STURZO, "La Croce di Costantino", primi scritti politici e pagine inedite sull'Azione Cattolica e sulle autonomie comunali, a cura di Gabriele De Rosa, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1958, pp. 3-11.
152) Cfr. L. STURZO, Per lo studio di un fenomeno etico psicologico, in: L. STURZO, Il Partito Popolare Italiano, volume terzo, Pensiero Antifascista, cit., p. 91.
153) La nostra apoliticità, in: "Primavera siciliana", 5 luglio 1925.
154) Si veda: L. STURZO, Politica e coscienza, in: L. STURZO, Il Partito Popolare Italiano, cit., p. 42.
155) Ivi, p. 43.
156) Cfr. L. STURZO, Problemi spirituali del nostro tempo, Bologna, Zanichelli Editore, 1961, pp. 77-79.
157) Ivi, p. 91.
158) Ivi, pp. 125-126.